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Un caso irrisolto per Harry Bosch e Renée Ballard. E saranno davvero scintille

Risultato? Un altro colpo da maestro per Michael Connelly. A seguire Kate Quinn, Andrée A. Michaud e due storie bonsai firmate da Cristina Converso e da Corrado Artale


21/10/2019

di Mauro Castelli


La prima volta di una coppia investigativa che, in passato, non aveva mai avuto a che fare. Composta, ovviamente, da due azzeccati personaggi: Heronymus Harry Bosh, arrivato per la prima volta sugli scaffali nel 1992 ne La memoria del topo (e da allora protagonista di altre venti storie), e Renée Ballard, che avevamo imparato a conoscere soltanto lo scorso anno come protagonista de L’Ultimo giorno della notte. Due numeri uno delle indagini usciti dalla preziosa penna di Michael Connelly, che questa volta ha deciso di proporli insieme, e con successo nemmeno a dirlo, ne La notte più lunga (Piemme, pagg. 380, euro 19,90), un lavoro tradotto ancora una volta con il garbo che gli è congeniale da Alfredo Colitto. 
Bosh, si diceva, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni: non è un eroe, ma certamente un tipo fuori dalle righe, quanto mai abile nello scavare a fondo nei misteri del passato; che si porta al seguito una buona dose di violenza, ma soltanto a fin di bene; che ama aggirare i divieti e sfidare la burocrazia; che deve battagliare con i sensi di colpa per essere stato costretto, a causa del suo lavoro, a trascurare la famiglia. 
E Renée Ballard? È una ex reporter di nera, entrata a far parte della polizia di Los Angeles in quanto stufa di scrivere di crimini e impaziente di risolverne qualcuno. Un’agente che in poco tempo si era guadagnata i galloni di detective alla Omicidi. Ma poi qualcosa è andato storto. E adesso è relegata al turno di notte, insieme al collega Jenkins, a godersi dagli scomodissimi posti in prima fila in quello che in polizia chiamano “l’ultimo spettacolo”. 
Così, come a ogni alba, la detective Renée Ballard torna insoddisfatta al distretto con addosso tutta la stanchezza della notte. Ed è questa la sua croce, sin da quando si è scontrata in malo modo con i suoi superiori. Ma stavolta alla stazione di polizia c’è una sorpresa ad aspettarla: uno sconosciuto con i capelli grigi e i baffi, intento a frugare tra vecchi schedari. Un intruso che, guarda caso, si chiama Harry Bosch. Proprio lui, la leggenda, il detective in pensione del Lapd (Los Angeles police department) che adesso si occupa di cold case al distretto di San Fernando. 
Harry sta indagando sul caso irrisolto della quindicenne Daisy Clayton, una ragazzina scappata di casa e ritrovata morta in un cassonetto. Una giovane vita finita in discarica come un sacco di spazzatura. E Bosch, che ha conosciuto sua madre, non riesce ad avere pace sapendo che chi ha distrutto la vita di Daisy è ancora a piede libero. 
Insomma, uno strano incontro quello fra Harry e Renée, tanto più che la natura scontrosa della poliziotta le ha già alienato parecchie amicizie. E per lei superare la diffidenza non sarà quindi facile. Sì, Bosh l’ha sentito nominare, ma per lei è un perfetto sconosciuto. E comunque, di solito, Renée non si fida degli uomini. Eppure, quando viene a saperne di più sul caso al quale Bosch è tanto interessato, qualcosa in lei si scioglie. Al punto che sarà proprio lei a voler partecipare alle indagini... 
In sintesi: un nuovo thriller al quale, ancora una volta, Connelly sa dare adeguato respiro e suspense. Giocando peraltro a rimpiattino fra i caratteri dei due protagonisti, distanti anni luce l’uno dall’altro. Il tutto a fronte di una storia che si allarga a macchia d’olio, riducendo man mano il solco che separa la fantasia dalla realtà: evidente è infatti l’accurato lavoro di documentazione da parte dell’autore. Il quale, ancora una volta, regalerà ore piccole ai suoi lettori. 
Detto del libro, riproponiamo - a beneficio delle nuove leve - il profilo di questo collezionista di bestseller, un ingegnere mancato che strada facendo ha venduto decine di milioni di copie dei suoi libri (tradotti in 35 lingue), incassando una marea di riconoscimenti: dall’Edgar Allan Poe al Nero Wolfe, dal Dilys a un doppio Barry, dal Macavity alla consacrazione legata alla presidenza, nel biennio 2003-2004, del Mistery Writers of America. Premi che in Italia, dove è molto amato, lo hanno visto vincitore di un Bancarella e di un Raymond Chandler Award al “Noir in Festival” di Courmayeur. 
Per la cronaca Michael Connelly, figlio di un artista incompreso e di una grande lettrice di gialli, è nato il 21 luglio 1956 a Filadelfia, è cresciuto in Florida e sin da ragazzino sognava di seguire le orme di Raymond Chandler, grande innovatore del romanzo giallo tradizionale (“Non sarei mai diventato quello che sono se non avessi letto il tredicesimo capitolo de La sorellina”). 
Non a caso, quando si trasferì nella Città degli Angeli - repetita iuvant - fece il diavolo a quattro per poter prendere in affitto l’appartamento in cui era stata ambientata la trasposizione cinematografica di un suo lavoro, Il lungo addio, per la regia di Robert Altman. E forse sarebbe stata questa sua passione a farlo puntare, con alterne fortune, sulla cronaca nera. Sin quando una sua inchiesta, portata avanti assieme a due colleghi, venne candidata al Premio Pulitzer, la qual cosa gli valse l’assunzione come giornalista criminologo al Los Angeles Times
Che altro? Un autore che si rapporta con una certa dose di timidezza, che si propone comunque cordiale e accattivante (ci è capitato di cenare con lui e di rendercene conto), che ha la capacità, attraverso un linguaggio semplice, di dare voce a storie complesse. E non è da tutti. 


Il secondo consiglio per gli acquisti è legato alla penna dell’americana Kate Quinn che due anni fa era arrivata sugli scaffali con un romanzo, Fiori dalla cenere (Nord, pagg. 462, euro 19,00, traduzione di Anna Ricci), che ha venduto un milione di copie soltanto negli Stati Uniti e che stato tradotto, o è in corso di traduzione, in ben 27 Paesi. Un caso editoriale legato alla storia di due donne, due spie, legate da un solo destino, che si dipana fra eventi realmente accaduti e altri di credibile fantasia. 
Per la cronaca Kate Quinn - appassionata di film d’azione, oltre che di cucina - è originaria della California meridionale. Dopo aver frequentato la Boston University, conseguendo un diploma in Canto (voce classica), si sarebbe accasata a San Diego con il marito e due cani, Caesar e Calpurnia.  I cui nomi sono stati presi in prestito dalla romanità, in quanto autrice di quattro romanzi dedicati appunto all’Antica Roma, per poi concedersi due lavori sul Rinascimento italiano. A seguire - sempre narrativamente parlando - avrebbe dato alle stampe due vicende ambientate nel Ventesimo secolo, ovvero The Huntress e appunto The Alice Network, la storia che stiamo proponendo ai lettori. 
Una storia (come tiene a precisare l’autrice in una nota) che si ispira a Louise de Bettignies, la regina delle spie, “una figura poco conosciuta al giorno d’oggi, ma immeritatamente, in quanto portatrice di grande coraggio, inventiva e intraprendenza, oltre che di una robusta conoscenza delle lingue”. Era stata infatti lei a dare vita alla “Rete di Alice” nell’area di Lille, una rete peraltro allargata al Belgio, all’Inghilterra e ai Paesi Bassi, ammirata non solo da inglesi e francesi, ma anche dai nemici tedeschi, esasperati dall’incredibile precisione delle informazioni trafugate. 
Ma veniamo alla trama. Fiori dalla cenere vede protagonista Charlie St. Clair, una giovane americana alle prese con una gravidanza inattesa la quale, stanca del disinteresse e dell’atteggiamento rassegnato della famiglia (che non si preoccupa più di tanto della sparizione della cugina Rose avvenuta nel 1941), parte per l’Inghilterra due anni dopo la fine della guerra per andare a cercarla. Unico indizio l’indirizzo di una donna di Londra, Eve Gardiner. 
Arrivata sul posto, dopo aver affrontato un lungo viaggio nelle strade ancora segnate dai bombardamenti, si troverà a far di conto con una donna indisponente e poco collaborativa che sta per metterla alla porta. Ma basterà che la ragazzina faccia il nome di René, l’uomo per cui lavorava Rose, e il suo atteggiamento cambierà. Perché sono trent’anni che lei cerca quell’uomo. Sono trent’anni che la burbera ex agente segreto di Sua Maestà attende di vendicarsi. 
Cos’era successo è presto detto. Nel 1915 Eve era arrivata a Lille con un documento falso e con l’entusiasmo dei suoi diciassette anni. Con quel faccino innocente, era la spia perfetta. Infatti era stata subito assunta in un bistrot e gli ufficiali tedeschi che lo frequentavano non si facevano remore a discutere i loro piani davanti a lei. L’unico che sembrava accorgersi della sua presenza era invece il proprietario, René Bordelon, un collaborazionista scaltro e spregevole, che aveva iniziato a corteggiarla e aggiungerla alla sua collezione di conquiste. Eve ancora non lo sapeva, ma “René avrebbe segnato sia il suo trionfo che la sua rovina…”. 
Per rintracciarlo Charlie ed Eve, pur così diverse, decidono di fare coppia. Peraltro sorrette dal fatto di condividere la stessa determinazione, lo stesso coraggio nel combattere per quello in cui credono. Così, facendo affidamento l’una sull’altra, intraprenderanno un cammino costellato di tradimenti e di segreti. Sin quando riusciranno finalmente a scoprire la verità e trovare un’insperata pace. In nome ovviamente della libertà per la quale uomini e donne, nel tempo, hanno lottato e combattuto. Senza arrendersi mai. 


Voltiamo libro. Di intrigante lettura anche L’ultima estate (Marsilio, pagg. 350 euro 18,00, traduzione di Francesco Bruno), un premiatissimo romanzo del 2014 firmato dalla canadese Andrée A. Michaud che, con questo lavoro, ha fatto incetta di riconoscimenti aggiudicandosi il prestigioso Prix du Gouverneur Général (che si era già portata a casa nel 2001 con Le Ravissement), il Prix Saint-Pacôme per il poliziesco, il Prix du Conseil des arts et des lettres du Québec e il Prix Arthur-Ellis, mentre in Francia ha intascato il Prix Rivages des Libraires, il Prix Quais du Polar per la narrativa poliziesca (è stata la prima donna ad aggiudicarselo) e il Prix Sncf du polar. Con queste credenziali c’è da stare attenti a quel che si dice, perché anche una parola di troppo potrebbe scatenare reazioni a catena. 
In effetti risulta complicato (fatto salvo il peccato veniale di capoversi troppo lunghi, che finiscono per pesare sulla scorrevolezza della lettura) parlar male di questo lavoro, un lavoro che si nutre della natura selvaggia del Québec, di due ragazze finite male nonché di una comunità di confine costretta a fare i conti con i propri segreti. Ferma restando la robusta capacità nel dare voce, in un ambito di ben orchestrata suspense, a personaggi psicologicamente complessi. Il tutto a fronte di una storia, secondo Le Monde, “crepuscolare e al tempo stesso piena di luce e sensualità”. 
Andrée A. Michaud è nata il 12 novembre 1957 a Saint-Sébastien-de-Fronternac, in Québec. Lei che dopo aver studiato filosofia, lingue e cinema presso la Laval University nonché Studi letterari all’ateneo del Québec di Montréal, si era dedicata alla scrittura (in questo sorretta “dalla pazienza e dall’aiuto prezioso” del suo compagno Pierre), ottenendo unanimi consensi “per lo stile inconfondibile” sia da parte del pubblico dei lettori che di quello della critica. 
Autrice di undici romanzi, soprattutto polizieschi, questa autrice - che lo scorso settembre è stata ospite di Pordenonelegge - si dà da fare anche come redattrice, con alcune scorribande allargate al campo delle traduzioni, degli adattamenti teatrali e di quelli cinematografici. 
Ma veniamo la dunque. Come da sinossi, a tenere la scena ne L’ultima estate - siamo nel 1967 - è l’affascinante località di villeggiatura di Bondrée, sul confine tra Stati Uniti e Québec, dove ancora una volta è stata organizzata la Summer of Love. Il campeggio sul lago è stracolmo di turisti americani, i cottage al limitare del bosco ospitano famiglie festanti e allegri barbecue, i residenti canadesi si mescolano ai vacanzieri. 
Ma l’idillio si rompe quando Zaza Mulligan, diciassettenne statunitense dai capelli rossi, le lunghe gambe abbronzate e il sorriso facile, viene ritrovata senza vita tra gli alberi dopo che era stata vista imboccare, un po’ brilla per la verità, il vialetto che conduceva alla baita dei suoi genitori. Sembra che a ucciderla sia stata una tagliola per orsi. Purtroppo anche la sua amica Sissy Morgan, bionda lolita che insieme a Zaza turbava le notti di buona parte degli uomini di Bondrée, morirà in circostanze misteriose. A questo punto la paura, il sospetto e il senso di colpa si diffonderanno a macchia d’olio nel villaggio. 
Le indagini vengono affidate all’ispettore capo Stan Michaud e al suo vice Jim Cusack, accompagnati dall’interprete Brian Larue: a questo inedito terzetto spetterà il compito di interpretare i minacciosi silenzi degli abitanti francofoni e di provare ad allentare le tensioni tra americani e canadesi che la morte delle due adolescenti ha portato alla luce. Tensioni che affondano le proprie radici nella storia del luogo e nell’amore disperato tra un cacciatore solitario e una donna sfortunata. 
“Curiosamente sarà lo sguardo di una bambina ad aiutare gli inquirenti a osservare la realtà da una prospettiva diversa, diradando le nebbie che avvolgono segreti e bugie di una comunità costretta a fare i conti con un male inconfessabile”.


In chiusura di rubrica due chicche bonsai edite da Buendia Boooks, una piccola realtà indipendente che si propone sul mercato sotto un raffinato biglietto da visita: una farfalla gialla, ovvero “il primo insetto che si mostra non appena il gelo cala e le giornate si allungano”. Una casa che si rapporta a un “nuovo-vecchio modo” di fare libri, contrassegnato da un lavoro artigianale volto a prendersi cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea, fino alla sua realizzazione e alla relativa promozione. 
Una realtà - repetita iuvant - radicata sul territorio piemontese, che punta alla valorizzazione degli autori che risiedono in zona, per seguirli da vicino e prendersi cura - con passione e rispetto - dei loro lavori. Ma anche una realtà capace di diversificare. Ad esempio puntando sui libretti mignon, all’insegna di tre giocosi riferimenti: la Fiaschetta (un formato snello per racconti da leggere in un sorso), il Vermouth (una storia forte e oscura) e il Novello (un testo inedito e contemporaneo). 
Risultato? Una “collana” offerta a un prezzo simbolico nel formato 10,5x15, che si è ultimamente arricchita di altre due novità. La prima, L’uomo della radura (pagg. 80, euro 4,50), è firmata dalla penna di Cristina Converso, in servizio a Torino, presso l’Arpa Piemonte, come dottore forestale. Lei autrice di diverse pubblicazioni a carattere scientifico-divulgativo, nonché di alcune antologie di racconti sul tema degli alberi e del loro rapporto con l’uomo. Lei che dopo aver partecipato lo scorso anno al festival letterario Montagne in Noir, organizzato da Torinoir (un gruppo di scrittori del capoluogo piemontese alle prese con un inedito esperimento culturale e narrativo: raccontare cioè i cambiamenti della città attraverso il romanzo giallo-noir), ci propone ora la storia di Sandra, capotreno per mestiere, che ogni giorno, osservando pendolari e viaggiatori, ne immagina le vite. 
A finire nel suo mirino sarà Elisa che, complice una sosta forzata del convoglio, racconterà una storia infarcita di ferocia e di natura, di delitti e di rimorsi. Il tutto all’insegna di un segreto “celato nel tronco del frassino di Moncenisio”. 
La seconda chicca, La paura trema contro (pagg. 64, euro 5,00), novelization dell’omonimo film di Pupi Oggiano, l’ha firmata il quarantanovenne docente Corrado Artale, esperto di cinema nonché autore a quattro mani, con Stefano Di Marino, del saggio Tutte dentro, oltre ad aver collaborato alla realizzazione del testo Pupi Avati. Il cinema delle finestre che ridono dedicato al cinema fantastico del regista bolognese. 
Detto questo spazio alla storia imbastita su una madre, un padre e una splendida villa. Ma dietro quella che a prima vista sembra una tranquilla famigliola si nasconde un segreto che sta per essere svelato. A quel punto tutte le certezze crolleranno e le carte, rimescolate, dovranno essere riordinate. Il difficile compito è affidato al commissario Augusto Terzi, un tipo eccentrico quanto geniale, con un debole dichiarato per la bottiglia. In ogni caso sarà lui a dover trovare la soluzione di un mistero che forse sarebbe stato meglio non dover risolvere. 
Che dire: richiamando le note di Gabriele Farina questa storia si propone, allo stesso tempo, come un thriller (per la tensione continua) e un noir (per l’atmosfera cupa che lo avvolge), con sfumature “innegabilmente” horror e di fantascienza. A fronte di un racconto che non è solo un racconto. Leggere per rendersene conto.     

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