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Torna la stangata sulla casa con l’unione di Imu e Tasi, ma è soltanto l’inizio

Per raccattare soldi, come lasciarsi sfuggire una nuova imposta sugli immobili? L'operazione non riguarda però la prima abitazione 


04/11/2019

di Artemisia


Toccare le imposte sulla casa è una tentazione troppo forte per lasciarsela sfuggire. Così dopo il dietrofront sull’aliquota della cedolare secca per gli affitti che rimane al 10%, arriva l’accorpamento dell’Imu con la Tasi. E’ l’ultima sorpresa in ordine di tempo della bozza della manovra economica (ma altre ce ne saranno durante il passaggio parlamentare). L’operazione riguarda gli immobili diversi dall’abitazione principale. L’aliquota di base è fissata all’8,6 per mille, in aumento rispetto al 7,6 per mille attuale. Ma i sindaci potranno portarla fino al 10,6 per mille. Nel 2020 l’aliquota potrà essere alzata fino all’11,4 per mille. Saranno i consigli comunali, con apposite delibere, a stabilire le aliquote da applicare. La norma prevede che i Comuni possano anche azzerarla per situazioni particolari quali ville, castelli, abitazioni di pregio, che pagano l’Imu in caso di prima casa, ma è molto difficile che lo facciano, dal momento che la totalità è alle prese con bilanci in deficit. 
I possessori di abitazioni di lusso pagheranno un’aliquota pari al 5 per mille, che i Comuni potrebbero aumentare fino al 6 per mille. Per chi affitta la seconda casa, viene confermato lo sconto del 25% se ricorre al canone concordato. Confermate anche le scadenze per i pagamenti, al 16 giugno e 16 dicembre. 
La stangata sugli immobili dovrebbe fermarsi qui anche se a livello internazionale continuano le pressioni per tornare a tassa l’abitazione principale. 
Siccome però si tratta di una bozza tutto potrebbe cambiare durante l’approvazione in Parlamento. 
Critiche sono arrivate dalla Confedilizia, l’associazione dei proprietari di immobili. Per il presidente, Giorgio Spaziani Testa, Il presidente Giorgio Spanzani Testa, si tratta dell’ennesima “patrimoniale sul mattone” ed è “peggiore delle due attuali, l’Imu e la Tasi. Oltre a non essere sfiorato dall’idea di ridurre questo carico di tassazione insopportabile, il Governo peggiora la situazione in vari modi. Fa scomparire qualsiasi collegamento ai servizi, presente ora nella Tasi; aumenta la tassazione sui proprietari di immobili affittati, scaricando su di essi la quota di imposta che nella Tasi era a carico degli inquilini; mantiene imposizioni vessatorie come quelle sugli immobili inagibili e su quelli sfitti per assenza di inquilini o acquirenti”. 
Oltre ai proprietari di case, il governo vuole rendere la vita difficile anche a chi ha il beneficio dell’auto aziendale. Saranno colpiti due milioni di lavoratori dipendenti che usufruiscono di questo benefit con aumenti doppi o tripli delle tasse, a seconda del modello a disposizione. La stangata varrà oltre mezzo miliardo di euro e prevede un aumento dell’imposta dal 30 al 60% del valore del benefit e fino al 100% se l’auto è super inquinante. Esclusi da questo discorso i veicoli utilizzati a fini commerciali. Per le auto ibride ed elettriche la quota imponibile resterà come adesso al 30% del valore convenzionale, mentre per tutte le altre la quota sarà al 60% (come la media Ocse). 
I più colpiti saranno i grossi suv e le supercar, ma anche vetture più comuni come la Giulietta, un allestimento della 500L, la Fiat Tipo o il Fiat Qubo. 
Questa bozza però non smette di provocare malumori all’interno della maggioranza. M5S e Italia Viva chiedono che la tassa sulle auto aziendali venga proprio cancellata e annunciano battaglia in Parlamento. 
Non va poi dimenticato che la Commissione che Bilancio alla Camera è presieduta da un leghista, Claudio Borghi, che potrebbe avere la tentazione di rendere difficile il passaggio, allungando i tempi o agevolando il passaggio di emendamenti dell’opposizione. Insomma la manovra potrebbe “entrare Papa e uscire Cardinale” ovvero iniziare il percorso di approvazione con una veste e uscire dalle forche caudine dei due rami del Parlamento profondamente trasformata. Sulla legge di Bilancio si misurano infatti i rapporti di forza nella maggioranza tra M5S e Pd mentre per l’IV di Renzi è l’occasione per ritagliarsi uno spazio sottraendo consensi alle due forze politiche.

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