Share |

Trafficando in una discarica di rifiuti si può aspirare a un domani migliore?

Un viaggio alla ricerca dell’infanzia perduta firmato da John Irving, un ex wrestler professionista diventato un numero uno in libreria


12/02/2018

di Catone Assori


Per John Irving esplorare il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza rappresenta quasi una missione. E lo fa - visto che i primi anni sono quelli che ti plasmano - puntando il dito sulla possibilità di riscatto di chissà quanti ragazzi diseredati, orfani o figli illegittimi, intenzionati a lottare pur di riuscire a farsi strada nella vita. Come nel caso di Homer nell’intrigante Le regole della casa del sidro, incentrato su un orfanatrofio nel Maine e diventato un film premiato con l’Oscar per la sua stessa sceneggiatura, diretto da Lasse Hallström e interpretato da Michael Caine, Tobey Maguire e Charlize Theron; di Owen nel commovente Preghiera per un amico; di Billy e della sua diversità nel romanzo In una sola persona
E ora? Su questo filone vincente ha dato voce a Juan Diego e a un’altra storia che intriga e induce alla riflessione: Viale dei Misteri (Rizzoli, pagg. 616, euro 22,00, traduzione di Giuseppina Oneto). Trascinandoci nel passato, in quella terra giovane dove “ci siamo sentiti e ancora, ogni tanto, ci sentiamo vivi”. 
Certo risulta difficile credere che questa raffinata penna appartenga a un ex wrestler professionista, sul ring per due decenni, nonché allenatore in questo campo sino all’età di 47 anni. Così come colpisce il fatto che abbia fatto da mentore al connazionale Kent Haruf, lo scrittore scomparso nel 2012. 
Per la cronaca John (Winslow) Irving, all’anagrafe John Wallace Blunt Jr., è nato a Exeter, nel New Hampshire, il 2 marzo 1942. Lui che alla fine degli anni Sessanta - quasi in concomitanza con l’uscita del suo primo romanzo, Setting Free the Bears, ben accolto dai critici, un po’ meno dal pubblico - aveva studiato con Kurt Vonnegut, noto scrittore e saggista a stelle e strisce, all’University of  Iowa Writers’ Workshop. 
A seguire i romanzi The Water-Method Man e The 158-Pound Marriage ebbero una sorte simile al primo. Contrariato per lo scarso sforzo promozionale della casa editrice Random House, nel 1978 Irving decise di far pubblicare il suo quarto romanzo, Il mondo secondo Garp, dalla Dutton. Risultato? Un enorme successo editoriale tradotto in diversi Paesi, finalista all’American Book Award (oggi National Book Award), vincitore del premio sponsorizzato dalla National Book Foundation e diventato un film diretto da George Roy Hill per l’interpretazione di Robin Williams e Glenn Close. Film nel quale lo stesso Irving si era proposto in un cameo come arbitro di uno degli incontri di wrestling della scuola di Garp. Salvo poi riapparire anche in un altro cameo, questa volta nella trasposizione cinematografica de Le regole della casa del sidro, nei panni di un capostazione. 
Insomma, la strada del successo era stata imboccata, peraltro bissata nei successivi dieci romanzi (e così siamo giunti a quota quattordici). La qual cosa gli ha consentito di abbandonare la cattedra di insegnante di Inglese presso il Mount Holyoke College e dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, che lo vede impegnato “tutti i santi giorni”. 
Ma veniamo al dunque, ovvero alla trama di Viale dei Misteri, ambientato in Messico e che vede un ragazzino, Juan Diego, salvare libri buttati in una discarica e quindi destinati a essere bruciati. Libri non voluti, ma che una volta erano stati voluti da qualcuno in circostanze diverse. In altre parole l’autore ci porta a riflettere sul fatto che la lettura sta piano piano proponendosi come una virtù in via di estinzione. E Dio sa quanto ci sia bisogno di cultura a questo mondo. “Basti guardare - Irving non le manda certo a dire - a cosa è successo negli Stati Uniti, dove soltanto una popolazione scarsamente istruita, e quindi facile da raggirare, poteva eleggere un presidente come Donald Trump. In effetti se la gente smette di leggere, smette anche di pensare”. 
Abbiamo parlato di una ambientazione messicana per il suo ultimo romanzo. In realtà Juan Diego (Guerrero) lo incontriamo già scrittore di una certa età, ha infatti 54 anni, in viaggio dagli Stati Uniti alle Filippine, anche se sogna il suo passato in Messico. “Perché invecchiando spesso finiamo per sognare di vivere nel passato. Perché certe volte è lì che ci sentiamo vivi veramente”. Di fatto Juan Diego viaggia con i ricordi fra i meandri della sua prima gioventù, quando passava lunghe ore in una discarica, un luogo desolato ma anche, per un bambino, una prodigiosa montagna di rifiuti dove, appunto, scovare e trarre in salvo dei libri. 
Juan Diego sogna anche l’adorata sorellina Lupe e “i suoi borbottii incomprensibili a chiunque tranne che a lui. Lupe che sapeva leggere i pensieri delle persone e che amava veramente soltanto due cose: suo fratello e i cani. E sogna e risogna anche i gesuiti dell’orfanotrofio di Oaxaca, sogna un’incombente statua della Vergine Maria e anche quell’incredibile incidente avvenuto tra sua madre e la statua della Madonna”. Sogna, Juan Diego, “ricorda e sogna, entrando e uscendo - complice un’assunzione non proprio ortodossa di betabloccanti e pastiglie più o meno intere di Viagra - da luminosi attimi che nella sua mente sono eterni e bui recessi nei quali continua a sprofondare”. 
Ma non lasciatevi spaventare da queste rivisitazioni. La narrazione, infatti, scorre via liscia come l’olio e le seicento e rotte pagine si propongono alla stregua di una piacevolezza narrativa. In quanto i libri di Irving sono impregnati di una caratura certamente fuori dalle righe. Visto che l’autore, a suo dire, “è tutto meno che un intellettuale”. 
Quindi? Una storia originale e per certi versi seriosa, ma anche divertente e provocatoria; che divaga abbracciando sesso e religione. Perché “in Messico - annota Irving al riguardo - sono molto forti questi sentimenti. In ogni caso nel mio libro sia la religione che il sesso li tratto con occhio ironico, se non malizioso. Anche perché mi sorprende il fatto che, sia l’una che l’altro, vengano presi troppo seriamente. In altre parole ho provato a dare vita a un canovaccio impregnato di miseria, disperazione e speranza, nel quale solo un miracolo avrebbe potuto salvare Juan Diego, un orfano nelle mani dei gesuiti. Fermo restando che le due persone che lo avevano amato veramente erano due omosessuali, un ex prete e il suo compagno”. E questo la dice lunga… 

(riproduzione riservata)