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Torna il cacciatore di killer Alex Cross alle prese con una… vacanza da incubo

Dalla penna di James Patterson, autore da 375 milioni di copie, un thriller brutale e inquietante. Le altre voci? Quelle di Nora Venturini e Marco Felder


28/10/2019

di Mauro Castelli


James Patterson, un nome una garanzia. D’altra parte soltanto un numero uno del suo calibro avrebbe potuto vendere 375 milioni di copie in giro per il mondo (nemmeno Dan Brown, John Grisham e Stephen King sono arrivati a tanto e, non a caso, è stato definito l’Henry Ford dei libri). Lui molto amato non soltanto nel suo Paese (ogni 15 libri commercializzati uno è suo, per un totale di 16 milioni di copie all’anno, ed è stata l’unica penna a occupare per ben 59 volte il primo posto della classifica dei bestseller stilata dal New York Times), ma anche in Italia dove ha superato i tre milioni e mezzo di “esemplari” commercializzati. 
Uno strabiliante successo ottenuto soprattutto grazie alle indagini legate al detective Alex Cross, un cacciatore di serial killer che ha tenuto banco in 29 romanzi, compresi i due che non fanno però parte della collana vera e propria (ovvero Alex Cross’s Trial e Merry Christmas, Alex Cross) e quello da poco arrivato sui nostri scaffali per i tipi della Longanesi, la sua casa editrice di riferimento. Longanesi che ora ha proposto un thriller del 2015 che sembra stato scritto ieri, ovvero Qualcosa di personale (pagg. 388, euro 18,00) tradotto ancora una volta dalla collaudata coppia composta da Annamaria Biavasco e Valentina Guani. 
James Patterson, si diceva, che ha spaziato nei più diversi campi, magari avvalendosi della collaborazione di altre quotate penne di settore (come nel caso di Maxine Paetro, un oliato e collaudato sodalizio lungo quindici romanzi, ma anche di Peter De Jonge, Andrew Gross, Marshall Karp, Michael Ledwidge, Gabriel Charbonnet, Howard Roughan, Liza Marklund, David Ellis e via dicendo). Autori che hanno pure contribuito alle 19 puntate della serie legata alle “Donne del Club omicidi” (dirottata con successo sul piccolo schermo), nonché ai lavori dedicati a Michael Bennet, Jack Morgan, Maximum Ride, Witch&Wizard, Daniel X e a quelli che si riallacciano all’agenzia Private International che, a detta di molti, si nutre delle strutture inventive più interessanti. 
Per non parlare - lo ripetiamo ancora una volta - di una quarantina di trame a tema libero, delle tante graphic novels, di alcuni libri romantici come Domeniche da Tiffany, Il diario di Suzanne o A Jennifer con amore, fino a spaziare nel campo della narrativa per ragazzi e a firmare persino due saggi. Inoltre, visto il taglio cinematografico delle sue trame, anche il grande schermo ha attinto a piene mani dai suoi lavori, la qual cosa ha contribuito - se mai ce ne fosse stato bisogno - a rafforzare il suo già favoloso conto in banca. 
Lui che, nato a Newburgh il 22 marzo 1947, aveva iniziato a lavorare nell’agenzia pubblicitaria Jwt sino a quando nel 1993 venne baciato dal successo grazie alla pubblicazione di Ricorda Maggie Rose, primo romanzo della saga imbastita appunto su Alex Cross, un afro-americano di spessore, razionale e intuitivo, che sa tenere a bada le emozioni e che da ragazzo aveva pagato a caro prezzo la morte prematura dei genitori. Un detective-psicologo, unico nel suo genere nella narrativa di settore, che vive - dopo aver perso tragicamente anche la moglie - a Washington con i tre figli e la saggia e indomabile Nama Mama. 
Ma veniamo alla sinossi di Qualcosa di personale, un lavoro che inquieta e cattura (ma non è una novità), giocato ancora una volta fra le pieghe personali di Alex Cross, in quanto i casi più difficili sono sempre quelli che coinvolgono le persone a lui più care. Una storia peraltro supportata da un alone di mistero che porterà il lettore a fare le ore piccole per vedere come andrà a finire. Incuriosito peraltro da un ennesimo incipit, brutale quanto drammaticamente coinvolgente: Coco lasciò il cadavere nella vasca ed entrò nell’enorme cabina armadio in mutandine nere di seta, guanti neri lunghi fino al gomito e stop. Con occhio esperto passò velocemente in rassegna la sezione dedicata al casual senza trovare niente di suo gusto… 
Andando al dunque, succede che dopo più di trent’anni Cross torni a Starksville, la sua città natale nel North Carolina. Ma quella che doveva essere una vacanza si trasformerà in un incubo. Suo cugino Stefan risulta infatti coinvolto in un crimine terribile: insegnante di educazione fisica, è accusato di aver seviziato e ucciso uno studente, Rashawn Turnbull. Lui si proclama innocente, ma le prove sono schiaccianti. A peggiorare le cose - i mali, si sa, non vengono mai soli - si aggiunge la denuncia di un’altra studentessa, che lo accusa di averla stuprata. 
Mentre cerca di dimostrare l’innocenza di suo cugino in una città ancora ostile ai neri, dove tutte le autorità sembrano essere corrotte, Cross scopre un segreto di famiglia che lo costringe a mettere in discussione ogni sua convinzione. Inseguendo il fantasma di una persona che credeva morta e sepolta, il nostro detective rimarrà coinvolto in una ingarbugliata faccenda per la quale la polizia sembra non trovare soluzione: ovvero un’orribile serie di omicidi nell’alta società locale. Dovrà quindi seguire le tracce di un brutale assassino, cercando allo stesso tempo la verità sul proprio passato. Ma le risposte potrebbero essere drammatiche... 
E questo è quanto. Salvo ricordare che Patterson, strada facendo, si è lasciato contagiare anche da spizzichi di vanità, come quando ha interpretato se stesso in un paio di camei mentre gioca a poker con il protagonista di Castle - Detective tra le righe (fiction Tv interpretata da Nathan Fillion), il produttore-scrittore Stephen J. Cannell e altre penne famose come quella di Michael Connelly. 
Ma rimediando alla grande. In altre parole ponendosi come paladino dei librai, invitando i lettori a ribellarsi all’impero di Amazon. Al riguardo ha infatti scritto un thriller contro il colosso del web ammonendo: “I romanzi distopici, come 1984 di Orwell, possono e devono lanciare l’allarme sui rischi che corriamo”. Da qui la crociata in difesa dei negozi tradizionali che si sono trovati costretti a chiudere i battenti. Pur rendendosi conto - mala tempora currunt - che la sua è la battaglia di Davide contro Golia. 


Voltiamo libro, proponendo la terza volta (dopo il libro d’esordio L’ora di punta, pubblicato nel 2017, seguito a ruota da Lupo mangia cane) di Nora Venturini, che rimette in scena la sua Debora Camilli, prima guida di Siena 23, un taxi dal quale ha modo di osservare, con sguardo distaccato (ma sino a un certo punto), le vie della città di Roma e il mare di Ostia. Lei giovane fumantina e istintiva, maldestra e grintosa, che ama studiare i suoi passeggeri per carpirne carattere e problemi. Non a caso il suo sogno nel cassetto è quello di fare la poliziotta. E a spalleggiarla in tal senso è il commissario capo Edoardo Raggio, un tipo malinconico, parco quanto riflessivo, non certo dotato del fisico degli investigatori di stampo americano. In ogni caso un poliziotto sempre attento a seguire la pista giusta. 
Insomma, una strana coppia alle prese ancora una volta con un misterioso caso, raccontato alla stregua di una commedia nera e all’insegna della leggerezza; caso proposto, per i tipi della Mondadori, sotto il titolo di Buio in sala (pagg. 360, euro 16,00). 
A tenere la scena è un’estate brutalmente afosa, con i clienti a trovare sollievo nell’aria condizionata del suo taxi. Ma la disattenzione, in un pomeriggio sonnacchioso, sta per costarle cara: per un soffio, infatti, Debora non tira sotto una vecchia signora che vaga confusa in abito da sera e stola. Si tratta di Valeria Massani, un tempo diva dei palcoscenici nazionali ormai in preda alla demenza, che la tassinara, intenerita, riconduce a casa. Pochi giorni dopo, però, l’anziana muore per cause apparentemente naturali. 
Al funerale, la nostra aspirante investigatrice percepisce qualcosa di sinistro e la conferma arriva quando un’altra morte, stavolta violenta, colpisce l’entourage della Massani. “Siena 23” inizia così a indagare e scopre che in tanti avevano tratto benefici dalla mente non più lucida della primadonna: parenti avidi, amanti profittatori, artisti falliti, tutti protagonisti di questa brutta faccenda, tutti in gara per contendersi la cospicua eredità. 
Ma potrebbe Debora, seppur armata di intuito e intraprendenza, sbrogliare un simile groviglio senza un poliziotto di lungo corso al suo fianco? Ecco perciò tornare in scena il commissario capo Edoardo Raggio, sua vecchia conoscenza, che alla vigilia delle agognate vacanze viene raggiunto da una richiesta d’aiuto della giovane tassista. Come dire di no a quella figlia ‘ndrocchia? Oltre tutto i due, che “si desiderano furiosamente”, sono in fondo entrambi poliziotti: l’uno con la divisa, l’altra senza. E poi, nonostante il caldo, Roma d’estate ha il suo fascino: deserta e addormentata durante il giorno, sensuale e inquieta quando cala la notte... 
Detto del libro - di piacevole quanto intrigante struttura, oltre che sorretto da bordate di gratificante ironia - ricordiamo che Nora Venturini è una apprezzata regista teatrale e sceneggiatrice, nonché moglie dell’attore Giulio Scarpati (dalla loro unione sono nati Edoardo e Lucia), al quale ha regalato una affettuosa dedica: A Giulio, che in un teatrino di Trastevere ha recitato per me. Di fatto una mano calda, narrativamente parlando, che ha scritto diverse serie Tv e Tv movie per la Rai e per Mediaset e che, appunto per questo, sa come manovrare la penna per catturare il lettore. 


La terza e ultima proposta di lettura è legata alla creatività di Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa, membri dell’ensemble narrativo Kai Zen, due termini mutuati dal giapponese che stanno per cambiare in meglio e che, nel nostro caso, si rapportano con il lavoro di un gruppo di narratori - nato nel 2003 su iniziativa dei citati autori in abbinata a Bruno Fiorini e Aldo Soliani - volto a sviluppare progetti di scrittura collettiva come romanzi, racconti, articoli, recensioni musicali. Tutto il materiale prodotto viene pubblicato e diffuso in copyleft con licenza Creative Commons. Assieme ai Wu Ming, questo gruppo di lavoro costituisce il principale esempio di collettivo presente in Italia. 
Andreetto e Pispisa, si diceva, arrivati sugli scaffali delle nostre librerie sotto lo pseudonimo di Marco Felder, nom de plume con il quale hanno firmato Tutta quella brava gente (Nero Rizzoli, pagg. 380, euro 18,50), un romanzo che graffia sin dal richiamo in quarta di copertina: “Terroni, tedeschi, italiani, zingari, immigrati… Ognuno è il negro di qualcun altro”. Di fatto il lettore si troverà ad avere a che fare con un lavoro che, “alternando i toni della commedia alla durezza del noir, riapre una delle pagine più controverse della storia d’Italia e racconta, dal bordo di un confine, gli incubi collettivi di ieri e di oggi”. Visti attraverso gli occhi di un poliziotto siciliano, disposto a vivere e lasciar vivere, a meno che… 
Lui che da troppi anni vive nella Capitale e che, appunto per questo, avrebbe una voglia matta di tornare a casa, nella sua isola. Ma di accettare la sua richiesta, chi di dovere, non ha alcuna intenzione. Anzi, arriva un’ulteriore beffa: quella di un trasferimento punitivo con decorrenza immediata. E per di più a Bolzano, visto che Tanino Barcellona si era inimicato certi suoi vendicativi superiori. 
Finisce così in esilio tra le montagne, circondato da gente che parla tedesco, con la colonnina di mercurio inchiodata allo zero. Ma, fortunatamente se vogliamo, non ha nemmeno il tempo di pentirsi degli errori commessi in quanto si trova a confrontarsi con un caso di brutale efferatezza. Quello legato a un assassino che soffoca le sue vittime senza lasciare traccia. La vicenda è da prima pagina, l’inchiesta delicatissima. E Tanino è costretto ad affiancare nell’indagine Karl Rottensteiner, un veterano della Mobile che assomiglia a Serpico. 
I due, nemmeno a dirlo, formeranno una strana coppia: tanto è schietto, impulsivo coi guastafeste e galante con le donne il siciliano, quanto è laconico, indecifrabile e tormentato il collega. Se poi ci si mette Giulia Tinebra, agente scelto dai capelli rossi con la passione per le moto di grossa cilindrata (e guai a chi gliela tocca, o peggio ancora a chi gliela graffia, perché se succede sei morto), allora i fuochi d’artificio saranno assicurati. 
Sta di fatto che fra vecchie birrerie, strade ghiacciate e baite nel fitto dei boschi, i due poliziotti dovranno risolvere un mistero che affonda nelle radici del passato - peraltro ancora aperto - di una terra contesa, dove le guerre, i vessilli del nazionalismo e il boato del tritolo non sono mai stati dimenticati. Perché qui le ferite non si rimarginano facilmente, perché qui i cuori covano odi e rancori antichi. Logico quindi che ne succederanno delle belle, anzi, delle brutte…

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