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Un omicidio annunciato e il detective Frank Zappa finisce nei guai

Giocando a rimpiattino fra personaggi veri, verosimili o inventati Matteo Lunardini dà voce a una Milano che si scioglie nella nostalgia, nel caldo di Ferragosto e nel mistero. Risultato? Un giallo fuori dalle righe, come ci racconta l’autore, dove il bene e il male…


24/02/2020

di Lucio Malresta


Si chiama Ruggero Casipolidis, in arte Roger Zappas. Un detective privato fuori dalle righe che ha per amico Luciano Lutring, il “solista del mitra” che, per la cronaca, è scomparso nel 2013. Come si sarà capito Matteo Lunardini, arrivato in questi giorni nelle librerie con Al Giambellino non si uccide (Piemme, pagg. 234, euro 17,50), si diverte a dare voce, in un romanzo di fantasia, a personaggi e situazioni tali da conferire veridicità alla narrazione e risultare funzionali al racconto. 
Inoltre “ogni coincidenza con fatti reali o persone realmente esistenti non si deve ritenere casuale, ma pensata per dare forza alla scena e alla fantasia della storia”. E se qualcuno “si dovesse riconoscere in qualche personaggio non si danni. Non è l’unico. Ma se fosse un personaggio importante porterebbe il suo nome. Se non ce l’ha, significa che non ha contribuito a fare la storia”.   
Di fatto, come tiene a sottolineare l’autore, i “gialli del detective Zappa - un maniaco dei tempi che sa cosa vuol dire stare in galera e che programma lo scorrere dell’esistenza al centesimo di secondo, ma anche un uomo malinconico che ha difficoltà a capire se stesso, gli altri e la sua città, ferma restando la capacità di analizzare e valutare al meglio l’ambiente che lo circonda - sono dedicati alla memoria di chi ha inciso sulla vita di Milano; un modo, almeno sulla carta, per farli vivere in eterno, insieme al bene e al male che hanno generato”. 
Ma chi è e da dove arriva questo investigatore? Intanto è milanese sino al midollo, con un passato da dimenticare che affonda le radici nei famigerati “anni di piombo”. Uno strano tipo che vive con la madre e che per i suoi baffi all’ingiù e la mosca al centro del mento viene chiamato “il Zappa”, un uomo da sempre impegnato in indagini a favore dei poveri e dei desmentegass (leggi non ricordati). 
Zappa che nel romanzo Al Giambellino non si uccide risulta impegnato nella sua prima indagine, anche se in realtà aveva mosso i primi passi nel 2013, quando Lunardini pubblicò, per i tipi della Milieu, I fantasmi dell’Arena civica, entrato l’anno successivo nella terzina del Premio Kihlgren Opera Prima. Un giallo imbastito fra le mura e i meandri più nascosti dell’Arena, con Zappa a cercare di risolvere il mistero del cadavere di una donna rinvenuto, appunto, negli uffici delle vecchie carceri. 
Per chi non è di Milano ricordiamo che questo complesso, voluto da Napoleone e progettato dal Canonica, era stato inaugurato nel 1807 come Anfiteatro, per poi diventare nel 1870 Arena Civica e in seguito un impianto sportivo polifunzionale che nel 2002 sarebbe stato intitolato alla memoria del giornalista e scrittore Gianni Brera. 
“In realtà - mette i puntini sulle i Lunardini - questa è davvero la prima indagine di Zappa, in quanto ai tempi dei… fantasmi avevo già scritto altre quattro storie. Ma si sa, pubblicare non è mai facile. Spero tuttavia, se il romanzo Al Giambellino non si uccide avrà successo, di tornare sugli scaffali all’inizio del prossimo anno con una indagine imbastita su un altro quartiere di Milano, provvisoriamente intitolata Quel pasticciaccio di Baggio Vecchio. Titolo che all’editore però non sembra piacere…”. 
Insomma, un Roger Zappa alle prime armi, prima guida di un giallo dove l’autore mette a nudo la faccia più vera di Milano, quella che abbraccia la musica di Giorgio Gaber (“Il Giambellino è diventato famoso anche per merito della sua Ballata del Cerutti, ovvero il Cerutti Gino”) e si rifà ai banditi galantuomini del passato. A fronte di personaggi “veri, verosimiglianti o inventati”. Guidati da un detective che nel nostro caso, “per indorare la pillola, aveva condito la storia con un po’ di retorica in salsa sinistrosa: l’abbandono degli anziani, ma anche quelli degli animali e delle periferie. Insomma, come giallo dell’estate faceva cagare, ma politicamente era correttissimo”. 
Per farla breve. Siamo in agosto, un mese in cui la città regala il peggio di sé, tra l’asfalto che si scioglie e i troppi negozi chiusi. Ed è in questo desolante quadro che il nostro Roger si trova a fare i conti con l’ennesimo compleanno trascorso in compagnia di sua madre, la sciura Elsa, che dopo il carcere è stata tra i pochi a non averlo abbandonato. 
La madre, certo, ma anche quello che lui definisce il suo pubblico: una manciata di ascoltatori che due volte alla settimana seguono la sua trasmissione, Kriminalia, un’ora e mezzo di storie sulla Milano del passato e di oggi. Una Milano che non sta mai cu man in man, tanto è vero che anche gli assassini ammazzano solo il sabato perché durante la settimana g’han da laurà
In ogni caso ci sono giorni in cui, come in questo maledetto Ferragosto, scovare una notizia è pressoché impossibile, e Zappa è costretto a rifarsi a uno dei casi di cui si occupa la sua agenzia (la “Zappa Investigazioni”, al servizio dei poveri e degli emarginati). Se non fosse che l’unica indagine in corso è la scomparsa del cane Edo, la cui proprietaria è una petulante quanto lucida novantatreenne, di nome Adele, che gli ha messo sul piatto 500 euro di ricompensa (al momento la sua unica fonte di guadagno). 
Per questo, quando in redazione giunge un messaggio minaccioso che annuncia l’omicidio di una prostituta quella stessa notte, Zappa decide di ricamarci sopra il primo vero mistero del mese. Purtroppo, la mattina successiva, una donna viene trovata morta per davvero e su di lui si concentrano le indagini della polizia, le attenzioni di alcuni giornalisti richiamati dalle ferie nonché un manipolo di ascoltatori allarmati. E l’unico modo per scagionarsi, per Roger, sarà quello di scoprire la verità. 
Per la cronaca Matteo Lunardini è nato a Milano il 16 marzo 1971 da papà toscano e madre meneghina. E a Milano, dopo aver frequentato il liceo scientifico, si sarebbe laureato in Relazioni internazionali con approfondimento degli studi in Spagna. Studioso di politologia e criminologia, è stato collaboratore di alcune testate nazionali (come Il Manifesto e Il Fatto Quotidiano), ha dato alle stampe saggi nel campo della sociologia e della storia sportiva (è stato fra l’altro addetto stampa della Federazione italiana di atletica leggera per circa otto anni), oltre a essersi proposto come responsabile dell’Ufficio delle manifestazioni giovanili del Comune di Milano prima e della comunicazione per la Provincia poi. 
Lui appassionato cultore della musica di Frank Zappa (“Era stato mio fratello Andrea a farmelo ascoltare, così come mi aveva invogliato a tifare Inter”) oltre che prolifico paroliere. Un autore dalla garbata ironia, portatore del senso della riconoscenza: “A insegnarmi a scrivere e a leggere gialli quand’ero ancora piccolo era stata Carla Pagani, la mia madrina, che mi aveva portato a fare miei autori del calibro di Agatha Christie ed Ellery Queen (nom de plume dei cugini newyorkesi Frederick Dannay e Manfred B. Lee). Ed è a lei che ho dedicato questo libro in abbinata a mio fratello”. 
Che altro? Un grande lettore di giornali (memore di quando si occupava della rassegna stampa per la Consob), pronto a tessere le lodi dei fumetti di Alan Ford (il personaggio immaginario protagonista dell’omonima serie ideata da Max Bunker e disegnata da Magnus), del detective privato Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán, della Milano uscita dalla penna di Giorgio Scerbanenco, ma anche professando interesse per grandi autori del passato come Victor Hugo ed Émile Zola. 
Lui che “ama vivere da solo anche se ha tanti amici”; lui che tre volte alla settimana va a correre, magari pensando a quando si divertiva a giocare a pallone; lui prima guida di una scrittura “multidisciplinare e multigenere, in un zigzagare fra alti, bassi e post-moderno”, non disdegnando peraltro una “componente saggistica”. Ma anche una penna autocanzonatoria che lo porta a mettere in piazza la testardaggine nel voler suonare, “penosamente”, il pianoforte. Salvo poi rifarsi, nella sua casa al Lorenteggio, con l’affetto dei suoi due gatti, pomposamente battezzati Ivanhoe e Lady Renata. Che in realtà “sono due trovatelli”.

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