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Tre ragazze fuori dalle righe in cerca di una sofferta felicità

Dalla penna dell’americana Amy Reed una storia giovane e frizzante. Come l’autrice. Con tanto di morale al seguito… 


19/03/2018

di Vera De Ragazzinis


La storia che tiene banco in Nowhere Girls (Piemme, pagg. 366, euro 17,00, traduzione di Elena Papaleo) è di quelle che si leggono con la piacevolezza di un bicchiere di Coca ghiacciata durante la calura estiva. La cui scrittura si rapporta a una facilità di linguaggio che cattura senza darlo a vedere, che intriga giocando sui sentimenti e non solo, che trova terreno fertile in un angolo di terra che si chiama Prescott, nello Stato americano dell’Oregon, una via di mezzo fra un paesino di campagna e un sobborgo: 17.549 abitanti in tutto, trentadue chilometri a est di Eugene e della University of Oregon, 209 chilometri a sud-est di Portland. Ma soprattutto la patria di “tante ragazze quasi donne, in attesa di sentirsi comode nella propria pelle”. 
Di certo una storia giovane a frizzante che tanto ha da spartire con la sua autrice, Amy Reed, che della narrativa per adolescenti ha fatto bandiera. Lei femminista che vive con Brian ed è mamma di Elouise (“La mia speranza”), lei con la passione delle passeggiate e delle corse sulle montagne del North Carolina, dove peraltro vive. Lei che assicura di aver scritto questo libro come un atto d’amore non solo per la sua bambina, ma per tutte le bambine. “Perché vorrei potessero vivere in un mondo con meno paura e più verità, oltre che ricco di solidarietà e gioia. Un mondo in cui si possano sentire a proprio agio, supportate da amici sinceri, che credano in loro anche quando gli altri non la pensano allo stesso modo”. 
Ma chi sono le Nowhere Girls? “Sono tutte le ragazze, ma per cominciare sono in tre: Grace, tenera e impacciata, è nuova in città, dove si è dovuta trasferire a causa dei pregiudizi nei confronti della madre; Rosina, lesbica e punk, sogna di diventare una rockstar, ma è costretta a lavorare nel ristorante messicano di famiglia; ed Erin, un’asperger con due fissazioni, Star Trek e la biologia marina, che vorrebbe assomigliare a un androide ed essere in grado di neutralizzare le emozioni”. 
In seguito a un episodio di stupro rimasto impunito, le tre amiche “danno vita a un gruppo anonimo di ragazze per combattere il sessismo nella scuola. Le Nowhere Girls - una moltitudine di voci diverse - dovranno superare la paura e l’imbarazzo per confrontarsi con coraggiosa onestà e opporsi alle minacce di chi si sente forte e non è disposto a mettersi in discussione. Ma alla fine riusciranno in ciò che sembrava impossibile: le cose possono cambiare e tutti hanno diritto alla loro fetta di felicità. Senza compromessi. Senza discriminazioni”. 
Insomma, in scena troviamo uno spaccato del mondo femminile che trascorre buona parte del tempo sui banchi di un liceo, dove ci si deve raffrontare con il complicato rapporto con l’altra metà del cielo e, di riflesso, con le ingiustizie. Una trama per certi versi amara, che comunque si rifà alla forza del coraggio e dell’amicizia; che si rapporta con il disagio e con il rapporto conflittuale con il sesso, segnato spesse volte dall’ignoranza, dal fatto di non saperne molto. Il tutto all’insegna di ragazze stanche di essere trattate come oggetti, di dover sopportare l’arroganza dei coetanei che abusano di loro sia fisicamente che verbalmente. 
Che dire, una storia giovane e frizzante che si riallaccia ai lati oscuri e ancora poco esplorati della giovinezza; una “rappresentazione meditativa e pensosa della sessualità femminile in una cultura che spesso la rifiuta”, come ha avuto modo di annotare Booklist; ma anche un concentrato di speranza e di coraggio che non ma mancherà di far riflettere.

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