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Un'altra picconata: smantellata la riforma Fornero

L’introduzione della Quota 100 manda in pensione la manovra varata dal governo Monti


15/10/2018

di Damiano Pignalosa


Tra i temi più caldi riguardanti il Def c’è senza dubbio la riforma delle pensioni che metterà a dura prova le coperture preannunciate dal governo. Un banco di prova, quello della Quota 100, che ci farà capire le reali intenzioni dell’esecutivo che si dice pronto a mandare avanti tutti i punti sottoscritti nel contratto di governo con l’abolizione, come in questo caso, della legge Fornero e l’introduzione del reddito di cittadinanza e flat tax.
Il meccanismo di Quota 100 è quello noto: soglia minima di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Con il crescere dell’età anagrafica salirà anche la quota (101, 102 e via dicendo) fino al raggiungimento del requisito dei 67 anni. Ci sono alcune eventualità che non si possono ancora escludere. Potrebbe succedere, infatti, che per limitare i costi della riforma delle pensioni il governo sia costretto a prevedere delle penalizzazioni anche per la Quota 100, al pari ad esempio di quanto succede per Opzione Donna dove le lavoratrici per andare in pensione a 57 anni e 7 mesi - più 35 anni di contributi - devono accettare un ricalcolo contributivo che, a seconda della situazione contributiva dell’interessata, può portare anche ad una riduzione del 30% dell’assegno di pensione. Il tutto potrebbe essere agganciato al fondo esuberi per agevolare i pensionamenti nei casi di crisi aziendale. A meno di modifiche dell'ultimo momento, Quota 100 consentirà di andare in pensione con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l'età pensionabile sarà aumentata a 67 anni. Su questo proposito la maggioranza ha smentito a più riprese la possibilità di una penalizzazione per coloro che anticiperanno l'accesso alla pensione, cercando in tutti i modi di buttare acqua sul fuoco.
Continuano però a rincorrersi le voci su un ampliamento del Fondo centrale di garanzia delle banche anche per reggere a un eventuale urto dei mercati, ma il Governo, smentisce anche in questo caso. Il vicepremier Di Maio fa sapere inoltre che è al lavoro per abbassare premi Rc auto giudicati «indecenti in alcune zone d’Italia» spostando anche in questo caso l’attenzione sulla manovra e dimostrando una sicurezza sull’applicazione che non fa trasparire possibili passi indietro.
Bisogna comunque sottolineare che ci sono diverse le “criticità” di quota 100 per il pubblico impiego. Il 40% di coloro che anticiperanno la pensione grazie alla norma (62 anni di età e 38 di contributi) voluta da M5s e Lega è composta da statali. Si tratta di circa 160mila pensionati su un totale di 400mila. A loro deve essere pagato il Tfs (trattamento di fine servizio), la liquidazione che Stato e enti locali versano ai loro dipendenti quando si ritirano dal lavoro.
Il conto che si presenterà al governo sarà alquanto salato. Le regole attuali prevedono che i primi 50mila euro di liquidazione vadano pagati subito agli statali che si pensionano, mentre la parte che eccede questa somma viene pagata entro 60 mesi. Secondo le stime dei sindacati la liquidazione di un dipendente pubblico oscilla tra i 70mila e gli 80mila euro. La spesa per il Tfs da versare nel 2019 ai 160mila pensionati statali ammonterebbe così a circa 8 miliardi. La soluzione alla quale starebbe lavorando il governo prevede il pagamento tutto e subito del Tfs ai dipendenti statali che si pensionano. Ma l’esborso non sarebbe a carico dello Stato, bensì anticipato dalle banche. Il Tesoro restituirebbe capitale e interessi in cinque anni, riducendo così il costo della liquidazione a circa 1,5 miliardi l’anno.
Con il passare del tempo i tasselli vanno al loro posto e il quadro generale del Def prende vita. In molti hanno definito questo governo come quello degli incompetenti, ma la realtà è che con il reddito di cittadinanza, l’innalzamento delle pensioni minime e l’abbattimento della Fornero, l’attuale esecutivo si è assicurato un lunga vita. In un Paese come l’Italia, dove i cali demografici hanno fatto si che il numero degli elettori sia composto da due terzi di pensionati o soggetti in procinto di andarci, queste manovre creeranno uno scudo protettivo che renderanno vani ed inutili tutti gli attacchi delle altre fazioni politiche italiane ed europee che, con il passare del tempo, non potranno fare altro che sedersi al tavolo delle trattative senza poter più imporre la loro linea totalitaria.

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