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Torna in scena Pepe Carvalho per indagare sulla scomparsa di una prostituta

Carlos Zanón ridà voce al tormentato quanto poetico personaggio di Manuel Vázquez Montalbán. Più vecchio di quindici anni, ma anche più saggio…


09/09/2019

di Valentina Zirpoli


Prima o poi doveva succedere. Com’era successo, ad esempio, per le storie di James Bond ideate da Ian Fleming o quelle, più cupe e tetre, di Stieg Larsson, anche l’investigatore privato Pepe Carvalho, il personaggio frutto dell’inventiva di Manuel Vázquez Montalbán (scrittore, saggista, giornalista, poeta e gastronomo spagnolo nato a Barcellona nel 1939 e morto a Bangkok il 18 ottobre 2003) è tornato in vita grazie al benestare degli eredi e alla penna di Carlos Zanón, nato a Barcellona nel 1966 e a sua volta poeta, giornalista e autore di una quindicina di romanzi. Una figura di spicco che da due anni dirige “Barcelona Negra”, la rassegna di letteratura noir fondata e animata per dodici anni da Paco Camarasa, leggendario libraio della Negra y Criminal di Barceloneta, il quale in questa decisione ci ha messo del suo. 
Com’era prevedibile questo ritorno, preceduto da un ricco battage pubblicitario in Spagna, non ha mancato di richiamare l’attenzione di una larga platea di editori a livello internazionale, ma anche a far discutere e dividere il pubblico dei lettori, una parte dei quali si è schierata contro questa “riesumazione”. 
Per cercare di salvare capra e cavoli in Carvalho. Problemi di identità (Sem, pagg. 328, euro 18,00, traduzione di Bruno Arpaia) Zanón ha giocato una carta a sorpresa, ben sapendo in che ginepraio avrebbe potuto cacciarsi. Così anziché proporre il personaggio alla stregua di un clone, angolatura praticamente impossibile, è ricorso all’espediente della narrazione - per lui insolita - in prima persona. Anche se risulta evidente il tentativo di mettere qualcosa del vecchio nel nuovo Carvalho. Risultato? Un lavoro - anche se un raffronto con l’originale può adombrare qualche perplessità - più che accettabile e di piacevole lettura. 
Ma qual è stato il motivo che ha indotto Zanón (il quale - per la cronaca - sarà presente a Pordenone Legge il 22 settembre e allo Zacapa Noir Festival di Milano il 2 ottobre) ad accettare questa difficile sfida? Intanto l’aver letto in gioventù i libri di Montalbán, apprezzandoli per diversi motivi: in primis, ha avuto modo di annotare, “perché erano ambientati nella mia città, poi per quel tono scanzonato e divertente del quale si nutrivano, infine perché gli eredi di Montalbán e la casa editrice dei suoi libri si erano resi conto che, a distanza di tanto tempo, forse si poteva dare l’incarico a un autore di Barcellona per rinverdirne i fasti”. La scelta su chi avesse dovuto farsene carico venne affidata a una figura simbolo del mondo giallo e noir spagnolo, (il citato) Paco Camarasa, “il quale fece il mio nome. All’inizio risposi di no, in quanto non mi ritenevo all’altezza; poi, lusingato, ho finito per cambiare idea ben sapendo di rischiare molto scimmiottando un vero maestro della letteratura noir mediterranea”. 
Sta di fatto che, dopo essersi riletto tutte le opere di Montalbán e aver analizzato le innumerevoli angolature del suo personaggio (un investigatore gaudente in scena in una Spagna ancora franchista, ma anche un ex comunista che aveva lavorato per la Cia, oltre che un uomo con un debole dichiarato per le donne), Zanón ha deciso di dare voce a un Carvalho maturo, un latin lover per così dire quasi a riposo che ha che fare con donne indipendenti, magari dal passato scomodo, che non pendono più dalle sue labbra. Una figura che si deve confrontare con i lati più oscuri e loschi della sua città, dove alligna la sofferenza e che a sua volta si propone alla stregua di una protagonista. 
Carvalho. Problemi di identità, si diceva, dove incontriamo anche vecchi personaggi, come Charo o Biscuter (che ritroviamo partecipante a una trasmissione di Masterchef, benché Montalbán esaltasse la cucina della nonna, ovvero quella delle tradizioni); un lavoro che si nutre di fatti presi in prestito dalla cronaca quotidiana (“Ed è la mia prima volta - spiega Zanón - sempre comunque giocando sul crinale che separa la finzione dalla realtà”), in ogni caso facendosi carico delle ambiguità, delle ingiustizie e delle disuguaglianze del nostro quotidiano. Sempre trattate con il dovuto garbo. In quanto il lettore oggi è più maturo rispetto al passato e pertanto bisogna agire all’insegna di ben orchestrate bugie. 
Da qui un Pepe Carvalho più cinico e disilluso, che odia sempre la musica moderna e brucia ancora libri, alle prese con la scomparsa di una prostituta, l’assassinio di sua madre e della nipotina, un ragazzino vittima di bullismo. Insomma, un investigatore nuovo (o quasi), ambiguo quanto basta, che si muove nella Barcellona dei nostri giorni, quella autentica e lontana dalle guide turistiche, tra le spinte secessionistiche e l’attentato sulla Rambla. Il tutto all’insegna delle delusioni, dei sogni infranti e dell’impossibilità di ipotizzare il futuro. Continuando però a farsi carico di quella realtà che fa parte del quotidiano. E, se vogliano, riprendendo il filo del racconto che si era interrotto con l’uscita postuma di Millennio 2. Pepe Carvalho, l’addio. 
Detto questo, spazio ad altre briciole di sinossi. Senza sapere come e perché, Carvalho è diviso tra Barcellona e Madrid. Nella città catalana ha lasciato il suo mondo e l’ufficio in cui continua a lavorare. A Madrid è invece perso nel labirinto amoroso di una donna sposata con un importante uomo politico. E per lei ha perso la testa come mai gli era successo. Che altro? A conti fatti Carvalho è invecchiato ed è cambiato come la Spagna dove vive. E si porta al seguito non pochi problemi di identità: “Chi sei, Carvalho? Cosa vuoi? Che cosa stai cercando?”. Siamo nel 2017 e le placche tettoniche della società sembrano muoversi in modo inedito. Così Pepe Carvalho è costretto ad affrontare nuovi, seri problemi.

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