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Titoli di solidarietà: cosa sono, come funzionano e chi li può emettere


03/02/2020

di Luca Tinarelli


Il codice del terzo settore ha introdotto alcune rilevanti misure per gli enti Ets concernenti la fiscalità degli strumenti finanziari, nell’ottica di incentivare e facilitare il finanziamento delle attività di interesse generale svolte dagli enti in questione. Nello specifico si tratta dei titoli di solidarietà. 
Cosa sono? 
La riforma introduce questi particolari strumenti di finanziamento, che possono essere delle obbligazioni non subordinate e non convertibili né scambiabili, con scadenza non inferiore a 36 mesi, oppure dei certificati di deposito con scadenza non inferiore ai 12 mesi. La riforma prevede che questi titoli siano soggetti allo stesso regime fiscale previsto per i titoli di stato (12,5%) e che siano emessi da istituti di credito. 
Come funzionano? 
Gli emittenti di tali strumenti finanziari, compatibilmente con il rispetto delle regole di una sana e prudente gestione bancaria, devono destinare una somma pari all’intera raccolta effettuata attraverso l’erogazione di titoli alle attività di interesse generale degli Ets. 
Le somme raccolte con l’emissione dei titoli e non utilizzate entro 12 mesi dal loro collocamento verranno utilizzate per la sottoscrizione o per l’acquisto di titoli di stato nazionali aventi pari durata. 
I titoli, inoltre, recheranno altri benefici importanti per i sottoscrittori. In particolare non concorreranno alla formazione dell’attivo ereditario soggetto a imposta di successione e non rileveranno ai fini della determinazione dell’imposta di bollo dovuta per le comunicazioni relative ai depositi titoli. 
Un’ulteriore particolarità dei titoli di solidarietà è data dal fatto che le banche dovranno rinunciare alle commissioni, mantenendo come unica forma di remunerazione gli interessi attivi sugli impieghi eseguiti a favore degli enti del terzo settore. 
Al fine di favorire lo sviluppo del terzo settore le banche emittenti potranno, inoltre, erogare a favore degli Ets aventi natura non commerciale, diversi dalle imprese sociali, ritenuti meritevoli dagli emittenti sulla base di un progetto predisposto dagli stessi enti destinatari, una somma pari almeno allo 0,60% della raccolta a titolo di liberalità. La banca erogatrice avrà diritto a un credito d’imposta pari al 50% delle erogazioni liberali effettuate a favore di Ets non commerciali. Tale credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non è cumulabile con le altre agevolazioni tributarie previste per le erogazioni liberali. 
In sintesi la riforma del Terzo Settore offre un’ulteriore opportunità di “fare bene il bene” grazie anche – e soprattutto - all’ausilio di strumenti finanziari tipicamente “profit”.

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