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Un nuovo caso per la Berta e un'altra indagine per il maresciallo Corradi

Nicoletta Retteghieri rimette in scena la sua investigatrice settantenne alle prese con le malefatte di un pazzo mentre Armando d’Amaro propone un misterioso caso che si dipana a partire dalla carceri di Marassi


09/09/2019

di Massimo Mistero


Come ci ha abituato da tempo, continua la serie noir di matrice ligure edita dalla Fratelli Frilli di Genova. Noir che graffiano, intrigano e, al tempo stesso, divertono e si fanno leggere che è un piacere. Spesso giocati su una grande semplicità narrativa che si rapporta a personaggi ben tratteggiati, fuori dal coro. Come nel caso della genovese Nicoletta Retteghieri, in arte Draky (una cantautrice “impegnata” solo per distinguersi dal commerciale e che fa riferimento a Francesco Guccini, con due Cd - Landemer e Violino Violento - all’attivo, ma anche con altre produzioni nel cassetto, fermo restando che “per chi non le apprezza ci sono sempre i tappi per le orecchie”). 
Di fatto una autrice fuori dalle righe, laureata in lingue straniere, appassionata di gastronomia ed enigmistica, sposata con Franco Silvestri (per lei semplicemente Frank, il quale, “nonostante non si diletti di scrittura, in tutto il resto che fa è un genio”. Un compagno di vita “capace di supportarmi e regalarmi preziose informazioni tecniche, ferma restando la sua passione - venendo al mio ultimo romanzo -  per le sorti del… motorino di Marco). 
Insomma, una eclettica figura - che si ritiene perfetta, anche se a suo dire “si sopporta da una vita” - capace di spaziare dalla radio allo spettacolo, dalle poesie ai racconti thriller (“Ne ho già pronta una serie che purtroppo il “mio meraviglioso e fascinoso Editore - blandisce con ironia e perfidia - si rifiuta di pubblicarmi”), dalle conferenze ai romanzi (“Scrivo per divertire e per divertirmi”). Peraltro proponendosi collezionista di quasi mille maialini (“Perché il maiale è un animale giocondo, florido…”), con il sogno nel cassetto di poter dedicare loro un museo. “E chi vuole contribuire è libero di farlo”. 
Lei che - complice un biennio di scrittura creativa forte di scarsi risultati, ma forte di diverse lezioni di autostima - nella narrativa di settore, sempre per i tipi della Frilli, aveva dato alle stampe L’importanza delle acciughe nel 2011, La legge del baccalà nel 2016 e ora - “I miei tempi di scrittura sono biblici”, tiene a precisare - Crimini e farinata (pagg. 204, euro 14,00). Un lavoro nel quale rimette in scena in quel di Loano, nel Savonese, la settantenne Berta Riccardi: un personaggio che le era stato ispirato da sua madre, “Anna Maria Bianca Berta Siccardi, che ha purtroppo aveva lasciato questo mondo una mattina di marzo del 2013. Ferma restando la dedica del libro che stiamo proponendo al padre Giuliano, a sua volta “volato via troppo presto e al quale devo tanto, a partire dal piacere della cultura e dell’umorismo”. 
Berta, si diceva - una recidiva, intrigante quanto arzilla protagonista dai capelli bianchi, retrograda e bigotta, ma anche cuoca eccezionale - affiancata dal fascinoso figlio Davide Traverso (un maschilista casanova per la verità un po’ sfigato), dal giornalista Marco Castello, un debordante ciccione appassionato di misteri, da Davide l’agente immobiliare e via via sino ad arrivare al gerbillino Roddy, un piccolo quanto bonario roditore di origine africana. 
Un personaggio quest’ultimo (“Io non scrivo per fare letteratura, io scrivo per divertire”) nato dalla passione per gli animali dell’autrice, purtroppo condizionata dalla sua allergia per cani e gatti. “Successe così che spostassi il mio interesse sui roditori. E ne avrei voluto una coppia, salvo scoprire che prolificavano a rotta di collo e non gli si poteva dare la pillola. Alla fine mi limitai a infilarne uno nelle mie storie…”. Facendolo peraltro diventare parte integrante dei suoi racconti. Così succede che - come in Crimini e farinata - alla Berta capiti di essere più che “inquieta”, tanto che se avesse a diposizione una ruota come quella del suo piccolo amico in gabbia la farebbe “girare a velocità di centrifuga da lavatrice”. 
Per la cronaca, a tenere la scena in quest’ultimo romanzo della Retteghieri è la primavera loanese, ricca di aspettative per l’imminente stagione turistica, che viene sconvolta dall’omicidio di un noto giornalista locale. E non si tratta di un omicidio qualunque: nelle tasche della vittima viene rinvenuta una tessera di puzzle, ma sarà solo la prima, che fa immediatamente capire che qualcuno, dotato di un’insolita e crudele strategia criminale, vuole sfidare gli inquirenti in un gioco perverso, costringendoli a una corsa contro il tempo. 
A occuparsi del complicato puzzle sarà ovviamente ancora una volta la Berta in abbinata al figlio Davide e al citato Marco (entrambi appassionati di misteri, testardi e intraprendenti). Figure fondamentali per dare una mano al maresciallo Marmotta, che sta disperatamente cercando di fermare le imprese malate di quel misterioso pazzo. E come sempre Roddy, topolino del deserto curioso del mondo, scruterà gli umani, che gli ruotano attorno, con disincantata bonarietà. 
Insomma, a tenere la scena in questo noir di garbata e divertente lettura è una variegata umanità di provincia che si rapporta alla fantasia dell’autrice, per certi versi affetta da una ben studiata megalomania, anche se la figura del Lord - come l’interessata tiene a precisare - “mi è stata ispirata da un personaggio vero in cui mi ero imbattuta parecchi anni fa: era un carrozziere di Genova con una eleganza e un aplomb da fare invidia alla Casa Reale inglese…”. 


Di matrice genovese (è nato infatti sotto la Lanterna nel 1956, anche se oggi vive a Calice Ligure, un paesotto a sei chilometri dal mare sulle colline in provincia di Savona) è anche Armando d’Amaro, oggi apprezzato autore di noir oltre che critico di arte moderna. Lui che, forte di una laurea in Giurisprudenza, aveva lungamente praticato l’attività forense e quella accademica prima di dare sfogo alla sua… penna a partire dal 2007 quando arrivò sugli scaffali con il noir Delitto ai Parchi, seguito a ruota da La Controbanda (rieditato nel 2016 in Italia Noir per Repubblica-l’Espresso). Ben presto apprezzato dal pubblico dei lettori, D’amaro avrebbe poi dato alle stampe anche La farfalla dalle ali rosse, Liberaci dal male (scritto a quattro mani con il criminologo Marco Lagazzi), Il testamento della Signora GaetaniLa mesataNero dominanteBoccadoro e il cappotto rosso
Che altro? Il nostro autore ha curato le antologie Incantevoli stronzeDonne, storie al femminileUna finestra sul noir44 gatti in noir, oltre ad aver dato voce a numerosi testi per artisti, tradotti anche in russo e in inglese, mentre ad esempio il suo monologo Atlassib è stato rappresentato con successo a teatro. E il suo domani narrativo? In questo momento Armando d’Amaro è al lavoro sul terzo libro interpretato da Francesco Boccadoro (un protagonista frutto della sua inventiva letteraria, ma supportato da ricerche storiche), nel quale ancora una volta verranno fatti interagire personaggi reali con altri di invenzione su uno sfondo dettagliatamente ricostruito per situazioni, ideologie e, soprattutto, umanità. Inoltre sta già pensando a un seguito per i casi del maresciallo Corradi, l’uomo di legge che vede il sole far capolino fra le case del suo appartamento di San Fruttuoso… 
Un personaggio che ora ritroviamo protagonista ne Il maresciallo Corradi e l’evaso (pagg. 190, euro 12,90) e che il tempo ha rimodellato: ora non è infatti più “così schivo, chiuso, legato a certi tipi di amicizie”. Forse perché “si è innamorato e, proprio per questo, è più sereno e non ha più incubi”. 
Detto questo spazio alla sinossi. L’antivigilia di Natale un medico guaritore già radiato dall’Albo per le sue terapie antitumorali a base di bicarbonato, il prestante cinquantenne Domenico Serra (sposato con una donna di sedici anni più grande di lui. Va bene che l’amore è cieco, ma…), entra nel carcere di Marassi in quanto deve scontare una condanna a sei anni per esercizio abusivo della professione medica e per omicidio colposo. La sua permanenza in cella dura tuttavia solo pochi giorni: in occasione di una manifestazione sportiva, che si svolge dentro e fuori le mura del carcere, svanisce nel nulla. Al maresciallo Corradi, che rientra in servizio dopo le rilassanti festività passate con Luminița, vengono affidate le indagini per così dire esterne: inizia così una serrata caccia all’uomo, che potrebbe condurlo anche lontano da Genova. 
Nel frattempo, all’interno della casa circondariale, la polizia penitenziaria cerca di capire come possa essere avvenuta l’evasione e quali siano stati i rapporti di complicità con i reclusi. Ma i precari equilibri tra i gruppi di diverse provenienze geografico-culturali, insieme alla diffusa omertà che tiene banco nelle nostre patrie galere, rendono l’impresa quasi impossibile: l’unica crepa che sembra aprirsi viene peraltro subito richiusa tramite un efferato omicidio. 
Sta di fatto che in una Genova fredda e raccolta in se stessa, che nonostante le luminarie natalizie risulta ancora segnata dal crollo del ponte Morandi, il nostro carabiniere, insieme al vicecomandante di Marassi, alla fine riuscirà a risolvere, dopo diversi fallimenti, l’enigma. A fronte, come si conviene a un buon giallo, di un inaspettato colpo di scena. 
Che dire: siamo al sesto capitolo che vede protagonista il riuscito maresciallo Corradi, a fronte di un romanzo anche in questo caso fedele alle atmosfere del noir italiano, dove a intrigare e a far riflettere è anche il vivere maledetto in un carcere sovraffollato, tra le innumerevoli problematiche che gravano sulle guardie. Per non parlare delle esperienze di persone private della libertà personale, che a volte prende il sopravvento. Come quelle di Gianni il parrucchiere, Carlo l’editore (vuoi dire che…), Amadou il “negro” e Mario il salumiere, rinchiusi nella stessa cella. Figure segnate dallo stringersi di una amicizia destinata a durare nel tempo.

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