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Un comune in bancarotta, un sindaco nei guai, un omicidio al… cioccolato

Sulla scena de L’abiezione, secondo giallo firmato dal filosofo Paolo Calabrò, niente detective e ispettori, ma un indolente vigile urbano


09/07/2018

di Massimo Mistero


“L’idea del Dio perverso - unica in filosofia e tipica del pensiero di Maurice Bellet, peraltro scomparso lo scorso 5 aprile e del quale gestisco il sito ufficiale italiano - si presta a essere trattata nei gialli. Spero soltanto di averlo fatto bene”. E in effetti Paolo Calabrò, “madrelingua napoletano”, che da quindici primavere - “Mi ero appena sposato e volevamo iniziare una nuova vita” - vive a Caserta dedicandosi alla famiglia (la moglie Mimma e i figli Pietro e Mimma, stesso nome “della mamma visto che mi piaceva sia lei che la bambina, che ora ha 13 anni contro gli 11 del fratello”) le sue angolature di originalità se le porta al seguito. Giocando furbescamente a nascondino fra le righe della narrativa di settore.
In altre parole affermando - il rimando è al francese Jean-Patrick Manchette, uno dei suoi autori preferiti assieme a Calvino, Buzzati, Sciascia, Fruttero & Lucentini, Carlotto, Ferrandino e Veraldi - che dopo Dostoevskij e Tolstoj il noir rappresenta l’unica grande letteratura morale della nostra epoca. E appunto in tale ottica Calabrò è arrivato sugli scaffali con L’abiezione (pagg. 218, euro 12,00), secondo volume della serie dei Gialli del Dio perverso (il primo, uscito nel 2015, era intitolato L’intransigenza ed era stato scritto nel tentativo di “mettere in scena” le intuizioni filosofiche e psicologiche di Bellet): un romanzo edito da Il Prato nella collana Gli antidoti, con il marchio di qualità dell’Associazione di scrittori NapoliNoir della quale l’autore risulta membro.
Per la cronaca Calabrò è nato a Napoli il 10 aprile 1971, laureandosi strada facendo prima in Scienze dell’informazione e successivamente in Filosofia. Un personaggio per certi versi anomalo e con la testa zeppa di idee e di concetti - “I miei unici hobby sono la lettura e la scrittura” -  che lavora come funzionario informatico presso il comune napoletano di Sant’Antimo, ferme restando le collaborazioni - nelle materie che gli sono più care - con diverse testate su carta e online, alcune delle quali dirette nei tempi andati. Lui che ha firmato anche due libri di carattere filosofico: Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne e La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell’umano di Maurice Bellet.
Ma veniamo alla trama de L’abiezione, lavoro certamente meritevole di un titolo più accattivante, che si nutre peraltro di una storia inventata. “E l’eventuale coincidenza con fatti, nomi, luoghi - tiene a precisare l’interessato - è da ritenersi puramente casuale”. Per contro “il Dio perverso invece esiste, eccome se esiste. Nella madre che dice al figlio che bisogna amare, nel sacerdote che predica i doveri verso il Signore, nella nonna che parla al nipotino dell’eterno castigo. Ma Dio non è l’uomo nero, e il vangelo cristiano viene a liberarci, non a ingabbiarci. Se non si capisce questo, qualsiasi discorso su religione, spirito, salvezza è corrotto alla radice. E tutta la pianta ne è avvelenata”.
Stando a queste considerazioni il lettore potrebbe “spaventarsi”, ma fortunatamente non è il caso, salvo doversi confrontare con alcuni peccati veniali (come l’eccessiva lunghezza di certi capoversi e altre modeste sbavature). Basta infatti dedicarsi alla lettura delle pagine iniziali, di gradevole impatto, per rendersene conto. Con l’autore a mettere in scena un vigile urbano che molti considerano alla stregua di un buono a nulla, del fannullone del comune (di Puntammare, per la precisione), ma che in realtà lavora per gli altri senza che nessuno se ne accorga.
Detto questo, spazio alla sinossi. “Non c’è niente di meglio degli auguri di Natale, per il sindaco, per uscire da una quotidianità operativa ricca di problemi. Sta di fatto che la sua principale preoccupazione è quella di nascondere il disastro del bilancio contabile del comune sotto una coltre di vischio e di frasi fatte. E non c’è niente di peggio, per rovinare l’idillio e attirare la stampa, della morte di un notabile: Umberto Salzano, ex presidente del partito locale più in vista, avvelenato da una tavoletta di cioccolato che lo stesso comune aveva distribuito con alcuni cesti natalizi”.
In tale contesto il vigile urbano Nico Baselice - che avrebbe tutt’altri compiti, peraltro nemmeno svolti volentieri - viene chiamato a risolvere il caso. Non per scoprire l’assassino, ma per tener fuori il comune da questa storiaccia. Di fatto una missione ambiziosa da portare a termine in soli quattro giorni. “Ma è davvero l’unico a potercela fare o c’è qualcuno che spera, per altri scopi, di vederlo fallire platealmente?”.
Insomma, dopo L’intransigenza una nuova storia del Dio perverso, “tra gli uffici e le sacrestie di un paesino del litorale casertano, tra la corruzione dei funzionari e il delirio di un sacro che calpesta tutto ciò che incontra sul suo cammino. Sullo sfondo di una storia di dominazione che risale al tempo della guerra e di un amore che…”.
Che dire: anche in questo nuovo lavoro Calabrò (un uomo che sa ascoltare, a patto che non si faccia prendere dai cinque minuti) disdegna l’utilizzo di commissari, ispettori e detective di talento, preferendo farsi carico di un canovaccio dove è soltanto gente umile a tenere la scena. Come appunto il vigile Baselice, costretto ad arrabattarsi in una specie di indagine che non rappresenta certo il suo pane quotidiano.
Insomma, una penna che merita rispetto e che presto rivedremo sugli scaffali. “In effetti ho già scritto tre nuovi romanzi - tiene a ricordare - per i quali sono in corso trattative editoriali. Il primo incentrato sulle manipolazioni affettive e la violenza psicologica sulle donne; il secondo è un lavoro che richiama Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie; il terzo risulta ambientato a Napoli all’insegna di una crociata che vede contrapposti i commercianti alla camorra. Una tematica che credo di aver trattato all’insegna di una indubbia originalità”.

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