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Un lutto, un padre che vuole rifarsi una vita, una ragazza disperata che come nelle favole…

Una storia d’amore e di coraggio firmata da Danielle Steel, che con i suoi libri si avvia a conquistare quota cento sui nostri scaffali


26/11/2018

di Arne Lilliput


Un’autrice, Danielle Fernande Dominique Schuelein-Steel, in arte soltanto Danielle Steel, che non ha bisogno di presentazioni. Una penna che, non sempre nelle grazie dei critici che non hanno mancato di stroncarla, ha fatto per contro breccia nell’immaginario femminile, tanto da essere tradotta in 43 lingue e diffusa in 69 Paesi a fronte di 650 milioni di copie vendute (seconda soltanto alla mitica Agatha Christie). Complice una piacevolezza narrativa fuori dal comune: non a caso sono poche le scrittrici che, come lei, riescono a toccare e a conquistare l’animo delle donne. Ferma restando una grande capacità di spaziare nelle più variegate tematiche e nei più diversi campi. 
In buona sostanza dando voce a una marea di lavori, dei quali la Sperling & Kupfer, il suo editore italiano di riferimento, ne ha proposto - se non andiamo errati - la bellezza di 95. Mentre 21 sono stati adattati per la televisione, ricevendo un paio di nomination ai Golden Globe. Una capacità che questa volta torna ad abbracciare l’amore e il coraggio nel romanzo Come una favola (pagg. 360, euro 19,90, traduzione di Berta Maria Pia Smiths-Jacob). 
Semmai c’è da chiedersi come sia riuscita a conciliare questa robusta mole di lavoro con una vita familiare a dir poco intensa. Nel senso che ha allevato la bellezza di nove figli (Beatrix, lo scomparso Nick, Trevor, Todd, Samatha, Victoria, Vanessa, Maxx e Zara ai quali ha peraltro dedicato alcuni romanzi), frutto di ben cinque matrimoni seguiti da altrettanti divorzi. 
Nata a New York il 14 agosto 1947, Danielle (di origini tedesche, ebraiche e portoghesi) aveva iniziato a scrivere storie - come è già stato in parte annotato su queste stesse colonne - quand’era ancora bambina, per poi dirottare la sua attenzione sulla poesia nella tarda adolescenza; lei che, dopo essersi diplomata al liceo francese della Grande Mela (da qui la passione per la Francia, dove vive a corrente alternata con il suo Paese d’origine e dove le è stata conferita la Legion d’Onore), avrebbe frequentato l’università negli States, per poi proseguire gli studi in Europa; lei che a 19 anni aveva scritto il suo primo romanzo, pubblicato però soltanto sette anni dopo; lei che nel 1981 era entrata nella “New York Times best-sellers list” per poi sbarcare, otto primavere dopo, nel Guinness dei primati per il maggior numero di settimane consecutive (addirittura 381) in cui un suo libro era rimasto in classifica. 
Che altro? Narrativa per adulti a parte, Danielle Steel (una donna curiosamente timida e per questo avara di uscite pubbliche) ha dato voce a Max e Martha, una collana per giovani lettrici, composta da dieci libri illustrati volti ad aiutare i bambini problematici, e la serie Freddie, composta da quattro lavori che si addentrano in ulteriori delicate situazioni della vita reale. E, visto che di bambini ne sono circolati parecchi in casa sua, ha pure pubblicato un libro rivolto all’infanzia dal titolo Pretty Minnie in Paris
Senza dimenticarci di His Bright Light sulla vita e la morte di suo figlio Nicholas (Nick) Traina, affetto da un disturbo bipolare, il quale si era suicidato nel 1957. E in memoria di questo ragazzo aveva dato vita a una fondazione, che tuttora gestisce, ovvero la “Nick Traina Foundation”, volta a finanziare le ricerche sulla cura delle malattie mentali. 
Un lungo quanto dovuto preambolo, questo, prima di addentrarci nella trama di Come una favola, incentrata su una ragazza, Camille, che ha beneficiato di un’infanzia senza problemi, circondata dall’amore e da ettari di vigneti nella bellissima Napa Valley, a nord di San Francisco. “Lì, tra dolci colline verdi e coltivazioni a perdita d’occhio, i suoi genitori, con dedizione e impegno, hanno dato vita a una rinomata azienda vinicola ispirata all’antica proprietà di famiglia in quel di Bordeaux”. 
Ma quando, dopo la laurea, Camille torna a casa per aiutare a gestire Château Joy, come ha sempre sognato, la favola s’interrompe bruscamente. “La madre viene infatti a mancare e, solo sei mesi più tardi, il padre si lascia ammaliare da una misteriosa quanto affascinante contessa francese. Una donna che sembra incarnare l’essenza della raffinatezza parigina, nascondendo però qualche ombra”. 
Nemmeno a dirlo la faccenda non sfagiola alla ragazza, contrariata per il fatto che suo padre non riesca a vedere oltre gli sguardi seducenti, i vestiti firmati e le maniere eleganti della sua nuova fiamma. “Così, mentre il mondo le crolla addosso, Camille dovrà fare ricorso a tutta la sua forza per riuscire a salvare la memoria e l’eredità familiare. Fortunatamente potrà contare su una gentile quanto inaspettata alleata, nonché su un amico d’infanzia riapparso nella sua vita proprio come un principe delle fiabe”.

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