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Un feroce serial killer, creduto morto, torna in azione. E il "nero" proveniente dal Grande Freddo colpisce ancora

Dalla penna di Lars Kepler (nom de plume degli svedesi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho) una nuova intrigante storia contrassegnata dal terrore


11/03/2019

di Valentina Zirpoli


Lars Kepler, un nome, una garanzia. Se non fosse che si tratta, come i lettori più attenti sapranno, di uno pseudonimo. Quello che si rifà a una coppia regolarmente sposata: quella composta dagli svedesi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho, grandi appassionati di cinema, che vivono a Stoccolma con le loro tre figlie a pochi metri da una stazione di polizia. Una coppia di scrittori dal diverso taglio letterario che, a un certo punto, hanno deciso di unire le loro competenze per dedicarsi alla narrativa di settore. Passo giustificato con queste curiose parole: “Lo abbiamo fatto per eccitarci e divertirci, lavorando spalla a spalla, per poi girarci quanto abbiamo scritto e discuterne animatamente”. 
Inventandosi peraltro un nom de plume che nel cognome riecheggia (Giovanni) Keplero, lo scienziato portatore di una innovativa visione del cosmo, mentre nel nome si sono rifatti al compianto (Stieg) Larsson (quella della trilogia, pubblicata postuma, Millennium). In realtà, come abbiamo avuto già modo di annotare, a loro dire si erano ispirati “più ai film tratti dai suoi libri che non ai suoi romanzi, condizionati da quell’ossessivo utilizzo del presente che tiene banco nelle versioni cinematografiche. Indirizzando la scrittura, oltre che sull’intrattenimento, sull’attenzione verso il mistero, sul coinvolgimento legato all'angoscia e alla paura, su personaggi psicologicamente tarati nonché sui perché e i percome di una mente malata, quella dove si annida il delitto”. 
Da qui il debutto con un bestseller mondiale, L’ipnotista, incentrato su un professionista (Erik Maria Mark) che il suo mestiere lo conosceva a memoria, salvo incappare in un errore che lo avrebbe condizionato e fatto allontanare dal lavoro per una decina d’anni. Sin quando qualcuno non poteva fare a meno di lui: un giovane paziente, ricoverato in stato di shock in ospedale, non più in grado di comunicare con il mondo esterno per aver assistito al massacro della sua famiglia. Un protagonista che sarebbe stato rimesso in pista in un secondo thriller dal titolo Nella mente dell’ipnotista.  
In parallelo sarebbero arrivati altri romanzi di successo, che li avrebbero portati a vendere vagonate di copie in mezzo mondo (si parla di dieci milioni di copie), grazie anche a un altro personaggio entrato nell’immaginario collettivo: quello del commissario della polizia criminale svedese Joona Linna, un poliziotto di origini finniche, duro quanto basta, che si è fatto le ossa sulle strade di Stoccolma e che le difficoltà sembrano spronarlo nella ricerca della verità. 
Linna che, dopo averlo conosciuto ne L’esecutore e, successivamente, ne L’uomo della sabbia e ne Il cacciatore silenzioso, torna ora sui nostri scaffali in Lazarus (pagg. 566, euro 22,00, traduzione di Andrea Berardini), un lavoro anche in questo caso pubblicato da Longanesi, l’editore italiano di riferimento dei… Kepler. 
Come il titolo lascia intuire, la trama si rifà a una strana storia di… resurrezione. Nel senso che il serial killer che perseguitava Linna non è stato ucciso dall’agente Saga Bauer, come invece si credeva. Un cattivissimo la cui “specialità” è sempre stata quella di spingere le sue vittime al suicidio. Anche se il nostro commissario, in realtà, non ha mai creduto che Jurek Walter fosse morto e quindi non ha mai abbassato la guardia. Tanto più, come vedremo, che fra i due c’è un conto in sospeso. In effetti la perizia del medico legale sui resti del corpo trovato in mare non aveva lasciato dubbi sulla morte di questo spietato assassino, freddato dalla Bauer con la sua Glock 21 che porta in una fondina da spalla sotto una tuta con zip. Lei che è peraltro amica di Linna. Invece… 
Ma veniamo alla storia. “La polizia di Oslo indaga sull’omicidio di un ladro di cadaveri: nel suo appartamento sono stati ritrovati i resti di corpi in diversi stadi di decomposizione, compreso il cranio della moglie del commissario Linna. La tomba della donna, morta di cancro qualche anno prima e sepolta in Finlandia, è stata infatti profanata. Non bastasse le cose si complicano quando a Rostock, in Germania, viene scoperto il cadavere di uno stupratore: nel suo telefono, guardo caso, compare il numero di Joona Linna. Due giorni prima di essere ucciso l’uomo aveva infatti chiamato il commissario, che ora da Stoccolma si trasferisce sulla scena del crimine per partecipare alle indagini”. 
Il tratto che accomuna le vittime dall’oscuro passato - il profanatore di Oslo, lo stupratore di Rostock - è la presenza di segni di flagellazione sulla schiena: “la firma di Jurek Walter, il peggior serial killer della storia europea”. Ma come è possibile, visto che Jurek Walter - come detto - doveva essere morto da tempo in seguito ai tre colpi che gli aveva sparato al petto appunto Saga Bauer, una donna straordinariamente bella nonché commissario dei Servizi segreti svedesi? Il corpo era finito in mare, ma in seguito la perizia medico-legale avrebbe confermato tutto. Il Dna infatti non dovrebbe mentire e un serial killer non può tornare in vita come Lazzaro. E allora? Mentre il dubbio si è insinuato nella mente di Linna, cresce vertiginosamente il numero delle vittime marchiate con la stessa, identica firma. 
Che dire? Lo stile Kepler si fa sentire come nei precedenti romanzi e forse anche di più. A fronte di una storia che cattura e intriga, portata avanti all’insegno del ritmo e di una esplosiva suspense, nonché a fronte di colpi di scena a ripetizione. Di quelli che magari di notte, una volpa spenta la luce, non ti fanno prendere sonno.

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