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Tav: il pomo della discordia che potrebbe portare alla crisi dell'Esecutivo

Intanto i governatori della Lombardia e del Piemonte spingono sull’acceleratore del referendum


04/03/2019

Se c’è uno scoglio che potrebbe far affondare questo Governo, sempre in bilico fra il dire e il fare, o meglio il non fare, è la Tav, la linea ferroviaria Torino-Lione. Come si sa la contrapposizione fra Di Maio (che non la vuole) e Salvini (che la ritiene essenziale) si è fatta, strada facendo, sempre più accesa. Anche perché se “Gigino” mollasse la presa (e lo dovrà fare, sia pure deglutendone una versione light, depurata cioè degli eventuali sprechi) la base, già in fibrillazione, gli si rivolterebbe contro. Forte anche dei pessimi risultati elettorali incassati alle regionali dell’Abruzzo e della Sardegna. 
D’altra parte soltanto la miopia può portare al suo rifiuto in quanto, oltre alla modernizzazione del Paese e ai suoi collegamenti “più puliti” con l’Europa, questa grande opera dà lavoro a oltre cinquantamila persone. E con i tempi che corrono un no comporterebbe un ulteriore salto nel buio per la nostra economia.    
E Matteo Salvini? Da politico più navigato dell’amico-nemico Di Maio, da sempre sbandiera il suo sì. Rendendosi conto che, nei periodi di vacche magre, è il fieno del lavoro (e non delle ideologie) a creare consensi. Tuttavia, non volendo rischiare una crisi, ci va leggero: “Ho piena fiducia nel premier Conte e sono certo che troveremo una soluzione insieme. D’altra parte è un’opera che deve essere fatta, come peraltro chiedono cittadini e imprese”. 
Insomma, un compromesso è necessario. In caso contrario potrebbe scapparci il referendum. In questa direzione spingono infatti i governatori di due grandi Regioni italiane, Sergio Chiamparino (Piemonte) e Attilio Fontana (Lombardia), seppure da fronti politici opposti (Lega e Pd).  Ribadendo l’impatto economicamente disastroso (dello stesso avviso sono anche le prime guide della Liguria e del Veneto, Giovanni Toti e Luca Zaia) che si porterebbe al seguito una eventuale rinuncia alla realizzazione dell’opera. 
In particolare, Chiamparino ha tenuto a precisare che c’è “una dead line per il sì ed è quella dell’11 marzo”, quando rischieremo di perdere 300 milioni di euro di fondi europei”. Ed è appunto entro questa data che la società di gestione dell’opera deve avere il via libera per fare i bandi e proseguire i lavori. E ad appoggiarlo è stato il governatore lombardo Fontana, il quale ha tenuto a precisare: “Sin dall’inizio ho sostenuto che questa scelta la deve fare la politica, ma se l’unico mezzo per far sentire la nostra voce è il referendum, sono disponibile a seguire l’esempio di Sergio (Chiamparino)”.

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