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Un nuovo patriottismo per la destra italiana

L’identità è la chiave per evitare la sostituzione dei popoli. Il progetto politico di Fratelli d’Italia è risvegliare l’orgoglio nazionale. Che non è nazionalismo dogmatico ingiustificato, bensì...


11/12/2017

Pubblichiamo un articolo del professore e politologo Renato Cristin uscito di recente su La Verità.

L’identità è oggi il concetto più detestato dalle istituzioni, il più osteggiato dai movimenti politici e culturali della variegata galassia della sinistra europea, il più bersagliato dai guardiani del politicamente corretto. A costoro l’identità fa paura, perché con la sua affermazione si può sconfiggere la loro dittatura dell’alterità, che si manifesta in molte forme, dalla buonistica pseudoetica del rispetto, alla sottomissione all’altro extraeuropeo, ma che si riassume in una formula chiave: disgregazione progressiva dell’identità e sostituzione culturale dei popoli europei. 
Una volta compreso il potenziale veritativo dirompente dell’identità, i suoi avversari hanno deciso di combatterla con ogni mezzo possibile. Ma osteggiare l’identità europea significa anche aggredire i popoli europei e, in essi, coloro che dell’identità sono i più aperti difensori. Contro i popoli però non si può, più di tanto, andare, perché la loro reazione prima o poi sarà inevitabile. 
Bistrattata e derisa, l’identità è invece il concetto più necessario all’esistenza storica delle nazioni, delle comunità e degli individui. Infatti, identità non significa solo coscienza di sé, ma implica anche chiarezza, di visione e di azione. E chiarezza non significa semplificazione, tutt’altro: significa rigore nell’interpretare la realtà, coraggio nel cercare la verità, decisione nell’esprimere ciò che si è. 
Se sul piano concettuale la chiarezza si manifesta nell’evitare le commistioni fuorvianti e nell’affermazione dell’identità, sul piano politico la chiarezza, il rigore di cui oggi abbiamo bisogno si manifesta nel patriottismo culturale e politico. Questo nuovo partito, che Fratelli d’Italia ha coerentemente esposto nelle sue tesi programmatiche, mostra che la coesione nazionale si realizza attraverso il sentimento di patria dei singoli cittadini, nell’affermazione di una identità della quale tutti gli italiani si sentono orgogliosi. 
E di cosa possiamo oggi sentirci orgogliosi, noi italiani? La risposta a questa domanda ci permetterà di sapere quali sono gli elementi ancora vitali e quali invece sono sepolti – e capire su cosa dobbiamo premere per risvegliare patriottismo non come cieco nazionalismo, ma come orgoglio nazionale. Se una persona fa o pensa qualcosa bene, può esserne giustamente orgoglioso senza con ciò essere vanesio, vanaglorioso. Ecco, questa è la differenza tra orgoglio nazionale e nazionalismo: il primo è giusto e motivato, il secondo è dogmatico e ingiustificato. Patriottismo è amor di patria, non nazionalismo. 
Si tratta perciò di risvegliare l’orgoglio nazionale attraverso l’orgoglio per la nostra tradizione culturale, recuperando il patriottismo e quindi ridando fondamento e valore all’identità nazionale. La patria, scrive Jünger, «non è un motto: è una piccola, modesta parola ma anche una mano piena di terra che affonda nell’anima». La patria è radicamento, radice e germoglio. Negli ultimi tempi la cultura di sinistra ha tentato di cambiare le carte: sì, dicono, la patria va difesa, ma non come «patria», che sarebbe concetto di destra, bensì come «matria», versione politicamente corretta e sinistrorsa. Ma i trucchi linguistici hanno, come le bugie, le gambe corte, e questo misero tentativo di mascherare la realtà ideologica della sinistra è destinato a fallire, perché la patria è già, in quanto tale, madre. Noi parliamo già, infatti, di «madrepatria». 
La patria è dunque madre e anche figlia, come aveva osservato Miguel de Unamuno: noi portiamo nel cuore la patria non solo come madre ma anche «come figlia», perché «chi non si sente abbastanza forte da poter creare la Patria e da poter creare la tradizione di domani, non è un vero patriota». Non si può, aggiunge Unamuno, tramandare l’eredità spirituale e culturale di una nazione come se fosse un bene materiale. Devo trasmettere il retaggio dell’identità «Incrementandolo coi pezzi del mio cuore». E’ dunque con la ragione ma anche con il cuore, con l’amina razionale e con quella emotiva che devo difendere e arricchire la patria, la nazione. E proprio perché oggi le parole patria, nazione, identità, sono bandite dal vocabolario politicamente corretto, diventano parole da difendere e da rafforzare, come se fossero figli, nipoti, bambini da proteggere e da far crescere. Guardiamo quindi alla patria come terra dei genitori ma anche come terra dei figli, con lo sguardo delle generazioni e, quindi, della storia. 
Ponendo al centro del discorso politico la questione dell’identità, Fratelli d’Italia ha prodotto una novità nello schema del centrodestra italiano, che ne viene così profondamente arricchito. Il concetto fondamentale del centrodestra nei suoi primi due decenni di vita è stato quello di libertà. Da oggi, senza ovviamente rinunciare ad esso, il concetto fondamentale deve essere quello di identità. 
Dalla metà degli anni Novanta, il centrodestra italiano aveva fatto, giustamente, del concetto di libertà la propria bandiera: la libertà è come l’aria che respiriamo, si diceva. E questo è stato certamente il grande merito del centrodestra: aver imposto sulla scena politica un concetto che era stravolto dall’ideologia comunista e sessantottina (libertà come liberazione dalla presunta oppressione borghese capitalistica e come soddisfazione incontrollata del desiderio), e al quale andava invece restituito il suo senso autentico. 
Se l’intervento sul concetto di libertà si può considerare compiuto, pur consapevoli della necessità di tenere sempre alta la guardia intorno ad esso, oggi il compito principale del centrodestra è di ripristinare il concetto di identità, nazionale ed europea. Se la libertà è come l’aria che respiriamo, l’identità è il nostro apparato respiratorio. Più ancora: è il nostro apparato psicofisico, è la nostra struttura corporea e spirituale, il nucleo della nostra coscienza, il nostro fondamento ontologico. Senza l’aria non sopravviviamo, ma senza il nostro insieme fisico e spirituale non esisteremmo come esseri umani. 
Senza identità quindi non c’è nemmeno libertà, ovvero non c’è la possibilità di impiegare la libertà per plasmare la nostra esistenza storica. Ecco perché bisogna riaffermare senza alcuna reticenza le nostre radici spirituali e culturali: perché solo in questo modo riusciremo a dare all’identità quella forza politica di cui oggi essa ha bisogno, e che Fratelli d’Italia ha posto come vessillo teorico principale della propria azione politica, sociale e culturale.

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