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Tout ce qu'il faut: non serve altro

Rassegna ceramica a Budrio. La Mignoli e l'universo casuale


30/03/2016

Tout ce qu'il faut è il titolo della nuova personale di Lorenza Mignoli, LoreMì, curata da Cristiano Galassi, che verrà inaugurata sabato 2 aprile alla Sala Rosa di Palazzo Medosi Fracassati di Budrio, in provincia di Bologna. Rimarrà aperta per due fine-settimana.
A un anno dalla precedente esposizione sulle ocarine, la ceramista cambia totalmente genere, entrando in una fase intimista, diciamo filosofica. La Mignoli, infatti, fa precisi riferimenti allo zen e al “Carpe diem” oraziano. “Tutto ciò che occorre” è la traduzione del titolo della rassegna, che punta sull'elemento filosofico della casualità, nel segno di una maturazione personale e spirituale dell'artista. Lo sbocco successivo di questo percorso nessuno può prevederlo, nemmeno la Mignoli, anche se non ci giurerei, conoscendo il vulcano di idee che è.
Il tema, molto più arduo di quello del 2015, è l'Oggi, declinato non come un elemento che si possa preordinare, ma secondo la bizzarria del fato, l'imprevedibilità. La ceramica si presta in maniera straordinaria a questo, grazie a una tecnica giapponese chiamata Raku, che rispecchia appieno lo spirito zen. Il Raku non offre certezze all'artista, ma è una piccola esplosione vulcanica sotto le sue mani, un sommovimento dagli esiti imprevedibili.
«Dobbiamo attendere il risultato, non preordinarlo: se ci comportassimo così anche nella vita, saremmo forse più sereni» spiega la Mignoli.
Entrata forse definitivamente in questa nuova fase del suo percorso artistico, parla di un seme gettato nella terra: «Non si è potuto impedirgli di germogliare, crescere e trasformarsi nello spunto per una ben più ampia riflessione: sulla dimensione dello spazio e del tempo, sull’insensatezza della stessa idea di un oggi e, infine, sul senso dell’esistere».
Sfocando nella propria visuale tutto ciò che vede passeggero, Lorenza Mignoli decide, da un lato, di suggerire l’idea di un’immensità impossibile da rappresentare e perfino inimmaginabile, dall’altro di distillare da questa suggestione ciò che le pare essenziale dell’esistere. Affiora quindi, piano piano, nel succedersi delle opere, un movimento tendente alla spirale: il primo germe di un abbraccio, di un’idea di accoglienza in senso lato, l’unico movimento che per Lorenza ha senso e può avere un peso sull’universo stesso, un peso infinitesimo ma reale.
Alla ceramica si affianca il legno, presente in tutte le opere in mostra, non come cornice ma come spazio di espansione dell’idea, che dalla ceramica deve allargarsi e procedere all’infinito.
Lorenza Mignoli è autrice, fra l'altro, di un enorme albero delle ocarine, tutto in ceramica, simbolo del museo dello strumento musicale e un po' di Budrio, realizzato con la collaborazione di alunni della scuola media, così come di una fontana dell'accoglienza e delle piastrelle con cui è pavimentata una larga porzione del centro storico.

S.V.

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