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Un libro apocalittico sospeso fra realtà e leggenda. Con sette misteriosi quanto catastrofici sigilli

Giocando sul fascino dell’avventura, su avvincenti colpi di scena e su protagonisti forti e complessi Barbara Bellomo dà voce al suo primo thriller, un lavoro capace di irretire e catturare il lettore. Precisando, come lei stessa ci racconta, che…


20/07/2020

di Mauro Castelli


Una sorpresa, ma fino a un certo punto in quanto, strada facendo, aveva già dimostrato di saperci fare con la penna. Ad esempio firmando la serie interpretata da Isabella De Clio, giovane archeologa siciliana specializzata in arte antica, protagonista de La ladra di ricordi (cosa accomuna l’omicidio, ai giorni nostri, di una dolce quanto adorabile vecchia signora e alcuni grandi protagonisti dell’età repubblicana?), Il terzo relitto (dove si scopre - a fronte del ritrovamento di un documento inedito - che Isabella nasconde un segreto: essendo cleptomane sente infatti il bisogno di rubare oggetti che fanno parte dei suoi ricordi) e Il peso dell’oro (in questo caso a tenere la scena, in un frizzante mix fra presente e passato, sono una corona dal valore inestimabile, un antico manoscritto da decifrare e molti morti, decisamente troppi). 
Di chi stiamo parlando è presto detto. Di Barbara Bellomo, siciliana doc (“Sono nata a Messina il 21 marzo 1970, ma vivo a Catania da quando avevo due anni”), laureata in Lettere e forte di un dottorato di ricerca in Storia antica all’insegna di una bravura negli studi fuori dal comune (“I miei voti? Mai meno del massimo”). Separata e con due figli grandi (Federico di 26 anni e Costanza di 22), Barbara, che attualmente insegna italiano e storia presso l’Istituto nautico catanese, assicura di avere un rapporto privilegiato con il mare, di frequentare palestre a livello amatoriale, di non disdegnare la corsa e di amare soprattutto la lettura (con un debole dichiarato per la svedese Camilla Läckberg e, soprattutto, per l’inglese Ken Follet, del quale adora il ritmo narrativo e l’abilità con la quale dà voce ai suoi personaggi). 
Barbara Bellomo, si diceva, una donna (bella, il che non guasta) dal carattere impulsivo quanto determinato (“A volte mi capita però di finire preda dell’insicurezza”), certamente creativa, instancabile di fronte alle fatiche. Con il ricordo ancora vivo di un cane e un gattino che le facevano compagnia sino allo scorso anno: “Purtroppo sono stati vittime di una fine dolorosa, e io li ho visti soffrire soffrendo con loro…”. 
Lei che, sempre per i tipi della Salani (casa che ha visto la recente entrata in segna di Nicola Gardini nel ruolo di presidente al posto dello storico editore Luigi Spagnol, scomparso lo scorso 14 giugno), in questi giorni ha dato alle stampe il suo primo thriller, Il libro dei sette sigilli (pagg. 294, euro 16,90), benedetto dalle parole sante di due numeri uno della narrativa internazionale, Donato Carrisi e Glenn Cooper. Romanzo peraltro ritenuto - con una certa dose di esagerazione, ma non ce ne voglia l’autrice - appassionante come Il codice da Vinci di Dan Brown e avvincente, appunto, come La biblioteca dei morti del citato autore americano. 
D’altra parte a Barbara Bellomo bisogna riconoscere un tocco di penna felice (“Mi piace giocare su una scrittura ritmata”) per la sua capacità di “unire il fascino di un’avventura piena di colpi di scena a personaggi femminili e maschili complessi, dai quali è impossibile non lasciarsi catturare”. Tanto di cappello, inoltre, per le tematiche trattate che, sebbene giocate sulla fantasia, spesso si nutrono di figure storiche realmente esistite. Fermo restando - tiene a precisare - che la parte “relativa agli avvenimenti delle guerre giudaiche tiene conto delle fonti studiate sull’argomento, in particolare del testo di Giuseppe Flavio”, storiografo nato a Gerusalemme intorno al 38 d.C. da una nobile famiglia sacerdotale. 
Ed è appunto, a fronte di un’avventura in bilico fra realtà e leggenda, fra passato (Gerusalemme, Masada, Iotapata, Deserto della Giudea) e presente (leggi Roma, con una puntata legata al 1943, ma anche Venezia e Iraq del Nord, zona di Kirkuk), che vede nell’anno del Signore la profetessa Anna consegnare al mondo un libro destinato a cambiarne le sorti. 
Molti secoli dopo la storia di questo testo leggendario incrocerà il cammino di Margherita Mori, scrittrice di successo affetta da ipermnesia, un disturbo della memoria che la porta a ricordare ogni singolo dettaglio della sua esistenza, anche il più doloroso. Di fatto una bella donna che sta attraversando un momento delicato della propria esistenza, impegnata com’è a cercare di guarire da questo suo devastante disturbo, oltre che a cantierizzare un rapporto d’amore duraturo… 
Margherita ha da poco pubblicato un romanzo d’avventura, in cui racconta la storia di un libro apocalittico, protetto da sette sigilli, all’apertura di ognuno dei quali succedono terribili catastrofi. Ma se l’opera è solo il frutto della sua fantasia, perché padre Costarelli sembra essere così interessato, tanto da convocarla con urgenza presso il suo seminario? 
Quando, solo due giorni dopo il loro incontro, il religioso muore in circostanze sospette, Erika Cipriani, tenente dei Ros, viene incaricata delle indagini. E molte sono le domande che cercano una risposta: il libro dei sette sigilli esiste davvero? Se sì, dove può essere stato nascosto? E che ruolo hanno i gesuiti in tutta questa storia? 
Sta di fatto che, fra inseguimenti rocamboleschi, archivi che nascondono insospettabili segreti e chiese dense di mistero, Margherita verrà trascinata in una vicenda più grande di lei, mettendo a rischio la sua stessa vita. 
In buona sostanza un testo profetico che, pur a fronte di una struttura complessa (“Ho scritto un libro dentro un libro, cercando di evitare che i salti temporali distraessero il lettore”), irretisce e intriga. A fronte di protagonisti a loro volta impegnativi, come la triade rappresentata da Margherita Mori (“Affetta da una malattia - tiene a precisare l’autrice - che avevo scoperto esistere leggendo un libro di un esperto russo morto nel 1967”), Erika Cipriani e dallo psicologo Landi (fra questi ultimi due è peraltro in atto un rapporto conflittuale). 
E questo è quanto. Anzi no. In quanto a tenere banco nel dossier delle soddisfazioni della nostra scrittrice c’è un complimento firmato dalla giornalista del quotidiano La Sicilia, Alessandra Fassari, che l’ha inorgoglita: “Questo libro si legge con lo stesso piacere dell’assetato che trova l’acqua nel deserto”. 
E per quanto riguarda il domani narrativo di Barbara Bellomo? Certamente ad attendere il lettore sarà un’ulteriore svolta, anche se “al momento non sto ancora scrivendo, semmai sto maturando delle idee su una storia ambientata durante la Seconda guerra mondiale, e in particolare sullo sbarco degli alleati in Sicilia. Perché se è vero che su questo argomento tanto è stato scritto, tanto c’è ancora da scrivere…”. 

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