Share |

Torna in scena Caravaggio e con Alex Connor è subito thriller (di successo)

Dalla mano calda di questa scrittrice un nuovo lavoro sul genio italiano che cattura, travolge e conquista. Luci della ribalta anche per Giovanni Ricciardi ed Emilio Martini


11/12/2017

di Mauro Castelli


Una penna capace di regalare, al tempo stesso, suspense e intrigante cultura al lettore; una voce quanto mai abile nel miscelare presente e passato, il mondo dell’arte con quello dell’azione, la fantasia con la realtà; un’autrice che si porta al seguito un dono che non è da tutti: quello di saper riscrivere la storia all’insegna dei colpi di scena, giostrando al meglio la trama fra realistiche ambientazioni, pilotandola senza sbavature a duecento all’ora. 
Tutto questo e altro ancora nel carnet dell’inglese Alex (Alexandra) Connor, un’autrice-artista nata e cresciuta in Inghilterra, che attualmente vive a Brighton, nel Sussex. Una donna che prima di arrivare al successo letterario aveva intrapreso diverse carriere: così era stata modella e assistente personale di un chirurgo cardiaco, ma aveva anche lavorato in una galleria d’arte, per poi dedicarsi alla pittura e alla narrativa. 
Una scrittrice specializzata in gialli storici, con una preferenza legata ai thriller cospirativi ambientati, preferibilmente, nel mondo dell’arte. La quale, che dopo aver esordito nel 2011 con Il segreto di Rembrandt, ha dato alle stampe, in rapida successione, a una serie di altri lavori legati alla vita di celebri pennelli, come quelli di Hogarth, Tiziano, Goya, Bosch… Successi di caratura internazionale - con Il dipinto maledetto si è ad esempio aggiudicata il Premio Roma per la narrativa straniera - supportati da una robusta conoscenza della loro vita, ma giocati sui lati oscuri delle loro vite e su inaspettati colpi di scena. Come nel caso di Cospirazione Caravaggio, un lavoro legato a un inquietante interrogativo: quale codice è nascosto nell’ultima tela del pittore maledetto? 
Come è risaputo, Michelangelo Merisi da Caravaggio si propose come un artista tanto geniale quanto irascibile, ombroso, sfrontato, eccessivo, a fronte di una vita breve (morì a soli 39 anni), in perenne fuga dai suoi sbagli, figli indesiderati di una graffiante irrequietezza caratteriale. Ma che sublime pittore era, così abile nel combinare nelle sue tele l’analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo, con uno scenografico uso della luce. Caratteristiche che avrebbero peraltro avuto una forte influenza sulla pittura barocca. Insomma, un vero genio. 
E di questa sua esistenza sopra le righe - peraltro segnata da un segreto - si prende nuovamente carico Alex Connor in Caravaggio enigma (Newton Compton, pagg. 332, euro 10,00, traduzione di Tessa Bernardi), approfondendo quelle connotazioni e quelle angolature da reietto delle quali si era dovuto far carico sin dall’adolescenza, quando venne persino cacciato dalla famiglia. 
E appunto raccontando questi inizi difficili Caravaggio, che nel romanzo parla in prima persona, ricorda di quando a cinque anni rischiò di annegare in uno stagno rimanendo impigliato nei giunchi. “A portarmi a casa fu mio fratello, e io a fingermi morto per godermi le premure di mia madre” Lucia. Una finta morte infantile che per questa donna, dura quanto assente, sarebbe stata una specie di premonizione, facendogli gravare sulle spalle un senso di colpa che non lo avrebbe mai abbandonato. “E così quando a Milano nel 1576 arrivò la peste io credetti di esserne la causa”, mentre i sacerdoti sentenziavano che la peste era una punizione divina. Addolcendo comunque la pillola e inventandosi che la malattia sarebbe passata in fretta. Ma la conta delle vittime sarebbe continuata a salire… 
A seguire, ancora adolescente, Michele sarebbe stato costretto a fuggire da Milano perché accusato di chissà quali malefatte, tanto che alcune carte parlano di lui come uomo d'ingegno torbido e contentioso, dalle molte discordie. E quando arrivò a Roma, solo e senza il becco di un quattrino, scoprì presto che l’accecante bellezza della città nascondeva anche un aspetto pericoloso e sinistro: sopravvivere nel quartiere degli artisti significava infatti sapersi destreggiare tra ricchi committenti e spietati criminali. 
A questo punto, sotto la protezione del potente cardinale Francesco Maria del Monte (grandissimo uomo di cultura e appassionato d’arte che, incantato dalla sua pittura, gli acquistò alcuni quadri, tra i quali la famosissima tela intitolata I bari), Caravaggio inizia la sua turbolenta ascesa, intrecciando una relazione con la musa Fillide, “la più famosa puttana di Roma”. E in lui, con la gloria e i piaceri della carne, cresce però anche l’arroganza, finendo per trovarsi a un bivio dal quale non potrà più tornare indietro. Di nuovo nella polvere, di nuovo in fuga, con una taglia sulla testa per un omicidio commesso nel corso di una rissa e per questo condannato a morte. Da qui i suoi continui spostamenti in giro per l’Italia, trovando comunque persone disposte ad aiutarlo per via della sua arte sublime (come l’influente famiglia Colonna in quel di Napoli). 
Di fatto abbiamo in parte divagato, in quanto questo romanzo non rappresenta la storia di una vita, ma si concentra su una angolatura in quanto primo lavoro di una serie gialla, presumibilmente una trilogia, che vede appunto protagonista Caravaggio. A fronte di un viaggio fra gli splendori dell’arte e le violente pulsioni sessuali; fra le malefatte di un genio enigmatico quanto fuori dal comune; fra gli equilibrismi di una società impregnata di misteri e segreti non facile da digerire per una testa calda e insofferente com’era quella del nostro pittore. 
In sintesi, Caravaggio enigma si propone alla stregua di un thriller bel giostrato, in ogni caso credibile, che trascina il lettore nel mondo minaccioso, provocante e infuocato della pittura. Regalando al lettore l’istantanea sorprendente di un periodo storico difficile da dimenticare.

Di tutt’altra farina risulta invece impastata l’ottava indagine del commissario Ottavio Ponzetti, il rassicurante detective uscito dalla penna di Giovanni Ricciardi, un uomo di mezza età un po’ all’antica, burbero quanto basta, in ogni caso colto e spiritoso nonché portatore di una rara virtù: la fedeltà coniugale. Un personaggio che ritroviamo in scena ne L’undicesima ora (Fazi - Darkside, pagg. 250, euro 16,00), un romanzo imbastito sull’inaspettato incendio di una villetta a due piani da poco restaurata nel quartiere San Giovanni di Roma. 
Un fatto di cronaca come tanti se non fosse per il fatto che il corpo senza vita dell’architetto Paolo Rossi che l’aveva progettata - un professionista che viveva da solo in quanto la ex moglie si era trasferita con il nuovo compagno in Portogallo e i due figli a loro volta si erano accasati all’estero - viene trovato morto nel suo pied-à-terre. Dove peraltro dormiva di rado, in quanto la sua vera abitazione era la citata villetta andata a fuoco. Una strana coincidenza, dalla quale si svilupperanno una serie di piste da seguire da parte del commissario Ponzetti, il quale si metterà a indagare a 360 gradi. Anche in questo caso affiancato dal fidato ispettore Mario Iannotta. 
Due fattacci che metteranno a dura prova l’intuito operativo del nostro poliziotto, il quale si renderà presto conto, da alcuni dettagli, che le cose non sono affatto quello che sembrano. Così, scavando nella storia recente della vittima, scoprirà strane angolature che lo indurranno a seguire un’intricata pista amorosa, che lo costringerà a varcare i confini italiani. 
In altre parole - facendosi dare una mano dal genero Jorge, architetto pure lui e catalano come Antoni Gaudí (l’artista prediletto dalla vittima) - Ponzetti si metterà sulle tracce di una misteriosa donna spagnola. Incrociando, nel corso dell’indagine, la biografia e le opere di importanti personaggi del Novecento, fra i quali appunto l’architetto Gaudí.  E proprio a Barcellona - come già era avvenuto nelle ultime indagini, che lo avevano portato prima in Sicilia, poi addirittura in Patagonia - il commissario trascorrerà una movimentata quanto intrigante vacanza di lavoro. Anche se le strade da lui battute, ci mancherebbe, avranno come epicentro Roma, dove - secondo logica narrativa - le numerose ipotesi, i dubbi e le incertezze svaniranno portando alla luce una sola, sorprendente verità. 
Insomma, una storia ancora una volta ambientata nella Capitale, una città violenta e intrigante, poetica e fantasiosa che Ricciardi ci fa conoscere attraverso gli occhi di Ponzetti. Perché, annota ad esempio la penna di Marco Malvaldi, “c’è una Roma per turisti e c’è la Roma che vive, quella vera. E il modo migliore per capirla è appunto quello di seguire il via vai del commissario”, che al piacere di giocare a biliardo abbina anche quello di passeggiare nei posti meno frequentati della città. 
Per la cronaca Giovanni Ricciardi, autore dalla scrittura piacevole quanto raffinata, è nato a Roma, dove peraltro insegna greco e latino in un liceo, oltre a collaborare con il Venerdì di Repubblica. Il quale Ricciardi nel 2008 aveva iniziato a proporre ai lettori le storie di quello che sarebbe stato definito il Maigret capitolino, già protagonista dei romanzi, tutti pubblicati da Fazi, I gatti lo sapranno (Premio Belgioioso Giallo), Ci saranno altre voci, Il silenzio degli occhi (finalista del Fenice Europa), Portami a ballare, Il dono delle lacrime (candidato al Premio Scerbanenco), La canzone del sangue, Gli occhi di Borges, oltre ovviamente a L’undicesima ora. Così come vale la pena di ricordare che i primi sei lavori sono stati raccolti in due antologie datate 2012 e 2015 e i relativi diritti sono stati acquisiti per ricavarne una serie televisiva.

Il terzo e ultimo consiglio per gli acquisti è legato alla penna di Emilio Martini e al suo collaudato personaggio, il commissario Gigi Berté. Sin qui niente di strano se non fosse che in entrambi i casi ci troviamo a confrontarci con altrettanti nom de plume: Emilio Martini risulta infatti lo pseudonimo di due sorelle, Elena e Michela Martignoni (milanesi, ma con un debole dichiarato per la Liguria), mentre dietro a Gigi Bertè si nasconde un vicequestore aggiunto in carne e ossa, che opera in un commissariato italiano e con il quale le due scrittrici sono in più che buoni rapporti. 
E chissà, viene da chiedersi, se il profilo che ne tracciano le due sorelle nella quarta di copertina rappresenti un vero e proprio identikit: un uomo dalla taglia (troppo) large, dal pensiero sottile, dall’intelligenza spessa, dalla gelosia calabra e dalla puntualità lombarda. Un ex fumatore con un debole per la buona tavola, insofferente ai locali affollati e ad andare per negozi. Un poliziotto che nel privato si rapporta con uno stile a doppia interpretazione, almeno secondo le due femmine che fanno parte del canovaccio: antiquato secondo la Patty, classico secondo la Marzia. 
Introdotto il protagonista, con tanto di ringraziamenti al suo ispiratore - oltre che caro amico - da parte delle autrici, di cosa si nutre Invito a Capri con delitto (Corbaccio, pagg. 220, euro 14,00)? Intanto di una lettera che arriva dal passato e che contiene informazioni su un omicidio: è firmata Diana Meyer e risale al 1976, ma il professor Alberto Sorrentino la riceve solo quarant’anni dopo, e per pura fatalità. Che fine ha fatto, nel frattempo, “la bella austriaca che, in un infuocato mese di agosto caprese, il professore aveva immensamente amato? Non era stato facile dimenticarla. Dopo il suo brusco e inspiegabile abbandono, l’aveva odiata per anni, ma ora quella lettera drammatica finisce per sbriciolare le sue certezze. Forse Diana è stata costretta a lasciarlo”. 
Per mettere in pace il suo cuore e la sua coscienza, il professore si rivolge all’amico Gigi Berté, invitandolo a Capri. Per il commissario con la coda (di capelli brizzolati da batterista rock) la sfida non è facile, anche per via dei molteplici aspetti psicologici e per il fatto che le persone coinvolte risultano poco propense a parlare. Inoltre, “lavorare fuori dall’area di competenza - Capri non era esattamente dove avrebbe voluto essere, dal momento che aveva lasciato molti sospesi in Liguria, sia nel privato che nel lavoro - limita la sua libertà d’indagine”, già di per sé difficile perché quanto accaduto risulta accasato molto lontano nel tempo”. 
Sta di fatto che “i misteri antichi dell’Isola Azzurra e la sua sfibrante bellezza riescono a catturare anche Berté, il quale esorcizza le sue paure scrivendo racconti e telefonando all’amata Marzia. Ma quando il passato ritorna e colpisce ancora nel presente, tingendolo di rosso, Berté, con la sua abilità e i suoi metodi anticonvenzionali, riuscirà a ricostruire l’intricata vicenda, fino al colpo di scena finale”. 
La vicenda - di piacevole leggibilità - si sviluppa in un arco temporale di tre giorni, che coincidono con i capitoli in cui è suddiviso il romanzo. A fronte di una storia ben orchestrata che si propone ricca di personaggi gradevoli, pronti a inserirsi a pieno titolo nel canovaccio. A partire dal nostro protagonista, un uomo sincero sino al midollo il quale, non ancora arrivato a destinazione, non manca di rimpiangere la sua Milano, patria della moda, e la sua Lungariva, a un passo da Portofino, dove vive. In quanti avrebbero ragionato in questo modo mentre si stavano recando nell’isola dell’amore? 
Detto questo, pochi accenni ai lavori scritti a quattro mani dalle sorelle Martignoni, collaboratrici delle riviste Storia in Rete, For Foma e For Milano, a partire dai romanzi storici Requiem per il giovane Borgia, seguito da Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora e Il duca che non poteva amare, sino ad arrivare alla serie dedicata al commissario Berté, giunta a quota sei. E precisamente, oltre al romanzo del quale abbiamo appena parlato, La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Grand Hotel Miramare, Il mistero della gazza ladra nonché le antologie I racconti neri del commissario Berté e Talent Show. E per quanto riguarda il prossimo appuntamento sugli scaffali? Si tratta di un nuovo romanzo storico, edito da Mondadori, incentrato su Guidobaldo di Montefeltro, colui che aveva assunto il dominio di Urbino alla morte del padre, in un momento di grande incertezza politica, ad appena dieci anni.

(riproduzione riservata)