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Tagli alle pensioni "d'oro"? No, alla paga dei profughi

E le t-shirt rosse? Fanno veramente ridere


09/07/2018

di Sandro Vacchi


Indossiamo tutti la maglietta rossa. Come Gad Lerner, Laura Boldrini, don Ciotti, Rosy Bindi, Vauro, Roberto Saviano, Alessandro Gassman e chi più ne ha più ne metta. Non hanno più la bandiera rossa, così si attaccano a faccetta nera: da accogliere, e soprattutto difendere, dal cattivissimo Matteo Salvini, affondatore di battelli e annegatore di bambini. E come no! La sinistra con la Erre moscia si è mostrata nella sua veste migliore, Lerner con tanto di Rolex al polso, il marito della Cirinnà con una T-shirt griffata Lacoste, la presidente Boldrina in elegante tailleur scarlatto stile Porto Cervo. 
Indossiamola tutti, la t-shirt di solidarietà con migranti, naviganti, vittime del trafficanti di carne umana e delle cooperative di assistenza camuffate da benefattrici dell'umanità. Potremmo scommettere che lo stesso ministro dell'Interno si metterebbe la maglietta dei compagnucci al caviale, perché è difficile credere che sia il novello Erode, avendo sempre sostenuto che i naufraghi in mare si devono salvare ad ogni costo. 
Più interessante sarebbe, però, non farli partire dal Nord Africa. «Se certi compagni col cuore gonfio e il portafogli ancora più gonfio accogliessero dieci migranti ciascuno avremmo risolto il problema», ha dichiarato il cattivone, che di difetti ne avrà un migliaio, ma non sembra l'ipocrisia. 
Ci sarebbe invece qualcosina, o qualcosona, da dire sui fighetti di Capalbio che, ricorderete, rifiutarono schifati di accogliere nella loro piccola Atene anche un solo poveraccio dei gommoni. Al contrario, in un borghetto di duecento anime nella Bassa Ferrarese di nordafricani ne hanno dovuti prendere venti, pari al dieci per cento della popolazione: questione di potere contrattuale, evidentemente, e di “nobiltà” di casta. 
Il popolo scarlatto, rifugiatosi lesto dopo il defilée vermiglio nelle sue spiagge esclusive, rigorosamente libere di “vu cumprà”, venditori di cocco e tappetari, si è immediatamente pentito. L'infaticabile nemico giurato, infatti, ha dichiarato guerra nientemeno che all'Europa comunitaria, dopo che una nave irlandese ha scaricato a Messina 106 profughi, o chiamateli come volete, soccorsi e imbarcati in mezzo al Mediterraneo. Salvini si è incavolato come una iena ridens e ha dichiarato che i porti italiani resteranno chiusi anche alle navi comunitarie. Alè! 
Ha vinto? Ha perso? Di certo sta mostrando i muscoli, cosa che l'Italia non faceva dai tempi di Bettino Craxi con Sigonella. C'è da capire lo sconcerto dell'élite rossa, abituata a combattenti veri, a uomini tutti di un pezzo come Gentiloni, Renzi, Letta, per non dir di Monti, sempre a schiena dritta, vero?, al cospetto di Bruxelles, di Berlino, di Macron e di Camparino Juncker. 
Ecco, allora, la mia modesta proposta. Sia d'obbligo, e civile, per tutti gli italiani indossare la maglietta rossa, a patto che riporti anche l'altra faccia della medaglia. Sul retro, ci accontentiamo del retro, ci dovrebbero essere le foto dei tre milanesi massacrati a picconate dal profugo Kabobo; e del gentiluomo del Cara di Mineo che uccise due coniugi anziani, dopo aver stuprato la donna; e del trio cannibale di Macerata che fece a pezzi una diciottenne pochi mesi fa. 
Tutti immigrati, tutti più o meno clandestini. Tifo per il Milan, tanto nero su sfondo rosso mi riporterebbe ai bei tempi di vittorie straordinarie. Gli ipocriti dell'accoglienza, purché sia fatta rigorosamente da altri, dovrebbero invece diventare rossi di vergogna, non di maglietta, ma hanno la faccia come le natiche. 
Lo sapeva mezza Italia, oggi i tre quarti, come hanno dimostrato le elezioni politiche di marzo: quelle che la nomenklatura non avrebbe mai voluto si tenessero, conscia della disfatta. Il Povero Diavolo, noto anche come PD, si è talmente sfasciato, non senza aver prima sfasciato il Paese, da essere diventato il terzo partito italiano. Il caro estinto Maurizio Martina non ha fatto in tempo a essere eletto segretario della camera mortuaria che Matteo Renzi se l'è presa con tutti gli ex luogotenenti, come se lo sgretolamento dell'ex Partito comunista non fosse in primo luogo colpa sua. Ma il bullo di Rignano è fatto così: si prende i successi (pochissimi) e scarica i fallimenti. 
Lo ha capito perfino Martina, il quale si è fatto crescere una barbaccia nera che lo fa sembrare un Salvini magro. 
Quello vero e più cicciotto ha i suoi guai, però. E grossi. Non certo le sparate di Andrea Camilleri, al quale il consenso crescente per il Ruspante ricorda quello del 1937 a Mussolini. E ti pareva! Sarà perché è ormai cieco come il suo collega (si fa per dire) Omero, e come il cantore Demodoco, o meglio come l'indovino Tiresia, ma il padre di Montalbano avrebbe potuto fare riferimento alla Restaurazione, alla Controriforma, all'Inquisizione coi suoi autodafè. 
No, le rogne di Salvini sono 49, come i milioni volatilizzati dalle casse della Lega, che la magistratura ha ordinato di ripescare dovunque siano. Ma ci sono, poi? Sono quattrini dei quali potrebbe forse sapere qualcosa la famiglia Bossi, ma è scontato che al potere costituito, agli altissimi “servitori dello Stato”, ai politici che piacciono alla gente che conta, non garba certamente Salvini il Barbaro. Soprattutto perché piace a quell'entità sgradevole e sgradita, ignorante, puzzolente e populista che si chiama nazione, popolo, gente, elettori, italiani. Volete mettere con gli eleganti, misurati, raffinati tipetti alla Gianni Cuperlo? 
Salvini ne parlerà con il Capo Tribù in persona, alias Sergio Mattarella. Ufficialmente presenterà il suo rapporto mensile di lavoro al Viminale, ma in realtà oggetto dell'incontro è il temuto tentativo di fare della Lega la nuova Forza Italia e di lui, Salvini, il nuovo Berlusconi, da sconfiggere con tutti i mezzi, politici e no, giudiziari in primis. 
Difficile prevedere se riuscirà a cavare un ragno dal buco, ma alle porte c'è la designazione del vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, e la Lega vorrebbe un suo uomo. E chi è il presidente del CSM? Mattarella, appunto. 
Il quale, non è un mistero, non ha certo simpatia per il leghista Salvini, ma probabilmente ancora meno per il suo parigrado Luigi Di Maio, che ne aveva chiesto la messa in stato d'accusa. Un siciliano offese di questa entità non le dimentica di certo, e fra i due galli nel pollaio potrebbe prediligere il milanese al napoletano. Oltretutto a Salvini sta sulle scatole il decreto dignità di Di Maio, rigettato da molti imprenditori settentrionali, e leghisti, convinti di vedersi complicare la vita. 
In attesa del reddito di cittadinanza, altra bella trovata dei Cinque Stelle molto poco gradita, invece, ai leghisti, che la vedono come una forma di quell'assistenzialismo che da sempre avversano. A maggior ragione visto che Di Maio vorrebbe pagare il companatico al Meridione tagliando quelle che definisce “pensioni d'oro”, lui che all'avanzata età di 31 anni porta a casa più di tredicimila euro netti al mese. 
Ebbene, vorrebbe limare le pensioni superiori ai cinquemila, ma forse addirittura ai quattromila euro netti mensili, se non coperte da adeguati versamenti contributivi. Anche qui ci sarà da ridere, visto che la stragrande parte degli anziani “ricchi” sono nordisti, ex berlusconiani, oggi salviniani, imbufaliti contro il piccolo emulo di Robin Hood che vorrebbe infilargli le mani nel portafogli per distribuire quattrini a chi, spesso, di contributi non ha mai versato manco una lira. Uno scippo alla napoletana o giù di lì, per chi vive da Roma in su, terre ormai spiccatamente leghiste. 
Salvini accetterà un'altra imposizione di Di Maio proprio nel momento di massimo successo e consenso (vedi Camilleri)? Che questo governo sia a duplice trazione e ispirazione politica è palese: un partito di centro-destra come la Lega, che ha succhiato come un'idrovora voti a Berlusconi, è alleato di un movimento che sta sostituendo a tutti gli effetti il rottamato PD. Salvini diceva prima delle elezioni che mai si sarebbe alleato con i piddini, ma oggi è lì con politici – in gran parte inventati – giustizialisti, manettari e statalisti. Difficile che Salvini accetti di giocarsi voti in cambio della pace in famiglia con Luigino Di Maio. 
Tra l'altro potrà succedere che molti pensionati “d'oro”, che proprio perché tali hanno lavorato un sacco di anni, risultino sottopagati rispetto ai contributi versati. E in questo caso? Rifare i conti esatti per ogni pensionato richiederebbe mesi e mesi, e nessuno crede che i pur pressapochisti pentastellati abbiano fatto una sparata del genere senza farsi fare un po' di conti. Ebbene, i tecnici dell'Inps pare che, un giorno via l'altro, si stiano rendendo conto che quella di Di Maio è, a dirla tutta, una sparata impraticabile. L'intento dichiarato del vicepremier è quello di raccattare un miliardo di euro, ma il tagliapensioni gli metterebbe a disposizione meno di un quinto di questa cifra. Per raggiungere il miliardo, Luigino dovrebbe tagliare le pensioni dai duemila euro mensili in su. Risultato? La rivoluzione, perché gli italiani potete anche mandarli in guerra, ma guai a toccargli il portafogli. Politiche del genere sono proprie della sinistra, che infatti è sparita dai radar. 
Ammettiamo che Di Maio sia tanto incosciente da tirare avanti per la propria strada, e che il Parlamento lo assecondi. Una valanga di cause fondate sulla retroattività e sui diritti acquisiti seppellirebbe le Procure di tutta Italia. Ma la incostituzionalità del provvedimento è quanto tranquillizza maggiormente i pensionati “ricchi”. La Consulta, organismo tradizionalmente conservatore, sulla retroattività lo è ancora di più. E, se non bastasse, i giudici costituzionali vanno in pensione con assegni mensili netti dell'importo di quello di Di Maio, solo che loro non fanno i politici dalle mille promesse. 
E sentite un po' che cosa si è inventato domenica 8 luglio Salvini per non smentire la sua fama di cattivo e vincente. Parlando ai suoi fan bresciani ha detto che i 35 euro giornalieri di paghetta a chi, secondo Tito Boeri, dovrebbe pagarci le pensioni, scenderanno a 25, con un risparmio di trecento euro netti mensili, cioè 3.600 annuali, per ogni mantenuto. Gli irregolari in Italia sono mezzo milione. 
Moltiplicate per 3.600 e avrete la bellezza di un miliardo e ottocentomila euro. Di Maio ha trovato i soldi: lasci stare chi ha lavorato per una vita, contrariamente a lui. Sfileranno, altre magliette rosse? Sono dei razzisti che se ne fregano degli italiani, un governo serio dovrebbe fregarsene di loro, che oltre alle pensioni hanno d'oro anche i Rolex. Vero, Lerner?

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