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Tre uomini e un cane a caccia di un killer con un pallino fisso: quello di far fuori i testimoni scomodi

Torna Robert Crais con una storia che si dipana all’ombra del terrorismo, fra trafficanti di armi, funzionari corrotti e bande criminali, dove nessuno è chi afferma di essere. Una storia che si sviluppa all’insegna di numerosi colpi di scena oltre che di un intrigante ritmo narrativo


16/09/2019

di Mauro Castelli


Di Robert Crais sei anni fa avevamo scritto - e il nostro giudizio non cambia di una virgola (semmai trova ulteriori positivi riscontri nell’incasso del Grand Master Award, un riconoscimento già vinto da numeri uno del calibro di Stephen King, Elmore Leonard ed Ed McBin) - un gran bene. Giudizio che peraltro riportiamo pari pari: disincantato e quanto mai abile nel tratteggiare personaggi che scottano e catturano; sempre piacevolmente intrigante grazie a una stesura narrativa condita di debolezze, dubbi e timori; decisamente innovativo nel tessere le mille trame che in buona parte ama ambientare a Los Angeles, una città che adora in quanto, a suo dire, sa offrire sempre una seconda chance. 
Lui che ha imparato i fondamentali della scrittura lavorando a serie televisive famose come Quincy e Miami Vice (“Mi hanno inizialmente permesso di sbarcare il lunario, ma soprattutto hanno rappresentato per me una vera e propria palestra di scrittura”); lui che ha firmato il successo di altri punti fermi del piccolo schermo, come L.A. Law, Avvocati a Los Angeles, Baretta, Hill Street giorno e notte, The Twilight Zone, proponendosi come uno dei più prolifici sceneggiatori di serial televisivi su piazza; lui che è approdato alla carta stampata nel 1987 con Corrida a Los Angeles, romanzo nel quale fece debuttare l’investigatore privato Elvis Cole (un omaggio al padre che aveva lavorato per diversi anni in polizia e che era scomparso da poco) in abbinata al suo socio e amico, l’ex marine Joe Pike. Due personaggi che, per le loro caratteristiche, vita natural durante terranno banco soltanto in libreria (“In effetti non ho alcuna intenzione di venderne i diritti cinematografici, in quanto non vorrei guastare il file rouge che si è creato con i lettori. In altre parole non ho intenzione né di deluderli né di ingannarli”). Scaffali dove sono già approdati 17 romanzi, con traduzioni allargate alla bellezza di 62 Paesi. 
Insomma, non ha bisogno di presentazioni Robert Crais, lo scrittore a stelle e strisce che, dopo essersi laureato in ingegneria, aveva preferito dedicarsi alla sceneggiatura e alla scrittura, approdando a Hollywood nel 1975 dalla Louisiana (è infatti nato il 20 giugno 1953 a Baton Rouge ed è cresciuto sulle rive del Mississippi, anche se ora abita a Santa Monica assieme a… due gatti e migliaia di libri”) con la voglia della scrittura incorporata. Voglia che lo aveva contagiato a partire dai quindici anni grazie alla lettura dei capolavori firmati da Dashiell Hammett, Ernest Hemingway e John Steinbeck, in abbinata alla grande passione per i fumetti, che per certi versi lo avrebbe indirizzato sulla strada della detective fiction. 
Lui che dopo aver dato alle stampe, tanto per citare, a La città dorme, La squadra, Trappola per un angelo, Il mercante di corpi, L.A. Killer, La sentinella, Deserto di sangue e Il sospetto, si ripropone ora ai lettori italiani (come al solito con un certo ritardo rispetto alla pubblicazione negli States) con La promessa (Mondadori, pagg. 342, euro 19,00, traduzione di Annamaria Raffo), “un capolavoro di suspense” che vede come protagonisti i suoi due più amati personaggi, i citati Elvis Cole e Joe Pike (una strana, piacevole coppia di detective dai caratteri diversissimi, legata da una forte amicizia e animata da una grande onestà), che stavolta faranno squadra con i protagonisti de Il sospetto, ovvero l’agente del Dipartimento di polizia Scott James (ancora segnato dai sensi di colpa per la morte di una collega, di cui si sente responsabile) e il suo cane poliziotto Maggie (una femmina di pastore tedesco nera e marrone di quasi 40 chili, che in Afghanistan scandagliava i terreni di guerra in cerca di mine ed esplosivi, sino a restare vittima di un attentato che avrebbe interrotto il suo lavoro nell’esercito finendo relegata in una gabbia). 
Insomma, una strano quartetto in scena in una storia che terrà il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina e che conferma, ancora una volta, il talento di Crais, considerato “uno dei più interessanti” autori di thriller su piazza, nel dare voce a vicende emozionanti. 
Detto questo spazio alla sinossi: dopo aver accettato un incarico strettamente riservato, Elvis Cole si mette sulle tracce di una madre sconvolta dal dolore e misteriosamente scomparsa. In una notte di pioggia incessante, la sua ricerca lo conduce nei pressi di una casa come tante altre a Echo Park, in quel di Los Angeles, dove le sue indagini incroceranno quelle di Scott e Maggie, due sopravvissuti, scampati alla morte. 
A farli incontrare, loro malgrado, è Rollins, un feroce malvivente che ha lasciato dietro di sé un corpo senza vita ed esplosivi sufficienti a far saltare in aria un mezzo quartiere. In fuga dalla polizia, l’uomo sembra essere collegato anche alla donna scomparsa che Cole sta cercando. E l’agente Scott è l’unica persona in grado di identificare Rollins, che ha una regola ben precisa: non lasciare mai vivo un testimone. 
Cosa succede è presto detto: costretto al silenzio dalla segretezza del suo incarico, Elvis Cole viene preso di mira dalla polizia stessa, mentre Scott e Maggie diventeranno a loro volta i bersagli preferiti di Rollins. Sta di fatto che insieme si ritroveranno a combattere contro l’ombra del terrorismo, trafficanti di armi, funzionari corrotti e bande criminali, in una storia dove nessuno è chi afferma di essere. Forse nemmeno la donna - piccola, rotondetta, grassoccia - che tutti hanno promesso di salvare. 
In sintesi: un lavoro crime di piacevole lettura, intenso quanto appassionante, condito di personaggi che lasciano il segno. Una storia che non dà un attimo di tregua al lettore, segnata da colpi di scena e caratterizzata da un intrigante feeling narrativo: frasi brevi e graffianti, legate con intelligenza da un magistrale ritmo descrittivo.

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