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Sulle orme di San Valentino ad Amelia e Giove (Terni)


30/01/2018

di Valentina Zirpoli

Tutti sanno che il 14 febbraio è la giornata in cui si celebra la festa degli innamorati. In pochi, però, conoscono la figura di San Valentino, vescovo romano e martire, e i luoghi in cui egli visse e operò per predicare il Vangelo e convertire i pagani, attività che portò avanti fino alla sua morte, avvenuta a Roma il 14 febbraio del 273 d.C. per decapitazione su ordine del prefetto romano Placido Furio, sotto l’imperatore Aureliano. Secondo alcune fonti, Valentino sarebbe stato giustiziato per aver celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. La cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata. I due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva.


San Valentino fu il primo Vescovo della città di Terni dal 197 d.C. Nacque appunto nella città umbra intorno al 175 d.C. Nelle righe che seguono scopriremo due ridenti località della provincia nei quali il Santo fu solito recarsi spesso durante la sua vita: Amelia e Giove.

Amelia

Arroccata sulla cima di un colle roccioso tra le valli del Tevere e del Nera, Amelia, anticamente nota con il nome di Ameria – secondo la mitologia fondata dal re Ameroe –, è una città di origini antichissime.


Amelia fu certamente tra i primi centri italici. Catone, citato da Plinio nel libro III della Naturalis historia, afferma che la città fu restaurata 963 anni prima della guerra dei romani contro Perseo, re di Macedonia, e quindi nel 1134 A.C. Testimonianza di tale vetustà sono le mura megalitiche (VII-VI secolo a.C.), visibili per un piccolo tratto nella parte alta della città, all'interno del perimetro formato dalle monumentali mura poligonali (IV-III secolo a.C.), che, unitamente a quelle romane e medievali, cingono gran parte dell'abitato per circa 2 km.

Le imponenti mura poligonali, che cingono unitamente a quelle romane e medievali il vasto centro storico, rappresentano il monumento archeologico più rilevante di Amelia. Esse sono formate da massi perfettamente incastrati tra loro, talora di molto grandi, senza l'ausilio di malta cementizia. 
L'antica cinta muraria di Amelia conta sei accessi. Accanto ai quattro corrispondenti alle porte utilizzate ancora oggi (Porta Romana, Porta Leone IV, Porta Posterola, Porta della Valle) sono visibili le tracce di due porte di interesse storico e archeologico, in quanto insistenti come taglio sulla muratura originale ma già da secoli tamponate per la probabile modifica dell'assetto viario: la "Porta del Sole", rivolta ad est, nella zona di Nocicchia, la quale si trova incastonata tra le mura urbane ad una quota rialzata rispetto all'attuale piano di calpestio e dalla quale si diparte una strada basolata, e una seconda porta, di "Pantanelli", presso Ponte Sisti, di notevoli proporzioni, rivolta a sud-ovest, la quale probabilmente è coeva alla costruzione delle mura poligonali. Oltre a queste porte, collocate sulla cinta muraria esterna, è presente anche una porta per l'accesso alla parte alta della città, la Porta Cubica, detta anche "Arco di Piazza", di epoca romana. 
Accanto alla cinta principale, nella parte più alta dell'acropoli si trova un'altra cinta più antica, detta "megalitica", che circondava l'acropoli (VII-VI secolo a.C.), composta da soli blocchi irregolari, non levigati, orditi in maniera primitiva. Si tratta, evidentemente, di una lavorazione e di un'epoca del tutto diversa da quella delle mura poligonali. Tale cinta muraria si estende per alcune decine di metri e ancora oggi è di buona stabilità e compattezza. Un tratto molto suggestivo è visibile presso via della Valle.


La città ospita, inoltre, un museo civico, allestito nell'ex-collegio Boccarini e contenente reperti preromani, romani e dell'Alto Medioevo. Tra questi, sono conservati bolli e iscrizioni, cippi funerari, sarcofagi, parti di statue e ritratti, tra cui la statua del Germanico, noto condottiero romano. Opera idraulica dell'ingegneria romana è la Cisterna, risalente al I secolo a.C. e situata in piazza Matteotti. Oggetto di restauro negli anni novanta, la cisterna è costituita da dieci ambienti contigui e aveva una capacità di oltre 4.300 m³. Sono presenti anche altre cisterne di minori dimensioni all'interno dei palazzi del centro.


A circa 4 km dal centro storico di Amelia, nella località chiamata il "Colle dell’inferno", un'area verde abitata Frati Minori Francescani, sorge il Convento della SS. Annunziata, che fu edificato nel XIV sec. Il convento fu uno dei centri più importanti dei "Clareni", un gruppo di francescani che voleva osservare in modo più radicale la Regola di san Francesco. 
La costruzione presenta un armonioso chiostro rinascimentale, mentre al suo interno è possibile ammirare una tela con L'Annunciazione di Domenico Bruschi (1890), autore anche degli affreschi della "Cappella del Transito" nel santuario della Porziuncola. Un’attrattiva di grande interesse artistico e religioso è il presepe permanente opera dell'artista spagnolo Juan Maria Oliva. È inoltre possibile visitare il Planetario situato nei pressi del convento.


Giove

Il centro storico di Giove guarda al Tevere dalla sommità di una collina. 
La storia antica del borgo continua a essere raccontata da vicoli, archi e edifici racchiusi nel centro storico e, soprattutto, dal maestoso palazzo Ducale, il cosiddetto “castello”, che ricorda i fasti delle signorie.


Sulle origini del nome Giove non esiste ad oggi alcuna notizia certa. Due sono le ipotesi avanzate: la prima farebbe riferimento al periodo pre-romano e alla presenza di un tempio dedicato proprio al dio Giove, padre degli dei. L’altra ipotesi, invece, prende l’avvio dall’antico nome di Giove, “Juvo” o “Jugo” come testimoniato dalle carte medievali rinvenute, facendolo risalire al termine latino “Jugum” cioè “passaggio obbligato”, “Vetta entro due valli”, che corrisponde perfettamente con le caratteristiche topografiche del paesaggio. 
In epoca romana il centro di Giove acquisisce grande importanza grazie al porto fluviale di San Valentino, sul fiume Tevere: frequenti sono, infatti, i reperti archeologici di epoca romana, da monete a tombe e resti di ville romane. Come gli altri feudi vicini, Giove fu conteso tra le nobili famiglie del posto e il papato.

Il Castello o Palazzo Ducale

Il monumento più famoso di Giove è il Palazzo Ducale o Castelle. 
Il Castello di Giove, così come lo conosciamo oggi, è il risultato dell’opera di restauro iniziata dalla famiglia Farnese nel XVI secolo e portata avanti dai duchi Ciriaco e Asdrubale Mattei, su quella che era una fortificazione medievale a scopo difensivo. La trasformazione da fortificazione a Palazzo Ducale fu eseguita su consiglio dell’architetto orvietano Ippolito Scalza. L’edificio si compone di due parti: una a nord, che si sviluppa su sei piani di altezza e nella quale si trova l’ingresso principale, e l’altra a sud, più antica e caratterizzata da tre piani e un torrione a pianta circolare. L’ingresso è costituito da un portale di travertino bugnato attraverso il quale si entra in un vasto androne decorato da colonne doriche. Sulla destra, una rampa a spirale conduceva le carrozze alla loggia del palazzo dalla quale si poteva ammirare lo splendido panorama della Valle del Tevere, per poi percorrere un corridoio a portico che conduceva agli appartamenti. Verso est il castello è caratterizzato dalla presenza di un ampio mastio, cioè un’alta torre fortificata, coronata da un attico con cornice merlata del tipo ghibellino, aggettante su beccatelli. Il terzo piano è caratterizzato da sfarzosi saloni, i cui soffitti sono decorati con affreschi di argomento mitologico della Scuola bolognese e ferrarese, mentre i dipinti sono attribuiti a Domenico Zampieri detto il Domenichino (1581-1641), a Paolo Caliari detto il Veronese (1528-88) e a Orazio Alfani (1510-83). Al quarto piano si trovano alcune stanze adibite a prigione, con celle di isolamento e un trabocchetto dove venivano fatti precipitare i condannati. Nelle facciate si aprono 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno.


Fonti:

http://www.bellaumbria.net 
http://www.turismogiove.it

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