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Un omicidio senza movente, un'amante sparita nel nulla, una relazione segreta, un ispettore scettico. E il mistero è servito

Dalla creatività di uno dei più grandi autori della letteratura giapponese moderna, il rimpianto Jun’ichiro Tanizaki, un noir dagli ingredienti classici che non mancherà di catturare il lettore all’insegna di una garbata quanto intrigante scrittura 


24/06/2019

di Valentina Zirpoli


Per chi ancora non lo conosce l’occasione è davvero ghiotta: ovvero la pubblicazione, da parte della casa editrice Neri Pozza, di una chicca d’antan firmata dal giapponese Jun’ichiro Tanizaki. Ovvero Nero su bianco (pagg. 266, euro 17,00, traduzione di Gianluca Coci), un lavoro di raffinata fattura che ha più di novant’anni (fu infatti pubblicato per la prima volta nel 1928), ma non li dimostra per la sua incredibile attualità. Un sofisticato romanzo psicologico che abbina sensualità e leggerezza a spruzzate di humour. Giocando sul mistero in maniera garbata, mettendo in scena personaggi ben tratteggiati, delineando situazioni equivoche e perverse che rappresentano il sale della storia. 
Per la cronaca Jun’ichiro Tanizaki era nato a Tokio nel 1886 per poi lasciare questo mondo ad Atami nel 1965, formandosi come scrittore a cavallo tra Ottocento e Novecento, a fronte di una scrittura che, per la sua modernità, ancora oggi colpisce e stupisce. Come peraltro dimostrato in diverse sue opere arrivate sui nostri scaffali con Einaudi, Bompiani, Guanda e Adelphi (Morbose fantasie, Diario di un vecchio pazzo, Neve sottile, L’amore di uno sciocco, Vita segreta del signore di Bushu, Libro d’ombra, Il demone e Sulla maestria). 
Ma di cosa parla questo noir, anche se definirlo con questo termine potrebbe risultare riduttivo? Della storia di un omicidio perfetto. A tenere la scena è uno scrittore, Mizuno, che vive vendendo racconti a riviste letterarie e che tira avanti come può abitando in una modesta pensione dopo essere stato abbandonato dalla moglie: un colpo duro da digerire, che lo ha portato a chiudersi in una solitudine dolente che finisce per sfiorare la mania e l’ossessione. 
Non a caso le sue opere, dal tono decadente, appartengono al cosiddetto filone del diabolismo. Narrano cioè di fantasmi della mente e di apocalittiche, nichilistiche visioni del mondo. Non a caso il suo ultimo racconto, appena consegnato alla rivista Minshu, è un impeccabile esempio di questa sua vena. Narra infatti la storia di un uomo che, ossessionato dal desiderio di sapere se sia possibile commettere un omicidio senza lasciare indizi, insomma di un omicidio perfetto. Così si mette alla ricerca della persona ideale da assassinare, la trova e realizza il suo delitto capolavoro, sfuggendo a qualsiasi sospetto di colpevolezza. 
Per dar vita alla figura dell'assassino, Mizuno non è andato molto lontano: ha preso infatti a modello se stesso, ma rifacendosi a un conoscente che a sua volta fa lo scrittore e che si chiama Kojima. Purtroppo per lui commette un imperdonabile errore: cita nel romanzo il nome vero del collega, ex redattore di una rivista di intrattenimento culturale, nonché collaboratore di un dizionario enciclopedico. Un tipo insignificante, con una faccia dal colore di una vecchia scarpa di cuoio. 
Essendosene reso conto tenterà di correggere l’errore, senza tuttavia riuscirci. Risultato? La sua mente, già provata dalla solitudine e dai suoi demoni, lo porterà a farsi carico di fantasie paranoiche legate a un misterioso uomo nero che tenta di intrappolarlo. Ovviamente terrorizzato dall’idea che l’omicidio possa avvenire realmente e che lui finisca per essere colpevolizzato e arrestato. Da qui la folle esigenza di trovarsi un alibi… 
Nemmeno a dirlo la storia (peraltro corredata da un glossario volto a rendere edotti i lettori sui termini giapponesi utilizzati) risulta ricca anche di altri spunti. Mizuno, ad esempio, per far fronte alla sua solitudine inizierà, seppure con parsimonia, a frequentare prostitute. Arrivando a convincerne una a diventare, dietro pagamento çà va sans dire, la sua amante. Si tratta di una donna che infatti potrebbe dargli molto, visto che ha vissuto in Occidente ed è stata sposata con un tedesco. Ma soprattutto conosce a menadito l’arte del dare piacere, la qual cosa porta Mizuno a diventarne dipendente. 
Come da note editoriali, in questo romanzo Tanizaki “mette in scena un noir in cui è possibile ritrovare, ben mescolati, gli ingredienti classici del genere: un omicidio privo di movente e di alibi, un’amante senza nome che sparisce senza lasciare traccia, una relazione piccante e segreta, un ispettore scettico. Ciò che, tuttavia, maggiormente colpisce di quest’opera è il modo in cui l’autore si cala con humour nei panni di uno scrittore diabolico e pigro che finisce con l’essere vittima della sua stessa impostura. Un modo che svela tutti i segreti della sua narrativa, innanzi tutto le situazioni equivoche e perverse attraverso le quali l'invenzione romanzesca afferra il reale. Un modo, infine, che fa di questo noir una rocambolesca celebrazione della letteratura”.

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