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Tria "sdogana" l'aumento dell'Iva. E dopo le Europee la resa dei conti sulla manovra

Intanto il voto del 26 maggio suggerisce a Di Maio e Salvini di premere sull'acceleratore delle promesse


15/04/2019

di Artemisia


Le europee alle porte inducono Di Maio e Salvini a premere sull’acceleratore delle promesse. 
Ecco quindi l’insistenza sul reddito minimo e sulla flat tax, i cavalli di sfondamento dei due vicepremier per le incursioni nel campo elettorale di quello che è sempre più un avversario anche se partner di governo. Ma il libro dei sogni deve fare i conti con la cruda realtà disegnata dal Def, il Documento di economia e finanza. Non è più il tempo di gridare contro i gufi e sta emergendo chiaramente che anche i presunti alleati populisti europei non lo sono affatto come Salvini ha cercato di far credere. La grande famiglia UE dei sovranisti ha detto a chiare note che non intende avere nulla a che spartire con l’Italia se questo vuol dire sobbarcarsi del peso del suo debito. Ecco quindi che il nostro Paese, in lite palese con la Francia sulla gestione del futuro della Libia e senza il sostegno dei sovranisti europei, torna ad essere un sorvegliato speciale. Anche la linea tutto sommato accomodante e dialogante della Cancelliera Angela Merkel ha lasciato il posto a toni più rigidi che richiamano al rispetto delle regole di bilancio UE. 
Continuare a insistere su misure che allargano il deficit è il miope tentativo di chi vuole usare la carta delle promesse sapendo che superata la tornata elettorale non potrà mantenerle. Anche la vittoria dei partiti populisti, data come improbabile, non cambierà nulla per quello che il Governo dovrà fare di qui a fine anno. Avere più seggi a Strasburgo non significa poter fare ciò che si vuole sul bilancio pubblico perché saranno i compagni di viaggio europei di Salvini e Di Maio a ricordare che non c’è spazio per chi fa debiti e non intende pagarli. 
Durante il meeting primaverile del Fondo Monetario Internazionale, il ministro dell’Economia Tria ha avuto modo di raccogliere il mood verso l’Italia. Il nostro Paese non è più quello che desta allarme ma la crescita zero, la situazione delle banche zeppe di titoli pubblici e le misure che hanno fatto salire il deficit destano preoccupazione. È vero che c’è una situazione di recessione generalizzata e anche la Germania ha dovuto tagliare le stime di crescita ma è anche vero che continuare a insistere su interventi che allargano la spesa senza portare risultati sul fronte dello sviluppo, è un suicidio. 
Al momento Bruxelles ha usato la strategia dell’attesa. Usare il pugno duro con le elezioni alle porte non conviene a nessuno. Ma passata la tornata elettorale si faranno i conti. 
A Tria quindi il difficile compito di traghettare il Paese verso una manovra economica che non sia da lacrime e sangue ma che comunque rimetta in carreggiata il Paese. 
All'ultimo Consiglio dei ministri, il ministro ha sbarrato la strada a Salvini sulla flat tax dicendo che siccome la tassa piatta ha un costo di 12-15 miliardi, bisognerebbe finanziarla con l’aumento dell’Iva. Fare tutte e due le cose insieme cioè agire sulle aliquote fiscali e disinnescare la miccia dell’incremento dell’Iva. Ci sono infatti 23 miliardi da trovare, entro l'autunno, per disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia. Nel Def c’è scritto che i soldi si possono trovare con la spending review, cioè tagliando le agevolazioni fiscali. Ma oltre al fatto che chi si è cimentato su questa strada negli ultimi anni ha sempre fallito, c’è il rischio che quello che si guadagna di minore imposta con la flat tax, poi si debba pagare con minori detrazioni. È un terreno scivoloso. 
Ecco quindi che Tria ha smontato il tabù dell’intoccabilià dell’Iva che potrebbe anche aumentare. Di Maio e Salvini non ne vogliono sentir nemmeno parlare. La strada è stretta e la resa dei conti è alle porte.

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