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Torna a indagare il baffuto gastronomo Pellegrino Artusi su un omicidio inspiegabile

Dalla penna di Marco Malvaldi, geniale creatore della combriccola del BarLume, una chicca storica ricca di diverse curiosità e misteri


26/10/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


L’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi, narrativamente parlando, lo avevamo imparato a conoscere nel gennaio 2011, in occasione dell’uscita, sempre per i tipi della Sellerio, di Odore di chiuso.  Quando cioè Marco Malvaldi lo aveva fatto arrivare nel giugno 1895 in un castello della Maremma toscana, vicino alla Bolgheri di Giosuè Carducci. A precederlo, ovviamente, la fama del suo celebre libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il brioso e colto manuale, primo del genere, con cui aveva inventato la tradizione gastronomica italiana. Un lavoro, in altre parole, con il quale aveva codificato la nostra cucina e contribuito, con i suoi sapidi aneddoti abbinati alle ricette, a diffondere nei tinelli delle case la lingua nazionale. 
E in questo maniero, ospite della famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, un “gruppo tenacemente dedito al far nulla”, si sarebbe confrontato con il suo primo, fortuito, caso criminale. 
Da allora sono passati cinque anni e il nostro celebre cuoco torna come protagonista di un altro giallo dal meccanismo dal perfetto, tra atmosfere gotiche e buona cucina. Anche in questa seconda occasione Artusi è ospite di un castello acquistato da un agrario capitalista con tutta la servitù, per poi trasformare il podere in una azienda agricola d’avanguardia. E qui Artusi è stato invitato in quanto, oltre che uomo famoso, si propone anche come un attivo mercante. 
A tenere la scena, insieme al proprietario Secondo Gazzolo e sua moglie, un gruppo di illustri signori. E precisamente: il professor Mantegazza, amico di Artusi, fisiologo di fama internazionale; il banchiere Viterbo, tanto ricco quanto ingenuo divoratore di vivande; il dottor D’Ancona, delegato del Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico della Turchia; Reza Kemal Aliyan, giovane turco, funzionario dello stesso consiglio; il ragionier Bonci, assicuratore con le mani in pasta; sua figlia Delia che cerca marito, ma ancor più avventure. 
Come abbiamo lasciato intendere lo scopo di questi incontri, oltre che il fine conviviale, risultano gli affari. Sono infatti gli anni d’inizio secolo in cui la finanza europea si va impadronendo del commercio internazionale del decadente Impero Ottomano. In tale contesto accade che, tra un pranzo, un felpato attrito di opinioni e di interessi, un colloquio discreto, ci scappi anche la morte di un ospite, che viene trovato senza vita chiuso a chiave in camera da letto. Si tratta comunque di un omicidio e il professor Mantegazza ne è sicuro, tanto da affermare che la vittima è stata soffocata da mani umane. 
In realtà trovare una via d’uscita a questo misterioso delitto non sarà facile, ferma restando la capacità dell’autore nel giocare a rimpiattino fra il vero e il non vero, le false apparenze, le bugie, certe circostanze che non collimano. E poi passaggi segreti, colombi viaggiatori, tresche clandestine, entrate e uscite di scena. A fronte di personaggi che si muovono con la vivacità di un teatro brillante. Adattando al luogo una sfumatura di gotico, in ironico contrasto con l’atteggiamento scientista all’epoca di gran voga, e ferme restando certe inquietanti similitudini con il mondo di oggi. 
Non a caso nell’epilogo del romanzo l’autore ci spiega come tutto il contorno risulti legato ad alcune impensabili verità. Qualche esempio? I tappi di champagne e di spumante sono molto più pericolosi di quanto si creda; il professor Mantegazza è storicamente esistito; la prima alleanza militare tra Impero Ottomano e Regno italiano avvenne sotto la bandiera della carne in scatola; i piccioni viaggiatori erano il metodo più veloce per spedire una informazione e lo sono, in alcuni casi, ancora oggi… 
In effetti, Marco Malvaldi è fatto così. Un concentrato di raffinata fantasia, capace di stupire il lettore grazie anche a una credibile ricostruzione del vissuto dell’epoca. Lui che, attingendo dai suoi trascorsi universitari, “considera la buona cucina una branca della chimica, una scienza complessa, rigorosa e stuzzicante quanto la sublime arte dell’investigazione”. 
La qual cosa non deve stupire in quanto l’autore risulta laureato proprio in Chimica, studi peraltro abbinati a un lungo percorso universitario come ricercatore “in attesa di contratto”. Conscio peraltro dei trascorsi paterni, un immunologo “in prestito” dalla chirurgia plastica al quale, quando si diede alla ricerca, venne chiesto, tanto per fargli capire l’antifona, se era ricco di famiglia. 
Per la cronaca Marco Malvaldi è nato a Pisa il 27 gennaio 1974 e in zona ancora abita con il figlio Leonardo e la moglie Samantha, quella che lui definisce come la sua “spalla narrativa, sempre al centro di qualsiasi cosa scriva”. E che, anche in questo caso, ci ha messo del suo nel fargli ambiare idea. “Inizialmente volevo infatti puntare su un commentario ragionato al libro di ricette di Artusi. E lei: Sai che palle… Così avrei virato decisamente sul romanzo”. 
Che altro? Di fatto un autore - ne abbiamo già parlato - capace di far parlare al meglio la sua penna, oltre che abilissimo nel rapporto verbale con il pubblico. Lui che aveva fra l’altro studiato al conservatorio con l’intenzione di diventare un cantante lirico, salvo poi rendersi conto che non faceva al caso suo; lui che ama andare a letto presto in quanto ritiene di dare il meglio, in termini di scrittura, soltanto al mattino; lui caratterialmente “permaloso quanto un corso, sempre pronto a inalberarsi per poco”, che dell’ironia ha comunque saputo fare bandiera. 
Come peraltro dimostrato con l’allegra combriccola del BarLume, sinora andata in scena in otto lavori (La briscola in cinque, Il gioco delle tre carte, Il re dei giochi, La carta più alta, Il telefono senza fili, La battaglia navale, Sei casi al BarLume e A bocce ferme). Combriccola approdata agli onori del piccolo schermo nel 2013, tradotta in undici Paesi e con un venduto di oltre un milione di copie. 
Serie dove ha messo in scena una gruppetto di giocatori di briscola composta da quattro vecchietti (nonno Ampelio, Aldo, il Rimediotti e il Del Tacca), affiancati dal barrista Massimo, locale che ha avviato con Aldo il Bocacito, e dalla banconiera Tiziana, che indagano all’insegna della semplicità e dell’ironia. Di fatto uno sgangherato, quanto acciaccato, clan di investigatori abilissimi nello spettegolare su quanto sta succedendo in Paese e che, incredibilmente, riescono però a risolvere i misteri dei quali si stanno occupando. 

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