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Tra Parigi e Roma prove tecniche d'alleanza per una Europa più solidale

Al Consiglio Ue di fine mese Italia e Francia presenteranno una proposta condivisa per l’istituzione di hotspot nei Paesi d’origine. Intanto la Ong Oxfam lancia accuse bipartisan di abusi e maltrattamenti su bambini e donne al confine di Ventimiglia


18/06/2018

di Giambattista Pepi


Domenico Soriano, ricco pasticcere e impenitente donnaiolo napoletano, è legato all’ex prostituta Filumena Marturano da una relazione più che ventennale. Conosciuta al tempo della Seconda guerra mondiale durante un bombardamento, dopo averla tolta dalla casa di tolleranza in cui si dava da fare, dapprima l’aveva sistemata in un appartamento di sua proprietà e poi l’aveva accolta in casa sua e della sua anziana madre come amante-convivente nonché governante. È la trama del celebre film Matrimonio all’italiana realizzato nel 1964 dal regista Vittorio De Sica, che si ispira alla commedia teatrale Filumena Marturano scritta da Eduardo De Filippo. Che c’entra, vi domanderete, questo film con i fatti di questi giorni? È la metafora di quanto è accaduto tra Italia e Francia. 
I due Paesi, come è noto, hanno duramente polemizzato a distanza per la controversa gestione del “caso” della nave Aquarius con 629 migranti a bordo, dopo che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, aveva negato il suo approdo nei nostri porti. Nave poi dirottata - in quanto accettata dal Governo spagnolo - nel porto di Valencia, previo trasbordo di 400 di loro su due navi italiane al seguito. 
Come è andata si sa. Prima, per dirla con il linguaggio della boxe, i colpi diretti della Francia. Uno: la posizione del governo italiano sui migranti “è da vomitare” (Gabriel Attal, portavoce del partito di maggioranza francese La République En Marche del presidente francese). Due: il “caso” della nave Aquarius denuncia “una forma di cinismo e di irresponsabilità” da parte dell’Italia (Benjamin Griveaux portavoce del governo francese). Tre: “La Francia fa la sua parte, ciò che è inaccettabile è il comportamento e la strumentalizzazione politica che è stata fatta dal governo italiano” (ancora Griveaux). 
Quindi gli uppercut dell’Italia. Prima il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con una nota ufficiale di Palazzo Chigi (“Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi - il riferimento era alla Francia e alla Spagna - che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”. Poi ci ha pensato il ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, con una nota della Farnesina (“Quei toni sono ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l’insostenibilità dell’attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l’Italia non si è mai tirata indietro”). Infine, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al Senato (“L’Italia non merita gli insulti francesi. Macron passi dalle parole ai fatti, perché senza scuse ufficiali Conte fa bene a non andare a Parigi”). 
Mentre andava in onda questo “duello rusticano” sono accorsi pontieri e pompieri per “spegnere” una polemica che avrebbe potuto trasformarsi in un incendio di proporzioni notevoli. Non proprio l’atmosfera ideale essendo quasi alla vigilia del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles, chiamato ad esaminare - senza le ipocrisie e le reticenze del passato - il dossier scottante della gestione dei flussi migratori, la riforma del regolamento di Dublino sul diritto di asilo e le modifiche del bilancio in modo da integrare e ridistribuire le risorse finanziarie assegnandone di più proprio ai Paesi di prima accoglienza come l’Italia. 
Dopo aver protestato e chiesto vanamente le scuse di Parigi, il nostro Governo ha sorvolato sulla vicenda accettando le “giustificazioni” fornite da Macron nel corso di una telefonata con il nostro presidente del Consiglio. Caduta la pregiudiziale all’incontro di Parigi, Macron e Conte, nel bilaterale, con evidente e reciproca soddisfazione, hanno potuto far vedere all’Europa che un “incidente” diplomatico non può mettere a repentaglio l’antichissima e florida amicizia tra i due Paesi. 
Si è quindi concordata l’istituzione di hotspot nei Paesi africani d’origine - non solo la Libia ma anche quelli sahariani, come il Niger - per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti, nonché la modifica sostanziale del regolamento di Dublino. Una posizione condivisa da Italia e Francia per affrontare un problema di dimensioni notevoli che - come si può constatare ogni giorno che passa a fronte di continui sbarchi di migranti nelle nostre coste e nei nostri porti - richiede una risposta organica dall’Europa. 
Morale della storia? Parafrasando il titolo del film di De Sica, con un compromesso all’italiana, si è potuto salvare immagine e amicizia dei due Paesi. Non solo, ma si sono gettate le basi per avere una comune strategia e univoche proposte da portare a Bruxelles nella speranza di poterle far condividere anche dai rappresentanti degli altri partner Ue.
Ma c’era bisogno di questo “scazzo”? Le parola sono come le pietre, vanno maneggiate con cura. La “lezione” è servita alla Francia, ma anche a noi che, a ben vedere, siamo angeli in molti casi certamente, ma non pochi hanno la coscienza e le mani sporche. Non solo perché non pochi connazionali hanno fatto dei migranti un business redditizio, che ha coinvolto anche la malavita, ma anche perché non siamo poi così intrisi di pietà e amore verso il prossimo come lasciamo far credere al mondo intero. 
La prova? La denuncia contenuta nel rapporto della Ong umanitaria Oxfam (“Nowhere but Out”: da nessuna parte se non fuori), che parla di abusi nei confronti di immigrati minori da parte sia delle autorità italiane che di quelle francesi. “Bambini, donne e uomini - ha spiegato Elisa Bacciotti, che dirige le campagne di Oxfam in Italia - che fuggono da persecuzioni e guerre non dovrebbero patire ulteriori abusi”. 
In troppi casi la “carenza di servizi basilari e di informazioni nel sistema di accoglienza italiano mette le persone in situazioni precarie e pericolose. Persone con il semplice desiderio di chiedere asilo in Paesi dove vivono i loro familiari vengono ostacolati a ogni passo”, ha concluso Bacciotti. Oxfam ricorda infatti come almeno 16.500 migranti, di cui un quarto composto da bambini, hanno passato la frontiera francese a Ventimiglia nei nove mesi fino all’aprile scorso. Ma, lo ricordiamo, sono stati tutti respinti.

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