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Tutte le donne che furono al vertice del Terzo Reich

James Wyllie racconta il vissuto delle mogli, delle compagne e delle amanti dei gerarchi del nazismo. A partire da Adolf Hitler


21/12/2020

di Giambattista Pepi


Tutti sanno chi fu Adolf Hitler. Parlarne sarebbe un’ovvietà. Molto meno si sa invece di Eva Braun, la compagna, e negli ultimi due giorni della sua vita, la moglie del Führer, che ne condivise il tragico destino. Avuto notizia della capitolazione dell’esercito tedesco ormai assediato dalle truppe alleate, il 30 aprile 1945 Hitler decise di togliersi la vita suicidandosi con un colpo di pistola alla testa dopo aver ingerito una capsula di cianuro nel bunker di Berlino. La consorte seguì la stessa sorte ingerendo cianuro. 
Eva Braun non fu l’unica donna del dittatore: la prima e l’unica donna che abbia veramente amato era stata Geli Raubal, sua nipote. L’entourage la descriveva come una ragazza “semplice, spontanea, spensierata e divertente” che aveva un effetto positivo sull’umore del Capo del Terzo Reich. Costretta a rompere il fidanzamento con Emil Maurice, l’affascinante autista di Hitler, alla fine del 1929, poco più che diciannovenne, si trasferì a vivere nell’appartamento dello zio a Monaco di Baviera. 
In breve la sua vita divenne un inferno: spiata, controllata, costretta a fare ciò che voleva suo zio. Frustata e infelice, il 18 settembre 1931, mentre Hitler si trovava a Norimberga, decise di suicidarsi sparandosi un colpo di pistola al petto. Appresa la notizia Hitler, sconvolto e disperato, si precipitò a Monaco ma non c’era più nulla da fare: a faccia in giù, dopo una lenta e straziante agonia, Geli era morta dissanguata. 
Eva Braun era diversa da Geli. La potremmo definire snob e sofisticata, quel tipo insomma di donna “moderna” che scosse la società tedesca del dopoguerra: fumava, seguiva i balli di tendenza che arrivavano dai jazz club americani, leggeva riviste di moda e acquistava i prodotti di bellezza più pubblicizzati. Venerava le star del cinema e i personaggi famosi. 
Il 20 aprile 1945 era il compleanno di Hitler ed Eva Braun non si rassegnava a un festeggiamento tetro, immalinconito dai presagi della disfatta: bevve champagne, mise sul grammofono un vecchio disco, cercò di coinvolgere i pochi invitati rimasti in un ballo triste e sfrenato. 
Eva Braun Hitler, Magda Goebbels, Carin ed Emmy Göring, Ilse Hess, Lina Heydrich, GerdaBormann e MargareteHimmler: chi erano, cosa pensavano, come agivano, cosa fecero le mogli, le compagne, le amanti dei più importanti gerarchi nazisti? Ce lo racconta James Wyllie nel libro Naziste. Le mogli al vertice del Terzo Reich (Utet, pagg. 346, euro 22,00 traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe). 
Difficilmente inquadrabili nel cliché della donna docile e sottomessa, queste Naziste hanno avuto un ruolo decisivo nella costruzione e nel consolidamento del Terzo Reich, determinando svolte, conversioni, rotture, alleanze, e conservando tenacemente la memoria dei mariti ben oltre la fine della Seconda guerra mondiale. Non rimasero insomma “dietro” gli uomini ingombranti che avevano sposato, come vorrebbe l’abusato modo di dire, inermi custodi della loro vita privata; ma accanto, fianco a fianco nella costruzione quotidiana del più tragico progetto politico di tutti i tempi. 
“La storia delle donne naziste - scrive nell’introduzione l’autore - ci dà modo di capire più a fondo la natura del nazismo e la psicologia dei suoi leader, e fornisce una prospettiva inedita sui principali eventi che ne determinarono l’ascesa e il declino. L’obiettivo di questo libro è descrivere le vite di queste donne dal momento in cui vennero coinvolte nel movimento nazista – in molti casi ancor prima di conoscere i mariti – fino agli anni delle lotte, del potere, del declino e della distruzione, e infine nel crepuscolo del dopoguerra, fatto di negazionismo e illusione”. 
Ripercorrendo diari, lettere, libri di memorie, documenti d’archivio, Wyllie(scrittore e sceneggiatore pluripremiato di film e serie tv: ha lavorato per la Bbc, Film4, Talkback e pubblicato Goering and Goering: Hitler’s Henchman and his Anti-Nazi Brother e Codebreakers: The True Story of the Secret Intelligence Team That Changed the Course of the First World War) fa emergere un versante sconosciuto della storia del nazismo, e rende più comprensibile la vita interiore,  apparentemente inspiegabile e mostruosa, degli uomini che hanno avverato l’incubo hitleriano. 
E mentre ordisce un fitto intreccio di notazioni psicologiche e trame politiche, faccende personali e questioni diplomatiche, problemi sentimentali e sogni di dominio, Wyllie ci costringe a riconsiderare la tradizionale distinzione tra pubblico e privato, tra fatti storici e gossip. Perché, parafrasando la celebre intuizione di Hannah Arendt, è necessario fare storicamente i conti con la “normalità” del male, con la sua domestica e feroce quotidianità.

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