Share |

Un incidente di macchina col morto e una donna che perde la memoria. Con qualche mistero al seguito

Nella piacevole narrativa di Lucia Tilde Ingrosso, orfana dell’ispettore Rizzo, fa breccia un altro intrigante protagonista: il maresciallo dei carabinieri Vanni Campisi


12/11/2018

di Massimo Mistero


Confessiamolo. A dire il vero ci aspettavamo, da parte di Lucia Tilde Ingrosso, giornalista e penna pronta a spaziare su campi diversificati, la “sesta volta” dell’ispettore Sebastiano Rizzo, in forza alla squadra mobile di Milano. Un personaggio ben caratterizzato che era entrato nella vita dell’autrice alla fine degli anni Novanta (“Mi chiedono più di lui che di mio marito”, ironizza); un personaggio ben tratteggiato, che ama correre nel parco milanese di Trenno, che non riesce a smettere di fumare, che mangia poco e male, che legge noir francesi, che tifa Inter ed è negato per la tecnologia. Un tipo peraltro sfuggente, donnaiolo quanto basta, che nelle sue indagini segue sia la logica che l’istinto, riuscendo a far quadrare i “brandelli” delle sue inchieste, ma non certo quelli della sua vita. 
Invece eccoci alla sorpresa, con l’arrivo sugli scaffali di Una sconosciuta (Baldini+Castoldi, pagg. 280, euro 17,00), che ha visto Rizzo relegato nel ruolo di “panchinaro controvoglia”, lasciando spazio al calcio giocato, pardon, alle indagini sul campo del maresciallo dei carabinieri Vanni Campisi. Un protagonista di tutt’altra farina impastato, a sua volta portatore di un fiuto investigativo di prim’ordine. Una persona ombrosa, irrisolta, contraddittoria, divisa fra presente e passato. In buona sostanza un protagonista con le carte in regola per tenere banco anche in altre indagini. 
Campisi si diceva (“Nella mia scelta di rimpiazzare un poliziotto con un uomo dell’Arma hanno in parte pesato i ricordi di quando abitavo a Cortona, dove teneva banco una importante stazione di caramba”). Un carabiniere ancora di provincia nonostante gli anni di servizio passati a Milano, quelli che “avevano fatto bene alla sua carriera e male al suo stomaco”. Sotto la Madonnina si era infatti guadagnato i galloni di maresciallo, si era sposato con Anna Rita (anche se non era finita bene), aveva chiesto il trasferimento: ma mentre casa e moglie non gli mancavano, la metropoli e la sua vita criminale sì. Visto che a ricordarglielo è l’unica compagna che gli è rimasta, ovvero la gastrite, la “bestiaccia” che gli ha sfasciato l’apparato digerente. 
Ora però è arrivata la telefonata che forse aspettava e che lo sta per proiettare nuovamente in prima linea. Alle prese con un “brutto-brutto” incidente stradale. Nel senso che c’è scappato il morto. Tutto il resto, nemmeno a dirlo, sono dettagli. Ma di peso, naturalmente. 
Detto questo entriamo nel vivo della storia, dove a tenere la scena è Carmen, una donna dalla vita in apparenza normale. Fa la professoressa di lingue, ha un marito e due figli di 8 e 15 anni. Un sera come tante, almeno così Carmen cerca di farla sembrare, mentre è alla guida della sua auto, succede qualcosa. L’auto sbanda, vola dall’altra parte del guardrail e lei finisce in coma. Nader Hassan, un ragazzo egiziano che era con lei, muore nell’incidente. Ma non risultano legami tra i due e il marito è certo che non si conoscessero. Allora che cosa ci faceva con lei? 
Dodici giorni dopo Carmen si risveglia, ma non del tutto. Chi è infatti quella donna - si domanda - che si guarda allo specchio distesa su un letto di ospedale? “La sconosciuta, così la definisce, non ha più un passato. Non riconosce né il marito né i figli. Tutti i suoi ricordi sembrano essere stati azzerati dall’incidente. L’unico modo per riappropriarsi della propria vita è cominciare una terapia cognitiva. Il passato prende così forma e Carmen si rende conto di non essere la moglie e la madre modello che tutti credevano”. Ma sotto sotto non è che si nasconda la voglia di ricominciare, di ripartire da zero, di lasciarsi alle spalle fantasmi e scheletri che strada facendo l’avevano segnata nel profondo, di scoprire se c’era davvero chi la voleva uccidere? E poi com’è possibile fidarsi di qualcuno se non riesce nemmeno a fidarsi di se stessa? 
A occuparsi del caso è ovviamente il maresciallo dei carabinieri Vanni Campisi, il quale si rende subito conto che qualcosa non torna. Ma è solo questo a spingerlo a indagare o è piuttosto la forte attrazione che ancora prova per una donna, appunto Carmen, che aveva incontrato tanti anni prima e della quale non si era mai davvero riuscito a liberare? 
Sta di fatto che, mentre la donna tenta di riappropriarsi dei propri ricordi, Campisi le rivela che la sua macchina è stata manomessa da qualcuno che voleva ucciderla, forse qualcuno di cui lei non ha più memoria. Ma di chi si tratta? E perché vuole vederla morta? E siamo sicuri che lei non sia ancora in pericolo? Ferma restando una considerazione di Vanni che ancora le frulla nel cervello: “Se leggi libri gialli, saprai che l’investigatore verifica sempre per ogni sospettato l’esistenza del movente e dell’occasione. Tuo marito li ha entrambi”. 
Che dire: una storia per certi versi non nuovissima, ma arricchita da dialoghi e personaggi che, a fronte di una ben studiata semplicità, catturano e intrigano. Il tutto all’insegna di un gioco a incastri fra i peccati - veniali, mortali e a volte anche… piacevoli - di una vita, supportato da un linguaggio che si intrufola, in questo caso in maniera cruda, persino sotto le lenzuola. Perché spesso è da lì che ci si trova a fare certi conti. E non solo con la coscienza... 
Lucia Tilde Ingrosso, lo ricordiamo, è nata a Milano il 27 gennaio 1968 (anche se, con quella faccia sbarazzina che si ritrova dieci anni in meno le spettano di diritto). Città che avrebbe ritrovato in seguito, dopo il trasferimento della famiglia prima a Perugia (“Mio padre che lavorava nel marketing aveva deciso, preoccupato per la strage di Piazza Fontana, di accasarsi presso la Perugina”) e poi a Cortona (centro culturale e turistico della Val di Chiana dal passato etrusco). E infatti sotto la Madonnina avrebbe frequentato la Bocconi laureandosi in Economia aziendale con una tesi sul marketing bancario. 
Lei donna “fedele sentimentalmente ma non dal punto di vista editoriale”; lei caratterialmente “positiva, curiosa ed entusiasta di quello che le succede intorno”; lei che annovera fra i suoi hobby “i viaggi, il nuoto e fare yoga”; lei che ama “le novità e soprattutto il suo lavoro”; lei con la passione incorporata per la scrittura (“A dieci anni diedi voce al mio primo racconto con una Olivetti lettera 32, mentre a 15 intervistai per finta Gianna Nannini”); lei con un debole dichiarato per la genialità di Agatha Christie e per l’inventiva di Sandrone Dazieri (“Per me una specie di mentore”), ma anche per le penne di Renato Olivieri, Massimo Carlotto, Donato Carrisi, Ilaria Tuti e Adele Marini; lei che aveva intrapreso la carriera giornalistica (“Il miglior mestiere al mondo, che non ti annoia mai”), diventando professionista nel 2001 sotto l’ombrello del mensile di business Millionaire dove tuttora lavora. 
E ancora: lei che ha pubblicato undici romanzi e una decina di saggi di varia estrazione, partendo - era il 1998 - da un lavoro spiritosamente firmato come Assunta De Fresco dal titolo Curricula riducula, tematica poi ripresa tredici anni dopo con Curriculì Curriculà; lei che strada facendo, narrativamente parlando, avrebbe spaziato dal rosa al noir, dall’umorismo alle guide; lei che in alcuni casi si sarebbe fatta affiancare da Giuliano Pavone, scrittore e giornalista tarantino che, guarda caso, è anche suo marito; lei che sarebbe arrivata nel 2016 alla narrativa per ragazzi dando alle stampe il fantasy Curtun (ne abbiamo parlato su queste colonne), seguìto da Il sogno di Anna, libro ancora oggi presentato nelle scuole. 
Lei infine che, per non farsi mancare nulla, ha pubblicato con i principali editori: dalla Feltrinelli alla Newton Compton, dalla Piemme alla Bur, dalla Rizzoli alla Baldini+Castoldi, dalla Pendragon al Sole 24 Ore, da Kowalski a Salani, da Laurana ad Hoepli. E questo è quanto. Anche perché il presente di Lucia Tilde Ingrosso vive momentaneamente di presentazioni e non di scrittura. Fermo restando “un occhio rivolto a un terzo libro per ragazzi e a un nuovo Rizzo”.

(riproduzione riservata)