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Un miraggio di liberazione? No, una trappola che imprigiona e impedisce una scelta libera di vita e di futuro

L’autore di Dove crollano i sogni ci parla dei contenuti del suo ultimo romanzo. Sottolineando i ruoli dei personaggi e dando voce a una accattivante sintesi della trama. Ma anche precisando che “per uno scrittore è sempre difficile parlare dei propri libri” 


13/05/2020

di BRUNO MORCHIO


È una storia di periferia, ambientata in val Polcevera, la valle genovese dove è crollato il ponte Morandi, quella che tiene banco nel romanzo Dove crollano i sogni (Rizzoli, pagg. 236, euro 18,00). La voce narrante è quella di Ramona, detta Blondi, una ragazza di 17 anni che non è andata oltre la terza media, non ha mai conosciuto suo padre e abita in un piccolo appartamento popolare con la madre che fa la Oss in una casa di riposo per anziani. 
La donna trascorre le serate davanti alla televisione, bevendo del vinaccio acquistato all’hard discount, e nonostante sia ancora giovane sembra non aspettarsi più niente dalla vita. Anche Cris, il ragazzo di Blondi, orfano di madre e con un padre che si brucia lo stipendio ai videopoker, non ha progetti né aspirazioni e soffoca il proprio malessere strinandosi di hashish. Anche i loro amici, ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano, si lasciano vivere schiacciati su un presente disordinato e privo di scopo (Jean-Claude Izzo scriveva che “senza il futuro il presente è solo disordine”). Fanno eccezione due personaggi: Pablo, immigrato peruviano che fa il muratore, e il perfido Alex. 
Blondi invece un sogno ce l’ha: ha scoperto per caso, sfogliando una rivista patinata, i paesaggi della Costa Rica e decide, una volta maggiorenne, di partire e andare a vivere laggiù, in una casa di lusso sull’Oceano. Ma per realizzare il suo sogno le occorrono soldi, molti soldi, e la ragazza mette in campo tutta la sua intelligenza e le sue risorse per raggiungere l’obiettivo. Niente la spaventa, neanche superare la linea di confine tra il bene e il male, neanche l’omicidio. 
Inoltre lei vede con lucidità la condizione disperata della propria generazione, e la sua intelligenza basica, quasi animale, le consente di captare quello che gli altri si aspettano da lei e di metterlo a frutto per i propri scopi. 
Ma le mancano gli strumenti per liberarsi dalle catene del proprio destino: così quello che all’apparenza rappresenta un sogno di liberazione, nello svolgersi del romanzo diventa man mano una trappola che la imprigiona e le impedisce di scegliere liberamente della propria vita e del futuro.

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