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Tutto quello che avreste voluto sapere, ma che nessuno sinora vi aveva detto, su quel discusso genio di Michael Jackson

Dalla penna graffiante dell’americana Margo Jefferson, premio Pulitzer per la critica, il ritratto dolce e amaro del più grande trasformista della musica. Un tormentato Re del Pop che non si è fatto mancare nulla: dalle raccapriccianti trasformazioni fisiche ai processi per abusi sessuali


23/09/2019

di Valentina Zirpoli


“Un bambino prodigio; un performer inarrivabile; un’icona contemporanea, ma anche un uomo tormentato”: così Margo Jefferson, nata a Chicago nel 1947 e vincitrice di un premio Pulitzer per la critica, racconta la storia di uno dei più grandi artisti del Ventesimo secolo. Ovvero quella di Michael Jackson, un ragazzo di colore che voleva diventare bianco, che con le sue canzoni e il suo modo di vivere avrebbe lasciato un segno nella storia della musica: “Incrociando stili e generi, modelli e metafore, confondendo i codici culturali”, ma anche lasciandosi travolgere dalle voci e dagli scandali che strada facendo lo avevano trasformato “in un oggetto di scherno, in un personaggio repellente”. 
E di questo discussero durante un pranzo, nel 2001, la citata Margot Jefferson (docente alla Columbia University nonché penna di peso per testate come quelle del New York Times, del Guardian e di Vogue) e il suo editor americano. Come lei stessa racconta in una inedita introduzione scritta per la versione italiana di Su Michael Jackson (66thand2nd editore, pagg. 154, euro 15,00, traduzione di Sara Antonelli), fu nel corso di quell’incontro che “decidemmo di restituirgli quello che gli spettava prima che si autodistruggessero o che lo autodistruggessero”. Ma i fatti “si susseguirono troppo velocemente e io non riuscii - annota ancora l’autrice - a concludere il libro che avevamo in mente prima del suo arresto nel 2003, per poi essere rinviato a giudizio l’anno dopo, prosciolto dalle accuse nel 2005 e aver lasciato questo mondo nel 2009 per overdose”. 
Lui che a dieci anni di distanza “è tornato a catturare l’attenzione di tutti, smentendo la convinzione comune che una volta morto sarebbe finita e che sarebbe stata ristabilita la sua grandezza di artista, mettendo a tacere sia i fatti sia le bugie sui suoi rapporti sessuali con i bambini”. Ecco perché una rilettura della sua vita tormentata (da piccolo era stato picchiato e vessato psicologicamente dal padre Joseph, oltre che molestato sessualmente - si racconta - da almeno un adulto del mondo della musica) può portare a un giudizio nuovo di zecca su questo strano personaggio che “non la smetteva di farsi tagliuzzare chirurgicamente la faccia, anche per non somigliare al padre, oltre che a far di conto con il suo retaggio di abusi”. 
Di fatto la sua, annota Margo Jefferson, è stata una favola complessa, sia tragica che horror. Personalmente “sono convinta che desiderasse sinceramente essere un protettore dal cuore puro di tutti i bambini innocenti del mondo. Ma quel suo desiderio ha donato alla sua finzione un potere inquietante. Un potere che esercita ancora oggi sulla moltitudine di fan che su Internet pubblicano sia affannose difese che feroci denunce”. 
Michael Jakson, si diceva, l’artista più elettrizzante, innovativo e influente del secolo scorso. E quando “pubblicai il mio libro su di lui rimpiangevo il Michael Jackson artista. Rimpiangevo il bimbetto inquietante, il ragazzo carismatico e vagamente triste, il mutaforma-uomo-donna-cyborg-extraterrestre; il poliglotta che aveva studiato, padroneggiando ed esaltando così tanti stili e tradizioni; il performer per cui non esisteva alcuna forma di musica e danza popolare che potesse essere considerata aliena. Lo rimpiangevo, ma ero confusa e al tempo stesso ossessionata. Oltre che infuriata, perché non voleva essere capito. E al tempo stesso pretendeva di essere amato incondizionatamente”. 
Insomma, un personaggio fuori dalla portata dei più e della stessa Jefferson, la quale non manca di accusarsi: “Provo imbarazzo e vergogna per il fatto che quando ho scritto il libro che state per leggere non sono riuscita a spingermi fino al punto di riconoscere che quest’uomo ferito era quasi di sicuro un predatore sessuale…”. 
Insomma, una storia in chiaroscuro quella di Jackson - uomo peraltro affascinante e generoso, ma anche scaltro ed egoista - segnata dal sottile crinale che separa arte, vita e corruzione. Con un interrogativo al seguito: può essere l’arte considerata sempre dalla parte della libertà? Può trascendere dal nostro sistema sociale e dalle regole in essere? Personalmente ne dubitiamo, anche nel caso di un genio. 
Lui artista geniale, provocatore; un’icona, un enigma dei nostri tempi. Un talento capace fin da bambino - come da sinossi - di mescolare generi e stili, di reinventarsi sul palco e nella vita, accogliendo in sé l’essenza di altri personaggi, di miti e modelli immaginari: Diana Ross e Elvis Presley, Elizabeth Taylor e James Brown, Edgar Allan Poe e Peter Pan. Ma chi era davvero Michael Jackson? E cosa lega la sua ascesa spettacolare e la sua caduta rovinosa a coloro che lo hanno creato, amato o ferito? 
Sta di fatto che 66thand2nd ha proposto per la prima volta in Italia questo studio affascinante di Margo Jefferson, che sonda fin nei suoi recessi più intimi l’anima tormentata del Re del Pop: dai Jackson Five alla Motown, da Thriller alle raccapriccianti trasformazioni fisiche, fino al processo per abusi sessuali e alle ultime, scioccanti rivelazioni. Una autrice capace di sviscerare come pochi altri l’essere tormentato di questo genio maledetto della musica, di quest’uomo dalle mille trovate. Ma anche l’uomo del denaro, una angolatura anche questa da non sottovalutare…

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