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Un mistero lungo 15 anni a Valdiluce. E a indagare è ancora l'ispettore Santoni

Un’intrigante trama imbastita da Franco Matteucci con il garbo e la forza del direttore d’orchestra. Le altre note? Per Mario Pistacchio & Laura Toffanello nonché per il geniale Blake Crouch


10/04/2017

di Mauro Castelli


Un carattere «ispido e solitario», seppure cordiale e aperto nel rapporto con le persone; una figura di primo piano non solo della narrativa (strada facendo si è proposto come apprezzato autore e regista televisivo, docente di tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e direttore marketing della Rai); un uomo riservato che curiosamente non legge (quasi mai) gialli, così come non ama frequentare le luci della ribalta («Semmai preferisco uscire con gli amici»); un personaggio dalle variegate angolature (basti ricordare che, oltre ad aver collaborato con Tonino Guerra, è stato a fianco di Renzo Arbore per quella che fu l’innovativa trasmissione L’altra domenica) il cui operato spazia e ha spaziato a largo raggio.
Che altro di Franco Matteucci? Una passione di vecchia data per Ernest Hemingway, rimpiazzata strada facendo da quella per l’argentino Osvaldo Soriano; una romanità acquisita («Vivo da 46 anni nella Capitale con mia moglie Muriel e il mio cane Romeo, un bassotto terribile a pelo ruvido, arrivato in casa dopo la morte di Azzurra, l’adorata micina - ultima di una lunga serie - che si metteva sulla tastiera del mio computer e io ogni tanto la invitavo a… scrivere») a discapito della sua origine: è infatti nato il 10 maggio 1948 a Buggiano, in provincia di Pistoia. Anche se era andato a vivere con la famiglia, quando aveva appena due anni, all’Abetone, proprio sul confine che separa l’Emilia dalla Toscana, dove suo padre lavorava come medico condotto e si dedicava alla pittura (era stato lui a spiegare al figlio che la neve non è bianca, in quanto, come il mare, cambia di colore a seconda della luce). «E lì mi sarei dedicato allo sci - sotto la guida di Zeno Colò, campionissimo del passato, che abitava vicino a casa mia - dimostrando una predisposizione vincente nella specialità dello slalom».
Insomma, un debole, quello per la montagna, di vecchia data, che lo ha portato ad ambientare le sue storie di delitti e di sangue nel paesino di Valdiluce, una specie di luogo del cuore che «richiama una valle reale, vicina all’Abetone, dove tenevano banco bellissimi alberghi abbandonati dell’epoca del fascismo e che ultimamente è tornata a vivere». E in quel di Valdiluce ha messo al lavoro l’ispettore Marzio Santoni, un omone dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, dotato di grande appeal seppure caratterialmente chiuso. Un giovanotto sui 32 anni che piace ovviamente alle donne, come nel caso di Clara Meynet, bellissima ragazza del paese, che tra le coperte del suo letto aveva architettato - e qui siamo nel passato della quinta storia intitolata Delitto con inganno (Newton Compton, pagg. 250, euro 9,90) - un progetto per diventare la sua morosa ufficiale. Lei che si proponeva, per via di una verginità persa in un incidente, come il sogno proibito di tutti gli uomini della zona. Marzio compreso, ovviamente.
Santoni, si diceva, un personaggio dai lati oscuri (forse figlio di un prete, ma lui aveva deciso di buttare sul fuoco certe analisi sul suo Dna per non sapere) «nato con l’intento di dare ulteriore voce alla natura in un periodo in cui si parla molto di ambiente» e nel quale all’autore piacerebbe identificarsi. Salvo disconoscere le sue frequentazioni casalinghe, visto che nella sua abitazione troviamo il topo Mignolino, il riccio Arturo, il pipistrello Puppy e una colonia di formiche in una teca di vetro.
Insomma, un tipo singolare peraltro battezzato dai valligiani Lupo Bianco. Perché quando aveva soltanto tre anni era uscito di casa, si era perso nei boschi ed era stato ritrovato ancora in vita, nonostante il freddo, dopo tre giorni. Quasi un miracolo: soltanto un lupo avrebbe potuto resistere in quelle condizioni...
In buona sostanza un tipo anomalo che viaggia su una Vespa bianca, che va a lavare i panni nel fiume come faceva sua madre, che indaga sorretto dal ragionamento pur non disdegnando la tecnologia. Un uomo forte, intelligente, oltre che abile sciatore e scalatore. Ma soprattutto un attento indagatore del male, anche se inizialmente in polizia si dava da fare come atleta (nelle Fiamme Oro di Moena, viene lasciato intendere dall’autore). Ma grazie al fatto di aver insegnato a sciare al suo responsabile, sarebbe riuscito a farsi trasferire nella natìa Valdiluce, dove avrebbe dato il meglio di se stesso.
In altre parole, come ci conferma Matteucci, una specie di suo alter ego di fantasia, in quanto nella vita reale non tutte le aspettative finiscono per concretizzarsi. Con l’autore, ironicamente, a fare autocritica: «Certo, mi sarebbe piaciuto essere come lui, così come mi sarebbe piaciuto fare il fotografo… E l’ho anche fatto, ma con scarsi risultati visto che ero negato. Mia moglie sì che era invece brava, tanto da aver dato alle stampe diversi libri. Semmai la mia sensibilità era rivolta altrove, tanto da essere stato fra i primi in Rai a utilizzare le camere digitali».
Ma veniamo alla trama di Delitto con inganno, dove troviamo Santoni a indagare - in un «inverno molto freddo e nevoso» - su un evento accaduto una quindicina di anni prima e che all’epoca aveva sconvolto il paese. Una drammatica vicenda che costringe l’ispettore, assistito dal fedele Kristal Beretta, a recuperare notizie su come avvennero i fatti, ma anche a ripercorrere la sua storia privata, dato che all’epoca era un adolescente innamorato proprio della citata Clara, la ragazza al centro del crimine e che era stata stuprata, come si scoprirà, da uno zio. Proprio la giovane che, scomparsa in circostanze mai chiarite, non sarebbe stata più ritrovata. Un macigno sulle spalle di Santoni, visto che nel corso delle prime indagini era finito addirittura nella lista dei sospettati. Lui che a quei tempi aveva appena diciassette anni e che era stato scagionato dall’allora commissario Vallesi, da colui cioè che in seguito lo avrebbe supportato nella carriera.
Durante le indagini - riaperte in seguito a un evento inaspettato (il ritrovamento del cadavere dello stesso Vallesi in una camera di un grande albergo dismesso) e nonostante una certa ritrosia dei valligiani a collaborare - una serie di coincidenze riportano alla luce elementi che convincono Lupo Bianco ad avventurarsi nelle viscere del monte Sassone, «luogo ameno e minaccioso dimenticato da decenni, attraverso un dedalo di tunnel, gallerie e cunicoli che nascondono macabri misteri». Rimasti sepolti per anni, assieme alla verità, in questi luoghi imponenti e selvaggi, la cui natura viene peraltro spiegata in una nota finale dall’autore.
Detto di questo lavoro, ben orchestrato quanto di piacevole lettura (dietro la stesura del canovaccio c’è il garbo e la forza di un direttore d’orchestra), spazio a ulteriori note sull’autore. Ricordando che Franco Matteucci, dopo aver frequentato il liceo classico a Pistoia («Dove ero ospite dei nonni»), avrebbe frequentato per tre anni la facoltà di Lettere e Filosofia («Prima a Firenze e poi nella Capitale») per poi passare al Centro sperimentale di cinematografia a Roma (anche in questo caso senza completare gli studi «per via di una occupazione durata due anni, nel 1968-1969. E avendo bisogno di lavorare mi accasai in Rai»).
Il tutto supportato da una carriera di livello nel mondo del piccolo schermo, peraltro bissata in campo narrativo («Di tutte le mie attività la scrittura è quella che mi risulta più congeniale in quanto densa di emozioni e di impegno»). E lo ha fatto dando voce ai romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo - Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio - Rèpaci). Per non parlare della serie di gialli di grande successo (tradotti in diversi Paesi: addirittura «a Cuba, dove i diritti sono un optional, e soprattutto in Russia») che hanno per protagonista appunto l’ispettore Santoni. Ovvero Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell'orso ucciso nel bosco e, buon ultimo, Delitto con inganno.
Per la cronaca - e chiudiamo - Matteucci si propone oggi come il secondo autore più venduto sulle piattaforme digitali dove sta per essere tradotto anche in inglese per Amazon. «Un modo - ironizza - per uscire dalla morsa dei critici letterari».

Il secondo suggerimento per gli acquisti si rifà a Requiem per un’ombra (Edizioni 66thand2nd, pagg. 268, euro 16,00), un lavoro intriso di «ironia, fondi di caffè e dischi di jazz» scritto a quattro mani da Mario Pistacchio (nato a Cerignola, in provincia di Foggia, nel 1979) e da Laura Toffanello (nata a Torino nel 1970). Una coppia ben affiatata (sono insieme da una dozzina d’anni ed entrambi sono stati finalisti nel 2010 del Premio Solinas storie per il cinema) che ha deciso di dedicarsi alla scrittura «non per vanità o per soldi», semmai «per far vincere, almeno una volta, chi perde». Perché scrivere «ha a che fare con la vita, con il punto di vista sul mondo. Non è uno specchio nel quale sorridere a noi stessi e al nostro piccolo tornaconto personale, semmai una carriola di mattoni da portare in cima a una montagna. Un modo per dare voce agli emarginati, a chiunque abbia conosciuto almeno una volta la resa, la sconfitta, l’umiliazione…». Loro che avevano esordito nel 2014 con L’estate del cane bambino, un romanzo incentrato sulle difficoltà legate al tema dell’infanzia (a tutti tocca vivere l’ultima estate. È quella in cui si perde l’innocenza). E che ora dà voce a un ginepraio di storie dal finale in bilico, dove si muovono figure ben tratteggiate e al limite, incasellate nei loro dettagli di vita. Insomma, persone credibili, che si dibattono sul filo della precarietà. D’altra parte - come annota il primo personaggio che incontriamo (che è poi il protagonista del romanzo, il sessantatreenne detective privato Sal Puglise, un uomo solitario senza affetti veri e senza famiglia) - guardando le vite degli altri se ne imparano di cose. E alla lunga si finisce con il credere di conoscerle davvero, e magari di affezionarcisi. Ma forse sono «tutte cazzate, roba da rubriche per cuori solitari». Ecco, da questa breve riflessione si può dedurre l’assenza di certezze e la profonda solitudine che si porta dietro il nostro quotidiano. Anche se è forse possibile, strada facendo, trovare ciò che si cerca. Come nel caso di Sal Puglise. Un uomo che punta a fare il duro senza esserlo, che vive pensando di poter fare giustizia per chi non ci riesce da solo, che si deve confrontare con una lunga serie di fallimenti e che poco si aspetta dal futuro: una pensione da fame e pochi casi su cui lavorare, «squallide fotocopie uno dell’altro. D’altronde - come viene annotato in sinossi - il mestiere dell’investigatore non è più quello di una volta. Infedeltà coniugali, dipendenti assenteisti, qualche persona scomparsa. E poi la gente, che è sempre meno disposta ad accettare la verità, e ancora meno a pagarla. Ci vorrebbe quindi un caso per chiudere in bellezza, un’occasione per fare un po’ di soldi e sparire». Ed eccola l’occasione. Una rapina finita male in una tabaccheria, una brutta storia che ha riempito le prime pagine dei giornali. «Puglise si tuffa subito nel lavoro, le cose si mettono bene, c’è tempo anche per cercare il fratello di Dalia, una cliente bella da mozzare il fiato e misteriosa quanto basta». La sua Torino, però, non è più la Shangri-La del jazz, dove potevi incontrare Chet Baker, Don Byas, Bosso, Ornette Coleman. Perché tutti i numeri uno erano passati da lì. Torino è ora una città diversa, più spigolosa, più amara; non è più quella di quando aveva fondato con alcuni soci la sua agenzia investigativa. Semmai è quella di criminali senza scrupoli, del mondo della droga, dei boss che decidono a piacimento di una vita. E appunto per questo Puglise deve muoversi come un’ombra, ascoltare senza essere ascoltato, guardare senza farsi vedere. Che dire: un romanzo che si nutre, all’insegna dell’ironia, di una profonda assenza di certezze, di fragilità che si sommano l’una con l’altra, di un’ombra che si aggira nella notte, una sigaretta fra le labbra e il cappello sugli occhi. Forse per nascondere il fallimento della sua vita.

In chiusura di rubrica quello che non ti aspetti: ovvero un thriller che rischia di creare dipendenza, pronto a nutrirsi di un canovaccio ben congegnato, supportato da personaggi inquietanti, che si dipana sul filo di una “materia oscura” che inquina le certezze mescolando fantascienza, sentimenti e terrore. In altre parole un racconto che si prende carico, in modo anomalo, delle nostre peggiori paure. In buona sostanza è questo il filo conduttore di Dark Matter (Sperling & Kupfer, pagg. 348, euro 19,90, traduzione di Annalisa Garavaglia), un lavoro che si sta accasando in 25 Paesi e che è stato scritto da Blake Crouch, nato nel 1978 nel North Carolina e oggi residente in Colorado con moglie e figli. Un romanzo sul quale si è posata l’attenzione di quel geniaccio di Lee Child, pronto a sostenere che Crouch «si è inventato un qualcosa di nuovo». In effetti la storia (frutto di contatti con diversi fisici, astronomi e cosmologi che hanno dedicato la loro vita a ricercare verità fondamentali sulla natura della nostra esistenza) si sviluppa su un particolare crinale narrativo, portato avanti all’insegna di una scrittura veloce e intelligente che non mancherà di coinvolgere il lettore. Una storia legata, annota l’autore, «a una mia grande idea maturata grazie all’apporto di Marcus Sakey il quale, due anni fa a Chicago, mi ha aiutato a individuarne il potenziale in un mare di fallimenti. Spingendomi a scriverla malgrado mi spaventasse da morire». Ma di cosa si nutre la trama? Della vita di Jason, un quarantenne felicemente sposato e con un figlio adolescente, che insegna in un piccolo college di Chicago: un genio della fisica che si è perso per strada per amore della famiglia. Insomma, per vivere una vita normale condita di affetti. Sin quando partecipa - spinto dalla moglie che vuole che una volta tanto si tolga dalla routine quotidiana - a una festa. Chi avrebbe mai immaginato che, rientrando a casa, sarebbe stato costretto da un uomo armato e mascherato a salire su un Suv nero? E che le ultime parole sentite, prima di perdere conoscenza, sarebbero state «Sei felice della tua vita»? Il passo successivo sarà il suo risveglio, legato a una barella e circondato da sconosciuti nascosti da tute anticontaminazione. Con un uomo che, sorridendo, gli dice: «Bentornato. Congratulazioni, ce l’hai fatta». Ma nel mondo in cui si è svegliato la vita di Jason non è più quella che ricorda: sua moglie non è sua moglie e suo figlio non è mai nato. E lui non è più un anonimo professore, ma il genio che ha compiuto un’impresa memorabile. Da qui l’affacciarsi di inquietanti interrogativi: ma allora qual è il suo mondo vero? E in che modo può tornare dall’amata famiglia? Per trovare risposte Jason dovrà affrontare un avversario irriducibile: la materia oscura, dentro e fuori di lui. Detto della trama - da assaporare pagina dopo pagina, senza lasciarsi prendere dalla disattenzione - torniamo all’autore. Romanziere e sceneggiatore, Crouch ha firmato diversi bestseller, in primis la trilogia di Wayward Pines (composta da I misteri, Il bosco e L’ultima città), quella che ha ispirato la serie Tv prodotta dalla Fox - diretta da M. Night Shyamalan e interpretata da Matt Dillon, Melissa Leo e Carla Gugino - uscita in contemporanea, a partire dal maggio 2015, in 125 Paesi. Serie imbastita su Ethan Burke, un agente dello United States Secret Service che, durante la ricerca di due agenti federali scomparsi, tra cui Kate Hewson (sua ex partner ed ex amante), si imbatte nella misteriosa cittadina di Wayward Pines, annidata fra le montagne dell’Idaho. Ma quella che a prima vista sembra una tipica isola felice, ben presto lascerà trasparire il suo vero volto: un luogo popolato da personaggi imperscrutabili che reggono il potere con estrema durezza. Che altro? Crouch è anche autore di diversi racconti pubblicati da importanti riviste di settore come Ellery Queen’s Mistery Magazine, Alfred Hitchcock’s Mistery Magazine e Thriller, mentre nel 2009 è stato co-autore di Serial, romanzi hard che hanno fatto scuola. E questo è quanto, salvo ricordare che i diritti di Dark Matter sono già stati rilevati dalla Sony per la relativa trasposizione sul grande schermo.

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