Share |

Torna Harry Bosch, un inedito flashback sui dinosauri e una guerra mondiale alle... porte

Sugli scaffali tre prime firme - quelle di Michael Connelly e dei rimpianti Michael Crichton e Tom Clancy - che non hanno bisogno di presentazioni


19/02/2018

di Mauro Castelli


Non hanno bisogno di presentazioni Michael Connelly (uno fra i maggiori autori viventi di thriller), Michael Crichton (che a dieci anni dalla sua scomparsa torna in libreria con un inedito, ovvero il romanzo precursore di Jurassic Park) e Tom Clancy (a sua volta un numero uno che ha lasciato la sua impronta nel campo dei techno-thriller). Tre grandi firme a stelle e strisce che hanno giocato in maniera indelebile - innovando le materie trattate attraverso un linguaggio accattivante quanto personale - nella narrativa di settore. Trattando tematiche lontane anni luce le une dalle altre, in altre parole proponendo storie che in comune hanno poco o nulla se non la loro bravura e le loro intuizioni, ferma restando la capacità di catturare e intrigare il lettore facendogli fare le ore piccole. Insomma tre numeri uno i cui lavori non possono mancare sugli scaffali delle librerie di casa. 
E allora parliamone. Partendo da quel geniaccio di Michael Connelly, in scena con Il lato oscuro dell’addio (Piemme, pagg. 366, euro 19,90, traduzione di Alfredo Colitto), un thriller nel quale ridà immagine a Hieronymus “Harry” Bosch, il più lucido e lungimirante detective dell’Unità Casi Irrisolti della Polizia di Los Angeles, un personaggio che l’autore aveva fatto debuttare nel 1992 ne La memoria del topo. E che in seguito ha tenuto banco in altri 19 romanzi, uno dei quali ancora inedito in Italia (ovvero Two Kinds Of Truth, uscito negli States lo scorso anno). Bosch, si diceva, che non è un eroe, ma un abile indagatore dei misteri del passato; che non manca di ricorrere alla violenza, ma soltanto a fin di bene; che non si fa scrupoli ad aggirare i divieti e a sfidare la burocrazia; che spesso si trova a far di conto con i sensi di colpa - anche lui ha i suoi lati umani - legati alle troppe assenze da casa. 
E per quanto riguarda la storia raccontata in questo libro, che vede il ritorno di Harry Bosch da pensionato? Da anima inquieta qual è - gli addii sono sempre difficili sia per chi lascia sia per chi è costretto a lasciare - il nostro poliziotto, sempre in cerca affannosa della verità, si mette a collaborare con la polizia di San Fernando, un territorio autonomo all’interno della città di Los Angeles, inventandosi un nuovo ruolo: quello di investigatore privato. 
“Ma anche questa volta non c’è niente di convenzionale nel modo in cui sceglie di svolgere il suo lavoro. Harry non ha un ufficio, non si fa pubblicità ed è molto selettivo nei confronti dei clienti. Ma quando Whitney Vance, un uomo ricchissimo e molto solo, vicino allo scadere dei suoi giorni, vuole scoprire se davvero non esistono eredi ai quali lasciare la sua fortuna, Bosch accetta di aiutarlo. Anche perché un figlio potrebbe esistere davvero: quando era infatti un giovane universitario si era innamorato perdutamente di una ragazza messicana, ma la sua famiglia l’aveva costretto a lasciarla. E lei, forse era…”. 
Ha così inizio una ricerca suggestiva quanto mozzafiato. In gioco c’è infatti un mare di quattrini, a fronte di una missione pericolosa sia per Bosch che per la persona che sta cercando. “Tutto questo sullo sfondo di una città con la quale lui ha un profondo rapporto, che lo porta a descriverci - in abbinata al susseguirsi incalzante degli eventi - panorami indimenticabili: dalla piccola San Fernando, segnata dalla cultura ispanica, ai grattacieli del mondo del business, sino ad accasarsi nella villa di Vance, ricordo grandioso di un mondo passato…”. Tutto all’insegna di una storia impregnata di intriganti saltafossi. 
Detto del libro riprendiamo spunti già noti sulla vita di Connelly, nato a Filadelfia il 21 luglio 1956 (ma cresciuto in Florida), figlio di un artista e di una lettrice di gialli. Un numero uno tradotto in 39 Paesi e che ha venduto oltre sessanta milioni di copie, ma anche uno scrittore pluripremiato, che da noi si è portato a casa un Bancarella e un Raymond Chandler Award al “Noir in Festival” di Courmayeur, trofei da sommare alla sua lunga collezione, composta dall’Edgar Allan Poe, dal Nero Wolfe, dal Dilys e dal Barry due volte, dal Macavity e via dicendo. 
Che altro? Un ingegnere mancato che sin da ragazzo sognava di seguire le orme di Raymond Chandler (“Non sarei mai diventato quello che sono se non avessi letto il tredicesimo capitolo de La sorellina). Una passione mai sopita, tanto è vero che quando si trasferì a Los Angeles riuscì a prendere in affitto l’appartamento in cui era stata ambientata la trasposizione cinematografica di un suo lavoro, Il lungo addio, per la regia di Robert Altman. 
E forse sarebbe stata proprio questa sua passione a farlo puntare, con alterne fortune, sulla cronaca nera. Sin quando un’inchiesta sui sopravissuti di un disastro aereo, portata avanti assieme a due colleghi, gli valse la candidatura al Premio Pulitzer e, di riflesso, l’assunzione come giornalista criminologo al Los Angeles Times. Un’esperienza preziosa a contatto con la polizia, quest’ultima, che avrebbe saputo sfruttare nei suoi romanzi. E che l’avrebbe portato a dare voce al citato Harry Bosch (protagonista anche di una serie televisiva da poco arrivata in Italia), per non parlare di altri personaggi di spicco, come Jack McEvoy, il reporter di nera che aveva fatto debuttare ne Il poeta e che avrebbe tenuto banco anche ne L’uomo di paglia. Quindi, in anni più recenti, avrebbe dato voce a quello squinternato di Mickey Haller, un avvocato che svolge la sua attività, oltre che in tribunale, sul sedile posteriore di una Lincoln. Un personaggio che, nella riduzione cinematografica di The Lincoln Lawyer, ha avuto il volto di Matthew McConaughey.

La seconda proposta per i lettori si rifà a un inedito di Michael Crichton, ovvero - secondo il Washington Post - “un flashback nell’affascinante mondo dei dinosauri” e che, stando al Sunday Times, “rende omaggio a tutti i suoi pregi di scrittore”. Un lavoro ritrovato fra i documenti dell’autore grazie a una lettera indirizzata al curatore dell’American Museum of Hystory. Così, a dieci anni dalla sua scomparsa (avvenuta a Los Angeles nel novembre 2008), approda in libreria “il romanzo precursore di Jurassic Park”, ovvero I cercatori di ossa (Garzanti, pagg. 270, euro 18,60, traduzione di Doriana Comerlati). 
Un testo che si avvale di una postfazione dell’ultima moglie, Sherri, la quale non manca di ricordare “la sua dedizione senza fine al lavoro, che lo aveva portato a scrivere, in un quarantennio, trentadue libri”. Ricordando che le sue pagine hanno non solo ispirato molti film, ma lo hanno visto impegnato in prima fila anche in una serie di altre attività. Risultato? Semine ricche nel campo della sceneggiatura (con 12 adattamenti), della regìa (sei film) e delle produzioni cinematografiche. Per non parlare del sigillo apposto sulla serie televisiva E.R. - Medici in prima linea, ispirata ai racconti Casi di emergenza, ben sapendo di cosa stava parlando in quanto laureato in Medicina e Chirurgia. Lui che ha saputo contaminare il presente con il futuro, in alcuni casi prendendo a prestito ipotesi scientifiche altrui, ma nutrendole come si conviene del suo personale mix di fantascienza e realtà. 
Per questo e molto altro “onorare il lascito di Michael - annota ancora Sherri - è stata la mia missione fin dalla sua scomparsa. Così, esaminando il suo archivio, è stato facile far risalire la nascita di Dragon Teeth (questo il titolo originale del libro che stiamo proponendo) a una lettera del 1974, inviata - come accennato - al curatore della sezione di paleontologia dei vertebrati dell’American Museum di Storia naturale. E dopo aver letto il manoscritto non ho potuto che descrivere questo romanzo come puro Crichton. In quanto ha la voce di Michael e il suo amore per la storia, la ricerca e la scienza, tutte dinamicamente intessute in un racconto epico”. 
Detto questo, spazio alla sinossi, che si abbevera ai tempi andati, ovvero al 1876 e allo Stato del Wyoming. “Cheyenne è l’ultimo baluardo della Frontiera da dove cercatori d’oro e cacciatori di taglie partono per attraversare le terre dell’Ovest, le temibili Badlands, infestate da fuorilegge e indiani Sioux. Durante la notte da un treno vengono scaricate misteriose apparecchiature, sotto lo sguardo attento e determinato di un elegante uomo di città. È il professor Othniel C. Marsh, paleontologo e direttore di un’importante spedizione scientifica che promette di sconvolgere il mondo intero portando alla luce il primo fossile di dinosauro che la storia ricordi. Tra gli studenti al suo seguito c’è William Johnson, ventenne rampollo di buona famiglia, nonché fotografo in erba, che, aggregatosi alla spedizione all’ultimo minuto, intende così onorare una scommessa prendendosela comoda. Ma si sbaglia”. 
Quello che Marsh e i suoi compagni d’avventura stanno cercando “è talmente eccezionale che da Philadelphia un’altra missione scientifica si è già messa sulle loro tracce, capitanata dal professor Edward D. Cope. Incalzato dalla rivalità con l’avversario, Marsh rivela presto la sua vera natura, dimostrandosi disposto a intimidire, minacciare e corrompere pur di dare il proprio nome alla più grande scoperta del secolo. E quando entrambe le spedizioni restano senz’acqua e senz’armi a centinaia di miglia dal mondo civilizzato, con Cope e Marsh scomparsi senza lasciare tracce, William si trova a essere l’involontario protagonista di questo scontro tra spregiudicati esploratori che gli cambierà radicalmente la vita”. 
Che dire: un inaspettato quanto intrigante regalo ai lettori che con la fantasia si spingono “oltre” il quotidiano. A fronte di un lavoro che ci riporta al fascinoso mondo perduto dei dinosauri e delle esplorazioni scientifiche al confine tra finzione e realtà. 
Per la cronaca Crichton era nato il 23 ottobre 1942 a Chicago e, sin dai primi anni, si era proposto geniale quanto visionario. Qualità che avrebbe messo a frutto strada facendo, regalandosi una vita “avventurosa” in campo sentimentale (con cinque matrimoni all’attivo, quattro dei quali segnati dal divorzio) e viaggiando nei posti più remoti del mondo, spesso per trarne spunti per i suoi libri. Di fatto un pezzo di marcantonio alto due metri e sei centimetri: una struttura fisica che lo avrebbe portato a ironizzare sui suoi due primi pseudonimi utilizzati come scrittore: John Lange (in tedesco "lange" significa infatti persona alta) e Jeffrey Hudson (il nome del nano preferito dalla regina Enrichetta Maria di Francia nel Settecento). 
Una penna geniale, la sua, che nel 1990 aveva dato alle stampe il romanzo Jurassic Park, nel quale la teoria del caos e le relative implicazioni filosofiche venivano utilizzate per raccontare il disastroso esperimento di riportare in vita i dinosauri e di inserirli in una riserva biologica. Dando voce al paleontologo Alan Grant e alla sua dottoranda Ellie Sattler, paleobotanica, invitati dal miliardario John Hammond a recarsi su un’isola dove diverse specie di dinosauri sono stati ricreati geneticamente. In altre parole sono stati clonati a partire dal Dna rinvenuto in zanzare fossili conservate nell’ambra. Un successo planetario benedetto dalla trasposizione cinematografica firmata da Steven Spielberg, arrivata sul grande schermo tre anni dopo. Poi bissata dall’uscita, sia sugli scaffali che nelle sale, da Il mondo perduto, il seguito appunto di Jurassic Park.

Voltiamo libro. Avventure e sfide pericolose, spionaggio e adrenalina a mille, un mondo sull’orlo della guerra nucleare (un contesto che sembra sposarsi con l’attualità di questi ultimi tempi): di questo e molto altro si nutre Sfida totale (Rizzoli, pagg. 600, euro 22,00, traduzione di Andrea Russo), un techno-thriller uscito postumo nel 2014, vale a dire un anno dopo la morte di quel geniaccio che è stato Tom Clancy, e alla cui stesura ha contribuito Mark Greaney (autore della serie cult a stelle e strisce The Gray Men, il quale aveva già collaborato con Clancy nel dare voce a Il giorno del falco, Scontro frontale, Command Authority, Suopport and Defend e Comandante supremo. Una penna che si rifà allo stile di Ken Follett, Fredrick Forsyth e Nelson DeMille e che, per scrivere, ama documentarsi viaggiando molto, oltre ad addestrarsi con le forze militari e di polizia all’uso delle armi, al soccorso da campo e alle tattiche dei combattimenti corpo a corpo. Lui che è nato Memphis, nel Tennessee, dove si è laureato in Relazioni internazionali e Scienze politiche. Città che ama e dove tuttora vive). 
Insomma, un’accoppiata vincente che si addentra nelle pericolose maglie di questo mondo malsano, sempre in bilico sull’orlo dell’abisso. Facendo venire il batticuore al solo pensiero di cosa potrebbe succedere se qualche pazzo premesse il bottone sbagliato. Tanto più che il richiamo anticipatore della trama ci riporta ai nostri giorni. Con “Un missile balistico intercontinentale che impatta nel mar del Giappone, un ex agente della Cia ucciso a Ho Chi Minh (la vecchia Saigon) e una valigetta di documenti contraffatti che scompare. Le tessere del puzzle ci sono tutte, ma serve tempo per assemblarle”. Tempo che il presidente degli Stati Uniti di origini irlandesi, nonché ex analista della Cia, Jack Ryan, suo figlio Jack Jr e la sua squadra di uomini scelti non hanno. 
Di fatto la sfida che Ryan deve affrontare, “mentre si trova nel pieno del suo secondo mandato, di fronte a uno scacchiere geopolitico in continuo mutamento, non è del tutto inattesa, ma stavolta la posta in gioco è terrificante. La Corea del Nord è in mano al giovane e paranoico Choi Ji-hoon, che fin dalla morte del padre ha un’unica, inquietante ossessione: vuole procurarsi un arsenale nucleare per colpire al cuore gli Stati Uniti, e con l’aiuto di alcuni agenti doppiogiochisti francesi e inglesi si sta avvicinando all’obiettivo. L’isolamento politico e le sanzioni internazionali hanno finora frustrato le sue ambizioni, e la scoperta del più ricco giacimento al mondo di terre rare potrebbe d’un tratto trasformare lo scenario e rendere più fragile che mai la pace nel mondo. Bisogna quindi agire in fretta. Senza escludere alcuna opzione e mettendo in campo gli uomini migliori. In ogni caso Jack Ryan è pronto a tutto, anche a una sfida totale...”. 
Detto questo, spazio alle note sul rimpianto Tom Clancy, che era nato a Baltimora il 12 aprile 1947 per poi lasciare questo mondo, sempre a Baltimora, il primo ottobre 2013. Clancy, si diceva, all’anagrafe Thomas Leo Clancy Jr., ovvero la penna che ha conteso a Craig Thomas e Michael Crichton la corona di miglior narratore di tecno-thriller. Un personaggio singolare che, dopo aver abbandonato il sogno di una carriera militare per via di una forte miopia, aveva iniziato a lavorare come assicuratore, per poi debuttare vincente con il bestseller La grande fuga dell'Ottobre Rosso, portato sul grande schermo dal regista John McTiernan, film del 1990 che si avvalse delle intense interpretazioni di Sean Connery e di Alec Baldwin. Il titolo? Lo ricordiamo tutti: Caccia a Ottobre Rosso
Così come molti si ricorderanno che per scrivere questo libro Clancy si era ispirato a un fatto di cronaca: ovvero alla notizia che una fregata sovietica, di stanza in Svezia, aveva tentato la diserzione. E giocando a rimpiattino con la realtà era riuscito a dare vita a un romanzo dalle inquietanti connotazioni. 
A questo punto spazio al privato di questo irrequieto autore, amico di presidenti e di personaggi da prima pagina, che si era proposto anche come sceneggiatore e creatore di videogiochi. Un numero uno fuori dalle righe che possedeva un carro armato M4 Sherman del 1943 (un regalo di Natale da parte della moglie Wanda dalla quale, dopo aver avuto quattro figli, aveva divorziato nel 1988) e che si era fatto costruire un poligono di tiro sotterraneo dove amava sparare con la sua pistola, una Beretta 92FS. Ma soprattutto una penna fuori dal coro che “ha saputo intrigarci come pochi altri - mischiando fantasia e attualità, tecnologia e spionaggio, cacce all’uomo e terrorismo - con le sue ben documentate storie (è il caso di citare Rainbow Six, La mossa del Drago, Nome in codice: Red Rabbit, I denti della tigre e le serie Giochi di potere, Splinter Cell, Op-Center, Net Force). Bene e spesso inquadrando le sue trame nelle zone di guerra medio-orientali, oltre che traendo spunto dalle ripetute contrapposizioni russo-americane”.

(riproduzione riservata)