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Un misterioso sentiero per ritrovare (forse) l'identità perduta

Dalla penna del collaudato scozzese Peter May un thriller ricco di colpi di scena che cattura ed emoziona. Con un occhio rivolto al futuro


27/11/2017

di Valentina Zirpoli


Per chi ancora - narrativamente parlando - non lo conoscesse, lo scozzese Peter May (nato a Glasgow il 20 novembre 1951, anche se oggi vive in Francia) rappresenterà senz’altro una piacevole sorpresa. E per diversi motivi: intanto per la sua scrittura graffiante quanto scorrevole, ma anche per la sua capacità di trattare temi di stretta attualità alla stregua di un esperto. Complice il suo robusto lavoro di documentazione. 
Lavoro che lo ha portato a travasare fra le righe del suo ultimo romanzo - Il sentiero (Einaudi, pagg. 362, euro 19,00, traduzione di Alessandra Montrucchio)
- le nozioni scientifiche di Christopher N. Connolly, docente presso l’Università di Dundee, nonché gli studi di Joe Cummins, genetista presso la University of Western Ontario in Canada, il quale aveva anticipato di diversi anni il legame tra i neonicotinoidi e il collasso delle colonie delle api. Una tematica calda, quest’ultima, sorretta anche dalle “dritte” degli apicultori Gavin Jones e Iain Smith, operativi nelle isole Ebridi di Harris e Lewis, due angoli di mondo peraltro divisi soltanto da un istmo. 
Risultato? Un insolito ecothriller che si propone alla stregua di un emozionante “viaggio nell’anima e nel futuro dell’umanità”. Un lavoro infarcito di colpi di scena, ambientato nei panorami incantati delle terre situate al largo della costa occidentale scozzese. Quelle abitate fin dal Mesolitico e che hanno avuto influenze culturali celtiche e norrene. 
Ed è appunto nell’isola di Harris, sferzata da tempeste e forti venti, che un uomo fradicio e intirizzito, con indosso un giubbotto di salvataggio, si risveglia su una spiaggia sconosciuta, senza ricordare nulla di quel che gli è successo e nemmeno di quel che riguarda la sua vita. E appunto in questa terra splendida quanto inospitale -  che nel 1900 era stata al centro di una misteriosa vicenda (la scomparsa di tre guardiani del faro mai più ritrovati) - che si ritrova alle prese con alcune tristi considerazioni: “Forse sono un fantasma. Forse sono morto in un punto imprecisato in mezzo al mare. Qualcosa è successo. Lo so, lo sento. Qualcosa di spaventoso. Forse sono affogato. Forse il mare ha gettato sulla spiaggia solo il mio corpo. Mentre il mio spirito, separato dal corpo, si sollevava dalla sabbia. Forse è per questo che non trovo tracce di me…”. 
Tuttavia, passo dopo passo, il nostro protagonista finirà per recuperare qualche brandello della propria identità. Scoprendo, grazie a una anziana donna che gli aveva affittato un cottage sull’isola, che stava conducendo delle ricerche proprio sul mistero dei tre guardiani scomparsi. Ma i file che dovrebbero contenere i capitoli di un futuro libro sono vuoti. L’unico indizio è una mappa su cui è tracciato il sentiero di Coffin Road che attraversa l’isola, battezzato con il proprio invitante nome di Via delle Bare. L’uomo non sa dove conduca, ma si rende conto che seguirlo potrebbe rappresentare il solo modo per ritrovare se stesso e approcciare la verità. 
Ovviamente, queste, rappresentano soltanto briciole di trama, in quanto il canovaccio risulta ricco quanto complesso di avvenimenti e anche di personaggi, come quello della vicina di casa Sally alla quale il naufrago non ha il coraggio di dire di aver perso la memoria e quindi di non ricordare che fra loro c’era del tenero. In ogni caso ci penserà lei a rinverdire il loro rapporto, facendolo in questo modo sentire meno solo e meno disperato. 
Ma c’è dell’altro. Ad esempio la vicenda della sedicenne Karen Fleming, in rotta con la madre e il suo nuovo compagno dopo che il padre Tom - uno scienziato impegnato a studiare la funzione delle api nella vita del pianeta attraverso l’impollinazione - due anni prima si era suicidato.  Versione che però non convince del tutto la giovane che, analizzando documenti e ricerche paterne, si persuade che la morte del genitore sia legata a un omicidio. 
E qui la storia - per farla breve - si riallaccia al naufrago, alla scoperta del cadavere di uno sconosciuto dal cranio fracassato e agli immancabili sospetti… Fermo restando il difficile rapporto fra le multinazionali dell’agro-alimentare e gli scienziati che, con le loro ricerche, si stanno dando da fare per salvare il pianeta. 
Che dire: un lavoro ben costruito, sorretto da figure forti e ambientazioni accattivanti, anche se in alcuni casi l’autore (che al suo attivo vanta una quindicina di romanzi, fra i quali la fortunata Trilogia di Lewis) eccede un tantino nel voler rendere complicata la storia, o meglio le storie. Ma si tratta soltanto di dettagli. 
Per la cronaca ricordiamo infine che Peter May era approdato nel mondo del giornalismo a soli 19 anni, per poi debuttare sugli scaffali delle librerie sette anni dopo con The Reporter, un romanzo peraltro travasato in una serie per il piccolo schermo. E questo è quanto.

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