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Tornano a indagare, all'insegna dell'imprevedibilità, Lincoln Rhyme e Amelia Sachs

Con una sorpresa: i due personaggi nati dalla graffiante penna di Jeffery Deaver si sposano a Bellagio, in quel di Como. Ma non tutto filerà liscio…


24/06/2019

di Catone Assori


Dopo tre antologie di racconti brevi (Spirali, La notte della paura, Dodici storie per non morire) quel geniaccio di Jeffery Deaver ce ne propone una quarta, ma in formato mini, in quanto composta da due sole storie. Ovvero Promesse (Solferino, pagg. 120, euro 12,00, traduzione di Rosa Prencipe), dove a tenere banco sono i suoi numeri uno per eccellenza, ovvero Lincolm Rhyme e la sua storica assistente Amelia Sachs, che sbarcano in Italia per sposarsi (Clooney docet) a Bellagio, sul Lago di Como. 
Nemmeno a dirlo anche questa volta il lettore si godrà una serata nerissima all’insegna di due “gioielli perfetti”, fra colpi di scena e inaspettate svolte narrative. Come si conviene a un maestro del brivido, capace di costruire trame e personaggi diabolicamente convincenti, peraltro giocando su quella sua faccia inquietante sulla quale - da uomo intelligente qual è - non ha mai mancato di ironizzare. 
Come abbiamo già avuto modo di annotare su queste stesse colonne, Deaver è nato a Glen Ellyn, nei pressi di Chicago, il 6 maggio 1950 (suo padre era un modesto copywriter di annunci pubblicitari). Mosso dalla passione per il giornalismo, il ragazzo avrebbe iniziato a collaborare con alcune testate minori prima di iscriversi alla prestigiosa Fordham University di New York, sino a guadagnarsi i galloni di corrispondente per grandi quotidiani, come il New York Times e il Wall Street Journal
E per quanto riguarda il salto nella narrativa gialla? Un debutto tardivo, spinto da un vecchio amore per i polizieschi, che si rifà alla pubblicazione nel 1988 di Nero a Manhattan. A quel punto sarebbe stato un susseguirsi di successi, culminati nel 1997 con Il collezionista di ossa, il capolavoro segnato dall’entrata in scena del criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme e della sua bella collega Amelia Sachs, una coppia che sarebbe entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo grazie alla versione cinematografica interpretata da Denzel Washington e Angelina Jolie. 
Ma la prolifica penna di questo autore - riportiamo quanto già scritto a beneficio delle nuove leve - avrebbe spaziato in lungo e in largo anche altrove: così si va dalla trilogia della giovane regista Rune al ciclo dedicato al cacciatore di location John Pellam e a quello di Kathryn Dance, per non parlare degli altri undici lavori incentrati su variegati personaggi, cui vanno aggiunti sei racconti brevi e le citate antologie. Non bastasse, Deaver ha anche raccolto il testimone di Sebastian Faulks entrando a far parte, con Carta Bianca, della schiera degli autori capaci di dare voce alle avventure di James Bond, l’agente 007 creato da Ian Fleming. 
Insomma, una penna che sa raccontare, intrigare e inquietare al tempo stesso quella di Deaver. All’insegna di una specie di obbligo morale: quello di creare protagonisti sull’orlo del baratro e a rischio sopravvivenza capaci di catturare le simpatie del lettore. E non gli deve essere riuscito difficile visto che per sua stessa ammissione adora i cattivi delle sue storie e che, per renderli credibili, si siede al buio in una stanza per dare voce a quanto di peggio si possa immaginare (“Mi auguro che la lettura dei miei libri faccia sudare le mani e accelerare il battito cardiaco alla stregua di una corsa mozzafiato sull’ottovolante”). 
Risultato di tutta questo creatività? Una collezione di riconoscimenti (si va da un Nero Wolf a tre Ellery Queen Readers, dal British Thumping Good Read al Crime Writers Association’s Ian Fleming Steel Dagger, sino ad arrivare al Premio Raymond Chandler alla carriera), oltre a traduzioni in 150 Paesi e a un venduto superiore alle cinquanta milioni di copie. 
Detto questo, briciole di trama dei due racconti - che hanno a che fare sia con i quattrini che con la passione, un’accoppiata spesso foriera di guai - ai quali l’autore ha lavorato in contemporanea. Anche perché, a suo dire, scrivere storie brevi gli è sempre piaciuto, peraltro all’insegna di un trucco: “Tutto sta nel creare una svolta improvvisa, nel far prendere alla vicenda una piega inattesa e il gioco è fatto”. 
Nel primo racconto il giallo abbraccia anche il rosa, nel senso che a tenere banco, come accennato, è la conclusione all’altare di un rapporto lungo una ventina e passa d’anni fra i due protagonisti. E anche se la cerimonia a Bellagio (con dedica ai lettori italiani, “che danno tanto valore alla parola scritta”) filerà via liscia come l’olio, i guai arriveranno poco dopo, quando la nostra coppia si lascerà coinvolgere in una non facile indagine dal finale sorprendente. 
Nel secondo racconto, intitolato In assenza di prove e che a sua volta ha a che fare con il principio del criminologo Edmond Locard, secondo il quale in ogni crimine si verifica un trasferimento di prove, la scena si trasferisce in Florida, dove Rhyme ha appena finito un ciclo di lezioni di tecniche forensi. E sarà qui che lui e Amelia verranno coinvolti nel caso di un aereo che si è inabissato nell’Oceano Atlantico per cause tutte da chiarire. Incidente tecnico o attentato? E cosa può inventarsi un criminologo se le eventuali prove giacciono nella Fossa di Porto Rico, a otto chilometri di profondità? Per di più, come se non bastasse, una tempesta di quelle che si vedono solo in Florida ha spazzato via dalla pista di decollo ogni traccia… 
E questo è quanto. Salvo ricordare, come da anticipazione editoriale, che il prossimo romanzo di Jeffery Deaver, intitolato Il gioco del mai, sarà sui nostri scaffali il prossimo autunno con protagonista il “cacciatore di ricompense” Colter Shaw. Un personaggio esordiente che potrebbe fare da traino - secondo le intenzioni dell’autore - a una nuova serie. Sul cui successo c’è da scommetterci.

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