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Tutti in fila alla "Corte" di Berlusconi, a partire da professionisti e imprenditori

E dire che sino a qualche mese fa il Cavaliere era l'uomo nero sulla via del tramonto


11/12/2017

di Artemisia


Fino a qualche mese fa, Berlusconi, per imprenditori e associazioni di categoria, era ancora “l’uomo nero”, irrimediabilmente sul viale del tramonto e per di più senza eredi a raccogliere i consensi rimasti attaccati a Forza Italia, nonostante diaspore e scissioni. Poi all’improvviso, come spesso accade in politica, lo scenario si è ribaltato. E senza che nemmeno Berlusconi facesse qualcosa per tornare sulla cresta dell’onda. I ripetuto sbagli di Renzi, la litigiosità interna al Pd, gli hanno servito sul piatto d’argento un vantaggio insperato. 
E ora quelli che un tempo, non tanto remoto, non gli rispondevano nemmeno al telefono, fanno la fila ad Arcore o dallo stratega Gianni Letta, per accreditarsi e “offrire i propri servigi”. Tutti sentono che per il centrodestra, che a differenza della sinistra, quando si tratta della battaglia elettorale sa compattarsi mettendo da parte i rancori, è a un passo dal 40%. E questa volta non deve fare nulla perché la campagna elettorale gliela sta facendo Renzi, Grasso, la Boldrini e perfino Parisi. Alla Corte di Arcore si dice che non serviranno nemmeno ingenti spese o apparizioni televisive per conquistare consensi. Basta restare fermi, dicono i più stretti collaboratori di Berlusconi, tanto ci pensa Renzi a drenare voti moderati. 
Ed è nel bacino dei moderati, degli indecisi, dei delusi che Forza Italia vuole andare a pescare. Sono i delusi da Alfano, da quel Ncd poi mutato in Ap, che ora sono sbandati. La rinuncia alla candidatura di Alfano ha creato un altro squarcio nel partito dei centristi. Bisognerà vedere quanti sono disposti a seguire la ministra Beatrice Lorenzin nella battaglia a perdere con Renzi. Se anche Alfano ha gettato la spugna, vuol dire che la partita non è più credibile. 
Intanto si ingrossa la fila di quanti fanno anticamera ad Arcore. L’ultima rilevazione di Alessandra Ghisleri, assegna al blocco «FI-Lega-FdI e altri» il 38,1 per cento dei voti. «E ancora non siamo in campagna elettorale, dove com’è noto guadagno sempre dei voti», sorride Berlusconi. La «quota 40» è lì, a meno di due punti. Col 42 ben distribuito sul territorio nazionale, almeno questo dicono le proiezioni riservate, ci sarebbe la maggioranza alla Camera e al Senato. Tanto basta perché il fuggi fuggi dai partiti verso il centrodestra abbia inizio. 
Qualche settimana fa, a parlare di imprenditoria e di futuro del Paese, a Villa San Martino ha fatto capolino il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio, non ha mai smesso di frequentare la casa, visto che dell’ex premier è amico personale da secoli. E tutto questo, ragionano nella cerchia ristretta di Berlusconi, «è soltanto l’antipasto». Una manciata di punti percentuali, con molto tempo a disposizione davanti, «e il gioco di tornare a Palazzo Chigi sarà fatto». Al momento nessuno si pone il problema di chi sarà premier. Non è ancora chiaro se la sentenza di Strasburgo arriverà prima della tornata elettorale in modo da consentire a Berlusconi di correre. Ma anche questo è diventato un particolare irrilevante. Il centrodestra sente di avere il vento in poppa. Sulla leadership si discuterà in un secondo momento. L’importante ora è che nel Pd continui la lotta fratricida fino alle estreme conseguenze. Per il nome di chi guiderà il Paese nei prossimi cinque anni, c’è tempo.

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