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Thutmose III, il visionario stratega che ha rimodellato la storia dell’antico Egitto

Dalla carismatica penna del francese Christian Jacq l’accattivante spaccato di un Paese cresciuto all’ombra della cultura, ma anche delle armi


16/12/2019

di Massimo Mistero


Un  funambolo della parola che ha venduto oltre quattro milioni di copie soltanto in Italia e che tiene banco in una trentina di Paesi a fronte di oltre ottanta romanzi (alcuni dedicati ai ragazzi) e una ventina di saggi; una capacità per certi versi unica nel raccontare l’Egitto dei tempi andati, una civiltà da sempre fonte di ispirazione per la narrativa a cavallo fra archeologia e storia, esoterismo e avventura; una penna capace di giocare a rimpiattino fra i misteri, gli intrighi, la realtà e la fantasia di una civiltà che ha lasciato il segno nella storia dell’umanità. 
In altre parole Christian Jacq, nato a Parigi il 28 aprile 1947, che aveva deciso la strada che voleva seguire quando aveva soltanto 13 anni leggendo L’Histoire de la civilisation de l’Egypte ancienne dello storico Jacques Pirenne. Incamerandone peraltro la passione narrativa e dando voce, nei successivi cinque anni, a ben otto libri. Il suo primo successo commerciale risale però del 1987, quando pubblicò Champollion the Egyptian, mentre il riconoscimento internazionale sarebbe arrivato molto più tardi, ovvero nel 1995, grazie ai volumi dedicati alla storia di Ramses II. Un trampolino di lancio che gli avrebbe consentito di continuare a incassare successi a livello mondiale. Ma anche una saga che è stata recentemente opzionata per diventare una serie Tv a fronte di una produzione internazionale. 
Tutto questo e molto altro legato al suo grande interesse per l’Antico Egitto (che fra l’altro lo ha visto conseguire un dottorato alla Sorbona), interesse che, strada facendo, lo avrebbe portato anche a fondare con la moglie (sposata quando aveva soltanto 17 anni) l’Istituto Ramses, ideato per gestire un importante archivio fotografico relativo ai siti archeologici egiziani. 
Insomma, un personaggio fuori dalle righe dalle intriganti capacità narrative; un autore capace di attualizzare i personaggi parlando delle loro gioie, dei loro dolori e delle loro ambizioni. Suscitando in questo modo, nel lettore, una rinnovata attenzione nei confronti dell’enigmatica civiltà egizia, da sempre fonte di ispirazione per la narrativa. A fronte di una accuratezza nella ricerca per certi versi unica, una semplicità narrativa che non manca di conquistare, contenuti di spessore che non finiscono mai di sorprendere. 
Fermo restando che alcune delle sue storie sull’Antico Egitto, non sempre basate su episodi veri, le ha pubblicate anche sotto gli pseudonimi di J.B. Livingstone e Christopher Carter. Lui figura eccentrica che a un certo punto della vita era entrato a far parte della loggia massonica Goethe di Rito scozzese antico appartenente alla Gran Loggia di Francia. Ma, dopo esserne divenuto maestro venerabile, ne avrebbe “fatto una loggia selvaggia, cioè non appartenente a un’obbedienza o a una organizzazione riconosciuta”. In altre parole cambiandone il rito con uno egizio di sua personale invenzione, il che gli sarebbe valsa l’accusa di aver fondato una setta. Accusa che lo avrebbe spinto nel 1997 a lasciare la regione di Aix-en-Provence, dove abitava, per domiciliarsi a Blonay, in Svizzera. La qual cosa gli sarebbe valsa il rimprovero di aver lasciato la Francia per ragioni fiscali. 
Divagazioni a parte, di Christian Jacq la “tre60” (la sua attuale editrice italiana di riferimento) ha dato ora alle stampe Il Faraone (pagg. 480, euro 16,00, traduzione di Maddalena Togliani). Già, il faraone, ovvero colui “che è la luce grazie alla quale viviamo, è il canale che regola l’acqua del fiume, è la stanza fresca dove gli uomini si riposano…”. 
E il faraone che tiene banco in questo libro (un lavoro subito balzato ai vertici francesi delle vendite) è Thutmose III - stratega, filosofo e visionario - che, diventato sovrano d’Egitto poco più che adolescente, aveva dimostrato subito un ossessivo interesse per gli antichi rituali e i testi religiosi, unito a una pacata indifferenza nei confronti del suo ruolo di prima guida del Regno. 
Insomma, un comportamento che non avrebbe mancato di mettere in allarme il Paese: in effetti un sovrano debole, incapace di guidare l’esercito, poteva significare una rovina per tutti. Tanto è vero che l’ombra dei nemici si sarebbe allungata, minacciosa, sul Paese delle piramidi. Ma in realtà Thutmose ha ingannato tutti: il suo unico scopo è quello di migliorare le sorti del suo popolo, e solo grazie al suo studio instancabile diventerà uno stratega e un lettore di uomini senza rivali. Tanto è vero che saranno ben diciassette le campagne militari in cui s’impegnerà per mantenere la pace e difendere il suo popolo, e innumerevoli le sue imprese a gloria dell’Egitto, tra cui la costruzione dei grandiosi templi di Karnak. 
Tuttavia, nonostante le vittorie, Thutmose non diventerà mai un vero “faraone” - termine che designa sempre una coppia, dato che è l’incarnazione di Iside e di Osiride - finché non sposerà Satiah, una donna all’apparenza fragile, ma con l’animo di un’autentica guerriera...

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