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Un "cold case", un nuovo misterioso omicidio e l'ispettore Carl Mørck indaga

Torna Jussi Adler-Olsen con la settima storia imbastita sul lavoro della Sezione Q. A seguire Gabriella Genisi e le… migliori intenzioni di Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi  


04/12/2017

di Mauro Castelli


Acuto, ironico e intelligente, a fronte di una scrittura che coinvolge. Tutto questo nel Dna del danese Jussi Adler-Olsen (ma all’anagrafe anche Carl Valdemar Henry), nato a Copenaghen - figlio di uno psichiatra di successo - il 2 agosto 1950, anche se da tempo vive con la moglie Hanne, la sua “anima gemella”, ad Allerød, a mezz’ora di treno dalla capitale: fermo restando un debole dichiarato per il sole di Barcellona. Una penna che grazie alla serie dedicata all’ispettore Carl Mørck e al suo assistente di origine siriana Assad, attivi nella Sezione Q della polizia, ha conquistato lettori in 42 Paesi (Armenia e Giappone compresi) a fronte di oltre 16 milioni di copie vendute. Collezionando peraltro riconoscimenti internazionali e approdando sul grande schermo con La donna in gabbia, mentre l’intera produzione sta per essere oggetto di una trasposizione televisiva prodotta negli Stati Uniti. 
Adler-Olsen, si diceva, che ora torna nelle nostre librerie con Selfie (pagg. 536, euro 19,00, traduzione di Maria Valeria D’Avino e Claudia Valeria Letizia), un romanzo del 2014 pubblicato da Marsilio, il suo editore italiano di riferimento che, di questa serie, ha già dato alle stampe La donna in gabbia, Battuta di caccia, Il messaggio nella bottiglia, Paziente 64, L’effetto farfalla e La promessa
Come da titolo, a tenere la scena nel libro del quale stiano parlando è una foto scattata con un cellulare. Un selfie di tre giovani donne: belle, spavalde e anche problematiche. Tre ragazze che “trascorrono ore a truccarsi e a pettinarsi, sognano le luci dello showbiz e le copertine delle riviste. Sfruttando nel contempo gli uomini e la generosità del welfare danese. In altre parole vivendo di espedienti e senza avere paura di niente. Non rendendosi conto, però, che il pericolo è in agguato là dove meno se lo aspettano, incarnato nella persona che avrebbe il compito di proteggerle e aiutarle a riconciliarsi con la società e con la vita attiva. Una persona dalla mente turbata che ha deciso di affrontare a modo suo certi parassiti. Tanto che sulle prime Carl Mørck non dedica attenzione alla sequela di misteriosi incidenti, preso com’è dalle diffamanti accuse d’insuccesso che pesano sulla Sezione Q”. 
Una situazione al limite del credibile, in quanto questa sezione rappresenta il fiore all'occhiello della centrale di polizia di Copenaghen. E allora? “Ci vorrebbe la mente lucida e lo spirito d’iniziativa di Rose, ma Rose è in malattia, e stavolta i fantasmi che la perseguitano non sembrano intenzionati a lasciarla andare tanto facilmente. A Carl non resta che la sorniona saggezza di Assad, capace come sempre d’inventare soluzioni originali e di intuire nessi imprevisti tra episodi in apparenza lontani. Così, insieme, districandosi tra poliziotti inaffidabili e rei confessi mitomani, riescono a collegare il cadavere di un’anziana donna, ritrovato in un parco cittadino, al vecchio omicidio di una insegnante giovane e bellissima. Ma quando Rose scompare dalla faccia della terra, Cari, Assad e Gordon – quest’ultimo da sempre innamorato della collega - sono presi da un vortice d'inquietudine. Non c’è nulla di più urgente, adesso, che ritrovare Rose, l’anima fragile e preziosa della Sezione Q”. 
Che dire: una storia imbastita su diversi filoni (a tenere la scena c’è appunto anche un caso freddo risalente a dodici anni prima), ben gestito dalla capacità narrativa di Adler-Olsen, abile nel mettere a dura prova, con indizi fuorvianti, la capacità deduttiva dei lettori. Giocando a rimpiattino - a fronte di una brillante scrittura - con gli orrori nazisti della Seconda guerra mondiale oppure tirando in ballo temi sociali, a partire dal comportamento dei giovani che oggi pretendono molto senza voler dare nulla in cambio. Una generazione che punta più sull’esteriorità che non sulla concretezza. Temi sociali, questi, che lo vedono peraltro in prima fila come portatore sano, contribuendo - ad esempio - alla scolarizzazione dei bambini baka, una piccola comunità di pigmei africani tenacemente attaccata alla propria indipendenza e diversità. 
Detto del libro, altre note su Adler-Olsen, un autore che ha faticato a trovare la strada giusta, accollandosi non pochi sacrifici prima di venire additato come l’erede di Stieg Larsson. Svolgendo ad esempio - repetita iuvant - i più diversi mestieri. Così, dopo aver studiato cinema, eccolo suonare in un paio di gruppi pop come chitarrista solista, proporsi come coordinatore del movimento pacifista negli anni Settanta, quindi come redattore di riviste e fumetti (una passione, quest’ultima, travasata nell’apertura di una libreria specializzata), poi caporedattore di settimanali e trasmissioni televisive, infine uomo d’azienda in una casa editoriale. Sin quando, insoddisfatto, a 45 anni decise di piantare baracca e burattini per diventare uno scrittore a tempo pieno. 
Successe che durante una vacanza in Italia facesse leggere a sua moglie il manoscritto del suo primo libro, The Alphabet House, ricevendone incondizionato appoggio. Nel senso che, se i soldi non fossero bastati, si sarebbero arrangiati, magari andando a vivere nell’isola di Langeland dove la vita costava poco. “Una musica per le mie orecchie, queste sue parole, in quanto stavo attraversando un periodo difficile, con alcuni colleghi e amici che avevano lasciato questo mondo ancora giovani. Così decisi di licenziarmi. Ma i miei romanzi, inizialmente, non centrarono il bersaglio, in quanto non funzionavano né le mie ambientazioni in quel di Washington né le trame in stile americano”. Sta di fatto che, una volta cambiato registro, sarebbe ben presto arrivata la popolarità sia in patria che all’estero.  

Dalle librerie del Grande Freddo a quelle italiane, narrativamente parlando, il passo è breve. Così eccoci a parlare di Gabriella Genisi, al suo settimo appuntamento con Lolita Lobosco, detta Lolì, che da commissario è stata promossa questore e si propone ancora come la più sexi poliziotta del Mediterraneo. Una quarantenne sfrontata, dura quanto determinata, che non si rassegna al precariato sentimentale, dopo che in passato il marito l’ha lasciata per un’altra, mentre il fidanzato l’aveva lasciato lei perché di altre ne aveva troppe. E che ora sogna di trovare, prima o poi, un uomo vero e, in lui, il grande amore. 
Ma cosa le succede in questa nuova avventura intitolata Dopo tanta nebbia (Sonzogno, pagg. 204 comprese le ricette del commissario Lolì, euro 14,00)? Intanto, per via del nuovo incarico, Lolita si deve far carico del trasferimento da Bari a Padova, una città complicata e così ruvidamente descritta da Massimo Carlotto per bocca dell’Alligatore, il suo più riuscito personaggio: qui i confessionali sono sempre affollati, anche se la zona si propone come un formidabile laboratorio criminale; qui la malavita ha un’inventiva pazzesca e risulta dotata di un autentico modello di organizzazione; qui c’è un’intolleranza estrema verso la piccola criminalità, verso i rom e gli immigrati, poi però si fa finta che la mafia non esista. 
Ovviamente da queste parti gli inizi - come tutti gli inizi - non saranno facili per Lolita: “l’ambiente si rivela infatti più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine”, così come le manca l’odore della focaccia a tutte le ore. In tale contesto anche il lavoro stenta a decollare, tanto più che con i nuovi colleghi non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso - affascinante vicequestore di origini siciliane e dai tratti arabi, che sembra scaldarle il suo cuore stropicciato - le cose migliorano. E potrà quindi confrontarsi con il suo primo caso: la scomparsa di Christian, un fragile diciottenne che, orfano dei genitori, viveva con il nonno. Un ragazzo vittima di bullismo all’interno di uno dei licei più in della città, un istituto dove l’omertà sembra farla da padrona. Una indagine non facile per Lolì, ma la sua testardaggine, in abbinata alle sue qualità investigative, la porteranno a far luce sulla vicenda. 
Succede anche che, dopo “tanto freddo, intorno e nell’anima”, la nostra bellona riesca a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove l’attende un altro mistero da risolvere: la scomparsa di Bianca Empoli, una sensuale arpista fiorentina trasferitasi a Bari con il marito, dal quale ha avuto due figli e che viene trovata massacrata in un appartamento. I sospetti sono molteplici. Unico spunto uno strano e fascinoso testimone incapace di proferire parola… Sarà così che Lolì, circondata da donne gelose, spruzzate di erotismo e piatti tipici (dei quali viene reso conto in chiusura di romanzo), riuscirà a trovare il bandolo della matassa. 
Detto del libro, torniamo a Gabriella Genisi, classe 1965, che vive, con il marito e i figli Giuseppe e Serena, vicino al mare a pochi chilometri da Bari ma con frequenti puntate su Parigi; lei che si propone autrice di talento, capace di regalare ambientazioni come si deve e personaggi ben costruiti a fronte di una sbrigliata fantasia creativa che ben si sposa con spruzzate di ironia. Dando voce a una protagonista di peso, segnata dall’amore e sorretta dalla passione per la cucina. Una donna che - come ha avuto modo di annotare l’autrice - ha attraversato chissà quante zone d’ombra, uscendone comunque indenne. Almeno in apparenza. Una protagonista seriale che ha già tenuto banco - sempre per i tipi della Sonzogno - ne La circonferenza delle arance, Giallo ciliegia, Uva noir, Gioco pericoloso, Spaghetti all’Assassina e Mare nero.

Il terzo suggerimento per gli acquisti è legato a un lavoro scritto a quattro mani da Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi, già vincitrici del premio Giallo Ferrara con il romanzo Al momento opportuno. E che ora concedono il bis Con le migliori intenzioni (Golem Edizioni, pagg. 196, euro 15,00), un lavoro che riprende dalla precedente storia alcuni personaggi importanti, oltre che luoghi e paesaggi, ovvero quelli della Liguria. A tenere la scena, questa volta, un duplice omicidio: il primo di una bambina orrendamente martoriata, il cui corpo viene trovato in un oliveto sul golfo di Lerici, in provincia di La Spezia, sebbene lo scenario sfiori la vicina Tellaro per poi trovare spazio fuori dai confini nazionali, in quanto i serial killer spesso amano allargare il loro raggio d’azione.  
Ed ecco come viene descritto, con semplicità e crudezza, il ritrovamento: 
Il corpicino nudo rifletteva la luce della luna e il sangue appariva come un rivolo nero che scendeva dal piccolo torace scivolando ai due lati, mentre all’inguine mimava un triangolo scuro che non poteva ancora esserci. La bambina giaceva supina, le mani intrecciate sul pancino, i capelli ravviati, gli occhi chiusi, come già composta per la bara. Accanto i vestiti accuratamente piegati..
Il cadavere di un’altra innocente viene invece rinvenuto in zona pochi giorni dopo, alimentando la convinzione popolare che un mostro si stia aggirando in zona. Secondo logica narrativa, sospetti, paure e diffidenze si allargheranno a macchia d’olio. È necessario, quindi, muoversi in fretta. 
E questo è il compito del bel capitano dei carabinieri Niccolò Zani, incaricato delle indagini, il quale non perde tempo a darsi da fare, sebbene sia alle prese con una vita privata complicata, a partire dall’affettuosa relazione con l’affermata pittrice Tullia, anche in questo caso al centro della situazione.  Così come della partita troviamo far parte anche Coso, il cane di Maddalena (altra figura ben tratteggiata), al quale manca solo la parola per essere considerato alla stregua di una persona. 
Di fatto la caccia a questo “ladro di innocenza” ha la priorità su tutto, in quanto è possibile ritenere che non abbia intenzione di fermarsi… E Zani si muoverà con decisione e umana razionalità, in abbinata a un lavoro di indagine attento quanto paziente. Sta di fatto che, tra infiltrazioni mafiose (uscite indenni dalle intercettazioni), tratta di essere umani e un vortice di impensabile violenza, la storia piano piano, quasi senza darlo a vedere, si avvierà verso la conclusione. Supportata da una specie di sintesi riassuntiva su “chi ha fatto cosa”. 
Detto questo spazio alle due autrici, che avevano debuttato insieme nel 2011 con Petalie. Romanzo popolare sardo-piemontese, uscito come contributo “al femminile” per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, seguito tre anni dopo da Vinile. Romanzo familiare in colonna sonora, un lavoro di donne alla ricerca della propria identità nel periodo post-sessantottino. A quel punto le due scrittrici avrebbero imboccato la strada del giallo con il citato Al momento opportuno, seguito ora da Con le migliori intenzioni
Per la cronaca Maria Antonietta Macciocu è nata a Sassari, vive a Torino, è laureata in Storia del teatro e dopo aver insegnato per diversi anni Lettere nelle periferie del capoluogo piemontese ha lavorato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi, oltre a collaborare con le attività del Teatro Regio. Nel suo carnet anche il libro di poesie Amore che non tocca, oltre a una particolare attenzione ai diritti delle donne. 
Donatella Moreschi è invece nata a Firenze, anche se a sua volta vive a Torino (da qui l’incontro con Maria Antonietta), è laureata in Lettere classiche, ha lavorato per alcuni anni come redattrice per la casa editrice Stampatori e successivamente ha gestito come socia e proprietaria alcune librerie torinesi. E questo è tutto.

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