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Tagli e risparmi per 4,9 miliardi: Roma gioca le sue carte, ma Bruxelles non farà sconti

Mentre restano le divergenze fra Salvini, Conte e Tria, il 9 luglio il Consiglio Ecofin potrebbe approvare la procedura di infrazione


24/06/2019

di Tancredi Re


Pierre Moscovici (commissario Ue per gli Affari economici e monetari) e Valdis Dombrovskis (vice presidente della Commissione europea) sono i "guardiani dei conti" di Bruxelles

Procede a oltranza la trattativa sul fronte tecnico e politico tra Roma e Bruxelles per scongiurare la procedura sui conti pubblici per disavanzo eccessivo (Regolamento CE 479/2009 del Consiglio dell’Unione europea), ma il negoziato si preannuncia in salita. La lettera indirizzata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai 27 Paesi membri dell’Ue, al presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, e al presidente del Consiglio, Donald Tusk, è attualmente al vaglio di Bruxelles, mentre il ministero dell’Economia e delle Finanze sta definendo l’offerta da presentare in stretto coordinamento con Palazzo Chigi. 
Al Consiglio europeo della scorsa settimana Conte aveva illustrato le iniziative intraprese per ridurre il deficit, difendendo con orgoglio e determinazione le scelte di politica fiscale ed economica fatte dal suo Governo, senza mancare di rivolgere una velata critica ai Regolamenti e ai Trattati dell’Ue.  “Nel Patto per la stabilità e la crescita c’è molta stabilità e poca crescita” aveva commentato con una punta di sarcasmo auspicando che le regole di bilancio vengano cambiate in modo da non impedire che ogni Stato possa compiere le scelte ritenute più consone e appropriate per sostenere la crescita economica e l’occupazione. “Le regole non si commentano, ma si applicano e le regole sono queste” è stata la ferma risposta del commissario europeo Pierre Moscovici, stigmatizzando le parole di Conte. 
L’Italia, intanto, insiste nel voler evitare a ogni costo l’apertura della procedura di infrazione e fornirà all’Europa la prova che fa sul serio: il Disegno di legge di assestamento di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri con il taglio dei 2 miliardi già “congelati” in manovra, come somme eccedenti le risorse stanziate per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100. A questi dovrebbero aggiungersene poco più di altri tre miliardi di surplus tra entrate e uscite del bilancio. Complessivamente il Governo potrebbe mettere sul piatto 4,9 miliardi di euro. Il che equivale ad una riduzione dello 0,2% del deficit che dovrebbe riportarlo verso la soglia del 2,1% rispetto al 2,5% previsto dalla Commissione europea nelle sue stime sulla base dell’attuale bilancio e della nostra modesta crescita. 
Bisogna, però, vedere se a Bruxelles basterà. Nell’autunno scorso, come si ricorderà, in occasione della manovra finanziaria 2019, impostata sulla base di previsioni estime contenute nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Def) del Governo (che si sarebbero poi rivelatesi distanti dalla realtà come attestato in primavera dai dati Eurostat) la Commissione, dopo averla bocciata due volte, diede il via libera condizionato a rivedere i conti pubblici dell’Italia in primavera. 
Questa volta, tuttavia, l’interlocutore comunitario appare meno propenso ad aperture di credito verso Roma e chiederebbe un aggiustamento di 10 miliardi che equivale a colmare il “buco” dei conti 2018 (7 miliardi), più il mancato aggiustamento 2019 (3 miliardi) al netto della flessibilità per il Ponte Morandi e il dissesto idrogeologico. 
L’intervento corrisponderebbe a un taglio di 0,5 punti percentuali del rapporto deficit-Pil, che scenderebbe al 2% dal 2,5% stimato dalla Commissione Ue. Anche se - lo diciamo a beneficio dei nostri lettori - cifre e importi fino a quando non diventano ufficiali vanno presi con il beneficio di inventario. 
Cosa succederà? In assenza di una proposta convincente da parte del Governo, il 2 luglio la Commissione potrebbe adottare la raccomandazione di apertura della procedura, già ritenuta “giustificata” che poi l’Ecofin dell’8-9 luglio dovrà approvare. E per scongiurare la procedura Roma dovrà assumere impegni vincolanti per il consolidamento dei conti nel 2020, anno sul quale incombono 23 miliardi di rialzi Iva. 
È qui che entrano in gioco gli impegni al congelamento delle spese. Bisognerà tuttavia vedere in che misura, tanto più alla luce del fatto che sussistono divergenze nel Governo tra Salvini e Di Maio, da una parte, e Conte e il ministro del Tesoro Tria, dall’altro. 
Lega e M5S insistono per il taglio delle tasse (si stima servirebbero tra i 10 e i 15 miliardi di euro) e il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese mediante l’emissione dei cosiddetti Mini Bot (dove stime non ce ne sono). “Dal viaggio negli Stati Uniti ho portato una convinzione fortissima: all’Italia serve una riforma fiscale coraggiosa. E quindi, il mio dovere è farla” ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha avvertito: “Se non me la dovessero far fare, io saluto e me ne vado”. 
Mentre sui due miliardi che il Governo vuole portare nella trattativa con Bruxelles ha spiegato: “Per il 2019, se è vero com’è vero che lo Stato spende di meno e incassa di più, possiamo utilizzare quella cifra per abbattere il debito, e va bene...”, però, ha aggiunto, “basta gabbie sugli anni futuri, basta con lo strozzare la crescita possibile”.  
L’impazienza di Salvini e le velate minacce di far saltare il banco del Governo vengono rintuzzate dal Movimento 5 Stelle che, pur avendo perduto le elezioni europee, non ci sta a farsi rosolare a fuoco lento dal partner. “La Lega e Matteo Salvini se la prendano con i banchieri e i burocrati di Bruxelles invece di minacciare sempre il Governo. Tutti vogliamo tagliare le tasse. La Lega non è all’opposizione, ma al Governo come noi, quindi se servono 10 miliardi tracci la strada per trovarli invece di scaricare la colpa sugli altri. Salvini non può sempre dire è colpa degli altri” commentano dal Movimento 5 Stelle. “Se si cerca una scusa per far saltare tutto e riportare in Italia un governo tecnico la Lega lo dica chiaramente agli italiani”, hanno poi rincarato la dose. 
A sua volta il taglio delle tasse (“Abbiamo concordato un tavolo istituzionale per lavorarci, quindi lo faremo quanto prima” ha assicurato dal canto suo Conte, cercando di mettere la sordina alle voci di contrasti tra lui e il leader della Lega) è giudicato dal ministro del Tesoro Tria incompatibile con gli attuali livelli di deficit e debito. 
I tecnici del governo, intanto, lavorano su un doppio orizzonte temporale: uno di breve termine e uno che guarda a settembre, ma entro un quadro complessivo. Ritenendo possibile anche l’assorbimento degli 80 euro del Governo Renzi (10 miliardi di euro) che verrebbero però “trasformati” in altre forme di sgravi.

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