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Thailandia: i primi baby calciatori in salvo. Per loro l'incubo sta finendo


09/07/2018

di Monia Savioli


L’incubo sta finendo per i 12 giovanissimi calciatori di età compresa fra gli 11 ed i 16 anni e il loro allenatore, ostaggio da due settimane della grotta di Tham Luang nel nord della Thailandia. 
Dopo un allenamento di calcio, i ragazzi sono rimasti bloccati nella grotta in cui si erano rifugiati per trovare riparo dalle piogge monsoniche. Dopo 9 giorni di ricerche, le autorità sono state in grado di individuare il gruppo all’interno della grotta in un punto particolarmente difficile da raggiungere a causa del livello dell’acqua che ha reso inaccessibili cunicoli e strettoie. 
Le operazioni di recupero sono iniziate domenica scorsa grazie alla presenza di un team di 90 sommozzatori di cui 50 stranieri, di provenienza australiana, europea, cinese e statunitense. Tutte “stelle” del mondo dei sub, che fino ad ora hanno portato in salvo quattro dei baby calciatori, i più provati a livello fisico. Per raggiungerli servono ogni volta 11 ore fra andata e ritorno. Il punto in cui hanno trovato rifugio si trova a oltre 2 chilometri dall’ingresso della grotta e a un chilometro di profondità. 
Tante le difficoltà, fra cui anche la completa estraneità dei ragazzi all’uso delle maschere da sub, ovviata facendo provenire dalla Svezia dei dispositivi più semplici da usare rispetto alle maschere tradizionali dotate di valvole. 
Dopo il ritrovamento, i ragazzi sono stati visitati da un medico che li ha divisi in quattro gruppi in base al loro stato di deperimento fisico. La priorità nell’uscire è stata data a coloro che più degli altri hanno sofferto per le precarie condizioni alle quali sono stati costretti a vivere. L’abbraccio dei genitori per tutti è previsto a 24 ore di distanza dal salvataggio per consentire ai medici di prendersi cura dei bambini per riportarli ad una stabilità emotiva e fisica.

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