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Un intrigante "triplete" della Emons dedicato al giallo tedesco

A tenere banco sugli scaffali i romanzi della psicoterapeuta Andrea Nagele (imbastito sulla figura del commissario Maddalena Degrassi), dello scrittore giramondo Wolfram Fleischhaurer (incentrato sulla mafia della pesca) e di Brigitte Glaser (un brulicare di delitti risolti dalla cuoca Katharina)


27/05/2019

di Catone Assori


Tanto di cappello alla casa editrice romana Emons che, oltre a dare voce ai migliori romanzi classici e contemporanei letti da grandi attori e autori, prosegue nella pubblicazione del fior fiore della narrativa gialla tedesca, dando vita a una collana - visto il seguito ottenuto - che ha giù superato la trentina di uscite. Collana che si è da poco arricchita di altri tre lavori di indubbio richiamo, firmati da Andrea Nagele, Wolfram Fleischhauer e dalla collaudata Brigitte Glaser, tre vecchie conoscenze per i lettori italiani. 
Diamo allora il via alle danze con l’austriaca Andrea Nagele, che divide la sua vita fra Klagenfurt (dove esercita la professione di psicoterapeuta) e la cittadina di Grado, dove ha ambientato una serie di storie incentrate sul commissario (commissaria, se vogliamo dare retta alla concordanza di genere dettata dalla ex prima guida della Camera, Laura Boldrini) Maddalena Degrassi. Una poliziotta che avevamo imparato ad apprezzare due anni fa grazie all’arrivo sugli scaffali del primo libro della trilogia in oggetto, Grado sotto la pioggia, e che ora torna in pista con il secondo graffiante capitolo intitolato Grado nell’ombra (pagg. 218, euro 13,00, traduzione di Monica Pesetti). 
Maddalena Degrassi, si diceva, una figura all’apparenza normale ma in realtà sofferta e combattuta, che ha perduto un amore oltre confine e che non è vista di buon occhio, in quanto donna, da un suo superiore (ma lei ha imparato a convivere con il suo strafottente comportamento, compensato dall’apprezzamento e dall’affetto dei colleghi). Una connotazione che ben si amalgama con quanto ha avuto modo di precisare la stessa autrice: “Nei miei psicothriller a tenere banco è la zona grigia che si nasconde dietro la quotidianità”. 
Ma veniamo al dunque. Maddalena si è da poco trasferita nella grande villa sul lungomare di Grado, una città cupa e misteriosa, che ha peraltro ereditato. Una casa che avrebbe bisogno di cure e di qualche restauro. Ma anche una casa che per lei - essendo finita la storia con Franjo - è troppo grande. E il mare non basta a guarire la solitudine e i molti interrogativi che la assillano, peraltro legati al suo passato. 
Fortuna o sfortuna vuole che in zona ne succedano di tutti i colori. A partire dallo stupro di una donna, narcotizzata e non in grado di ricordare, che si rifà ad altri casi simili che stanno infestando la zona. Come riuscire a ricostruire e a cercare di trovare la strada giusta per arrivare al dunque se non c’è la possibilità, da parte dell’ultima vittima (ma anche delle altre), di fornire indizi utili? Fermo restando che lo stupratore segue ogni volta lo stesso schema: narcotizza le donne e agisce sempre di notte durante un temporale, per far sì (almeno così si suppone) che la pioggia cancelli le impronte.  
Tutto inizia con l’incubo di ogni donna in macchina: quello di rimanere in piena notte senza benzina. Ed è quanto succede a due colleghe, Violetta e Olivia, durante il ritorno a Grado da un concerto che si è tenuto dalle parti di Tarvisio. Sta di fatto che mentre Olivia si allontana per recuperare il cellulare lasciato in auto per chiamare il carro attrezzi, in quanto al distributore automatico non riuscivano a fare la benzina necessaria per un rabbocco, Violetta viene aggredita, intontita, trascinata tra i cespugli e violentata. 
Ed è in questo contesto che Maddalena si troverà a indagare, senza uno straccio di prova. Tutto quello che ha in mano il nostro commissario (o commissaria che dir si voglia) sono soltanto esistenze devastate, incapaci - pur volendolo - di aiutarla nelle indagini. Mentre il tempo stringe all’ombra di un uomo mentalmente instabile…  
In sintesi: una storia cruda, dove la violenza diretta resta fuori campo, salvo affiorare flebilmente attraverso il punto di vista delle vittime. Fra le luci ammiccanti, ma dolorosamente lontane, dei fari delle auto di passaggio. Che peraltro non si fermano. 
Ad addolcire l’amaro in bocca legato alla lettura di questa brutta storia il dolce di quattro ricette finali (per due, tre o quattro persone a seconda del caso) legate ai personaggi. Con il suggerimento al seguito - aggiungiamo noi - di provare a realizzarle. 


Proseguiamo con la seconda proposta Emons, quella relativa a un eco-thriller mozzafiato - Rosso come il mare (pagg. 361, euro 15,00, traduzione di Simone Buttazzi) - che si rifà a una tematica fuori dagli schemi. L’autore, Wolfram Fleischhauer, si addentra infatti sull’affare miliardario legato al tema della pesca illegale, una piaga combattuta (ma senza grande successo) dagli ecologisti, supportati dai loro grandi ideali o poco più. Come nel caso di Teresa imbarcata, per conto dell’Unione europea, sul peschereccio spagnolo Valladolid con il compito di vigilare, per l’appunto, sulle operazioni di pesca. E su questa barca, circondata da un equipaggio ostile, a un certo punto scompare, senza lasciare tracce. 
“John Render, collega e compagno di vita, non si dà pace, devastato dai sensi di colpa per non essere riuscito a proteggerla. Anche l’attivista Ragna Di Melo è sconvolta dalla sua sparizione. Ma quale legame c’è tra un’osservatrice dell’Ue e un’ambientalista radicale?”. 
Di fatto, dal suo rifugio nel Sud-Est asiatico, “Ragna ha dichiarato guerra alla pesca illegale e sono in molti a darle la caccia, mentre in alto mare si incrociano traffici clandestini e a Bruxelles si riuniscono commissioni per lo più inutili”. A cercare l’ecologista scomparsa c’è anche suo padre, un importante imprenditore svizzero con la coscienza non proprio immacolata, benché da anni avesse rotto ogni rapporto con lui… 
Raccontata in pillole la storia è questa, anche se la trama si dipana su diversi altri sentieri. E come lo stesso autore tiene a precisare nella postfazione, la sua intenzione era quella di dare voce a un romanzo che rappresentasse l’Europa nelle sue varie connotazioni. Cosa non facile anche per chi, come lui, ha lavorato per lunghi periodi proprio a Bruxelles come interprete “al soldo” di svariate istituzioni. E “affrontare adeguatamente i numerosi aspetti sul tappeto nel quadro di un giallo rappresentava una autentica sfida”. 
Anche perché “un approccio di questo tipo, oltre che impopolare, poteva suonare in determinati ambiti persino sospetto”. In quanto - tiene a precisare - “avrei potuto passare per un galoppino di una burocrazia odiata e disprezzata”. In ogni caso sorretto da una brutale considerazione: “Le finzioni sono spesso più convincenti della realtà, tanto è vero che a volte mi sono trovato in situazioni in cui avrei preferito lavorare come pianista in un bordello piuttosto che a Bruxelles”.   
Risultato? “Ho dato vita a un romanzo che non è un romanzo sull’Europa, bensì una storia che contiene auspicabilmente un paio di posizioni e di stimoli alla riflessione. Magari capaci di instillare un po’ di umiltà dinanzi alla complessità delle cose e magari incoraggiare un confronto più approfondito senza cedere alla rassegnazione”. 
Belle parole, ci mancherebbe, ma che non si raffrontano del tutto, in termini di semplicità, alla piacevolezza narrativa di Rosso come il mare. Un lavoro che merita di essere assaporato - anche se un corpo un po’ più robusto dei caratteri ne avrebbe agevolato la lettura - e che non mancherà di far riflettere. Anche perché, come ha avuto modo di affermare Hejo Emons, fra le righe dei gialli si possono tirare in ballo scomode verità senza paura di essere smentiti. E a fargli eco è proprio il nostro autore, pronto a sostenere di utilizzare la narrativa di genere “per parlare anche di arte, filosofia, religione, danza e ambiente. Ambiente peraltro sotto attacco - a suo dire - dell’homo sapiens”.  
Detto questo qualche nota sull’autore. Wolfram Fleischhauer è nato il 9 giugno 1961 a Karlsruhe, la seconda città del Baden-Württemberg, dove è vissuto sin quando, a sedici anni, ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti. In seguito avrebbe studiato letteratura tedesca, inglese e latino-americana a Berlino (dove oggi vice con la moglie e i due figli) e quindi in Francia, Usa e Spagna, viaggiando molto fra Europa, America e Oriente. Il suo lavoro di interprete lo ha portato, fra l’altro, anche per lunghi periodi a Bruxelles. 
Che altro? Un debole dichiarato per le penne di John Fowles e soprattutto di Umberto Eco (“Un genio che mi ha indirizzato sulla strada giusta”); un occhio di riguardo per la “teoria della letteratura”; un successo sugli scaffali legato a undici libri, tra romanzi storici e thriller, che sono stati tradotti in una dozzina di lingue. Italia compresa, dove Longanesi ha proposto Un enigma color porpora, La donna dalle mani di pioggia, Il libro che cambiò il mondo e L’ombra dell’ultima rosa. Per contro la Emons aveva già pubblicato lo scorso anno Il bosco silenzioso, una storia che si nutre “di complicità, di fuggiaschi e di rimorsi. A fronte di un pezzo di storia che pesa come un macigno”. 


Dulcis in fundo un’altra bella storia scritta da Brigitte Glaser (e siamo a quota cinque, dopo Delitto al pepe rosa, Morte sotto spirito, Assassinio à la carte e Miele amaro, pubblicate in Italia - con cadenza annuale - a partire dal 2015), ovvero Buffet al veleno (pagg. 326, euro 14,00, traduzione di Stella Maris), un romanzo nuovamente incentrato sull’intrigante cuoca Katharina Schweitzer. Colei che aveva debuttato nel ruolo di pasticciera-detective nel miglior ristorante di Colonia, per poi ritrovarla ai fornelli della locanda di famiglia nella Foresta Nera e quindi accasarsi, anche in questo caso a Colonia, in un ristorante tutto suo, il Giglio Bianco, portato avanti all’insegna di prodotti biologici a chilometro zero. 
Katharina, una procace quarantenne tutto pepe, capelli rossi e lentiggini, che cattura e intriga il lettore e che si propone come la prima donna entrata a far parte del clan degli chef investigatori. Un figura ben tratteggiata che lascia il segno nel lettore e che ritroviamo alla guida del citato Giglio Bianco, un raffinato locale alternativo sito nel quartiere turco, sulla riva destra del fiume Reno. Un locale che tuttavia non naviga in buone acque. Tanto è vero che per far quadrare i conti, e sia pure a malincuore, a tenere banco è anche qualche saltuario catering. 
In quest’ultimo ambito Katharina si troverà ad avere a che fare con una inaspettata sorpresa: durante un ricevimento organizzato all’ultimo piano di uno dei nuovi grattacieli cittadini, scoprirà che la sua timida e scialba lavapiatti Minka si “offre” in una accattivante versione sexy. Da non credere. Come da non credere è quel che succederà. Pochi giorni dopo, infatti, il corpo di questa ragazza verrà ripescato dal fiume. Ma chi poteva volerla morta? E per quale motivo? I sospetti si concentrano su Ecki, l’eterno fidanzato della nostra cuoca. In quanto Katharina scopre, sentendosi crollare il mondo addosso, una foto nella quale i due piccioncini si erano fatti ritrarre in tenere effusioni. 
Con il cuore spezzato e il rischio che anche il futuro del suo ristorante possa finire a carte quarantotto a causa della prepotente concorrenza di una grande catena, la sempre nostra detective dilettante si metterà a indagare in un mondo a lei sconosciuto. Con la speranza che il suo tradizionale fiuto questa volta non la tradisca. 
Da ricordare inoltre una consuetudine rispettata, anche in questo caso, da parte di Brigitte Glaser: quella di riportare in chiusura di romanzo - lei “cuoca appassionata, ma non certo una professionista” - le ricette (con le relative istruzioni per l’uso) di alcune specialità culinarie tedesche condensate in tredici pagine. Un invito o magari una sfida lanciata ai lettori italiani?   
Per la cronaca, Brigitte Glaser è nata nel 1955 a Offenburg, nella Foresta Nera, anche se da diversi anni vive a Colonia con la famiglia, città dove si occupa di formazione. Lei che, oltre alla serie dedicata alla cuoca Katharina, aveva dato in precedenza alle stampe Tatort Veedel (una serie a sua volta incentrata su due investigatrici), oltre a diversi libri per ragazzi. La qual cosa la porta a scrivere in maniera semplice, ironica e quindi accattivante: quanto basta per conquistare nuovi lettori. Come è successo nel 2016 - riferisce l’editore - con Bühlerhöhe, un romanzo che ha scalato tutte le classifiche di vendita in Germania.

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