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Torna la saga degli orrori legata a "It", il capolavoro firmato da Stephen King

Pietra miliare della letteratura a stelle e strisce, questo romanzo - a quasi trent’anni di distanza dalla prima uscita - non ha perso smalto e continua a catturare e stordire


28/07/2017

di Maddalena Dalli


Dalla Sperling & Kupfer, per i tanti fan di Stephen King, arriva sugli scaffali italiani una (ri)proposta imperdibile: It (euro 21,90, traduzione di Tullio Dobner), un romanzo di ben 1.200 pagine che l’autore aveva scritto fra il 9 settembre 1981 e il 28 dicembre 1985 a Bangor, nel Maine, e che aveva voluto dedicare in segno di gratitudine ai figli: «Mia madre e mia moglie mi hanno insegnato a essere un uomo. I miei figli mi hanno insegnato a essere libero». Un lavoro peraltro segnato da un incipit che la dice lunga sulle qualità di questo scrittore, pronto ad abbinare la semplicità del quotidiano ai misteri e alle paure della vita. Così eccolo annotare, quasi con studiata indifferenza: Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia. Con un bimbo in impermeabile giallo - George Denbrough - che la rincorreva divertito, mentre un pagliaccio con tantissimi palloncini colorati… Sarà, infatti, con le sembianze del clown Pennywise che una specie di misterioso alieno si risveglia da un letargo trentennale trascorso nelle viscere della cittadina di Derry, nel Maine. E succederà quando George cercherà di recuperare la sua barchetta da un tombino e lì verrà brutalmente ucciso. In effetti It, all’insegna di un’ingannevole quanto benevola presenza, è un mostro spietato, una creatura orribile che torna alla vita da un sonno primordiale e che si nutre della paura delle sue vittime in quanto soltanto in questo modo può sopravvivere. Sta di fatto che dopo quasi tre decenni saranno proprio quegli stessi sette ragazzini capitanati da Bill, il fratello di George, coloro che avevano già cercato di tenergli testa, ad abbandonare lavoro e famiglia per tornare a combattere il mostro.
Considerato “il” capolavoro del terrore, una pietra miliare della letteratura a stelle e strisce, questo romanzo, pur essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1986, non ha perso di attualità e smalto, e non mancherà di stupire e catturare chi ancora non l’ha letto. Per i toni cupi della narrazione, per le atmosfere segnate dalla malvagità e dalla paura, per la genialità tormentata di una storia che sconsiglia il sonno. «Con protagonisti bambini che diventano adulti e adulti che devono tornare bambini, affrontando le loro paure nell’unico modo possibile: uniti da una incrollabile amicizia».
Questo horror (dal quale sono state tratte una serie televisiva e, proprio quest’anno, una altrettanto valida trasposizione cinematografica) si sviluppa alternativamente su due diversi periodi temporali e si propone alla stregua di una lunga e sinistra saga corale che «si espande tra orrori inquietanti e drammi umani senza speranza, andando a trattare i temi che in seguito diventeranno il simbolo dell’autore: la forza soverchiante della memoria, la profonda incisività dei traumi infantili, il prezzo della violenza occultata dietro una fragile maschera di felicità, la grettezza e la bassezza umana nascoste dalle apparenze di una tranquilla comunità».
Detto in briciole della storia, torniamo a Stephen King, un autore che non ha bisogno di presentazioni, che ha venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e che nella storia della narrativa l’ha fatta da padrone, con molti dei suoi lavori finiti sul grande schermo - soltanto William Shakespeare, Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, in quanto ad adattamenti, hanno fatto meglio di lui - per mano di registi del calibro di Stanley Kubrick, Brian De Palma, John Carpenter, David Cronenberg, Rob Reiner e Frank Darabont. Per non parlare delle tante, seguitissime, serie televisive.
Di certo un genio del terrore che sa come amalgamare inquietudine e odio, amore e morte, riscatto e tanto altro, regalando notti insonni a chissà quanti lettori. Eppure, per lui, gli inizi - riprendiamo da quanto già pubblicato su queste stesse colonne - non furono facili. A cominciare dalla sua infanzia, con il padre che sparì nel nulla nel 1949, costringendo la madre ai lavori più umili per tirare avanti, e con la salute che iniziò ben presto a dargli dei problemi. Fu in prima elementare, durante diversi mesi di riposo e "isolamento" forzato, che il futuro re del brivido iniziò a leggere e soprattutto a scrivere. Una passione che negli anni lo prese sempre più ma che non gli diede, inizialmente, i risultati sperati, tanto che per sopravvivere si adattò a fare di tutto, come il benzinaio, lo spazzino e l’addetto a una lavanderia. A complicare le cose, nel 1971, arrivò il matrimonio, fortunatamente felice, con una compagna di studi (Tabitha Jane Spruce, a sua volta scrittrice e poetessa), seguito a ruota dalla nascita dei figli. Di fatto, una vita complicata, resa ancora più difficile dalla dipendenza dall’alcol e dalla droga. Ma nel 1974, dopo tre tentativi andati a vuoto, ingranò la marcia giusta e incassò i suoi primi 2.500 dollari dalla casa editrice Doubleday per la pubblicazione di Carrie, un romanzo passato inosservato nell’edizione rilegata ma che avrebbe riscosso un enorme successo in quella economica, superando il milione di copie vendute. A quel punto King, grazie anche alla cessione dei diritti per la trasposizione cinematografica, decise di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, iniziando così una carriera costellata di premi e riconoscimenti, sfortunatamente frenata (ma solo momentaneamente) da un bruttissimo incidente: nel 1998, all’apice della fama, venne infatti travolto da un’auto mentre passeggiava.
Detto questo, ricordiamo che Stephen Edwin King - nato a Portland, nel Maine, il 21 settembre 1947 - si propone oggi come uno dei più acclamati scrittori e sceneggiatori al mondo di letteratura fantastica (in particolare horror e gotico moderno). Lui che, dopo Carrie, ha dato alle stampe Le notti di Salem (Salem’s Lot) e soprattutto Shining, due romanzi che ancora oggi tengono banco al botteghino. Per non parlare di tutti gli altri thriller di successo arrivati in libreria. Tanto è vero che nel 2015 è stato insignito dal presidente Obama, per i suoi meriti artistici, della National Medal of Arts.

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