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Un paradosso da Covid-19: italiani più poveri e, allo stesso tempo, più risparmiosi

Lo sostiene la Banca d'Italia che, contestualmente, punta il dito sull'esplosione del debito pubblico


18/01/2021

di Artemisia


Ignazio Visco

Ma così bassi negli ultimi vent’anni. Nemmeno durante la fase più acuta della crisi finanziaria erano scesi così in basso. Nel primo semestre 2020 i redditi delle famiglie si sono ridotti dell'8,8% rispetto al primo semestre 2019, "una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2%) e di quella dei debiti sovrani (-3,4%). 
A disegnare lo scenario fosco è la Banca d’Italia che contestualmente indica anche l’esplosione del debito pubblico. Gli interventi per attutire gli effetti della pandemia sull’economia hanno fatto volare l’indebitamento che ha raggiunto, in rapporto al Pil, i valori più alti negli ultimi venti anni. Il debito è complessivamente aumentato di 121 miliardi nel semestre, di cui 97,4 miliardi nel secondo trimestre dell'anno. Il deficit è invece stato complessivamente inferiore (78 miliardi). 
L’Italia non è l’unica che ha visto crescere il debito. Gli interventi delle banche centrali che hanno messo in atto misure di stimolo monetario senza precedenti, hanno garantito che il costo del debito pubblico restasse sotto controllo. I governi, da parte loro, hanno stanziato garanzie pubbliche sui prestiti alle aziende evitando che queste si trovassero in crisi di liquidità. I piani straordinari di cassa integrazione poi hanno evitato licenziamenti in massa. 
Eppure, nonostante tutte le misure messe in campo e un contesto di mercato che continua ad essere favorevole, il 2021 non si annuncia in discesa per quel che riguarda la gestione del debito pubblico nell’area euro. 
Le prospettive non sono migliori. L’economia non dà segni di ripresa e il prolungamento degli ammortizzatori sociali, dei ristori e del blocco dei licenziamenti, hanno creato una situazione di sospensione oltre la quale però c’è il baratro. Quando le imprese ricominceranno a licenziare allora esploderà la crisi vera, pesante. 
La presidente della Bce, Christine Lagarde ha detto che “la ripresa dell'economia europea, con una stima di un più 3,9% di crescita nel 2021 e del 4,2% nel 2022, dipenderà dalla velocità nelle vaccinazioni e dai lockdown, ma anche dalla velocità con cui verranno sborsati i fondi del Next Generation Eu”. 
Le stime di crescita che la Bce ha elaborato a dicembre dipenderanno molto dal prolungamento del lockdown che non superi marzo. 
Ma l’economia dell’Eurozona quando tornerà ai livelli pre-Covid? 
Secondo Moody’s non prima del 2022. Ci vorranno ancora mesi perché si possano vedere nel concreto gli effetti della campagna vaccinale e, con ogni probabilità, il primo semestre dell’anno continuerà ad essere pesantemente condizionato dalla crisi sanitaria. Paesi periferici come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, a forte vocazione turistica, continueranno a soffrire in questo contesto. Ma anche economie più resilienti come la Germania sono vulnerabili per via della forte dipendenza dall’export in un contesto di commercio globale. 
Intanto le famiglie, preoccupate dallo scenario incerto, hanno tagliato i consumi (-9,8% nella prima metà dell'anno) e per nulla rassicurate dall'imponente azione di sostegno del governo hanno triplicato il proprio tasso di risparmio rispetto alla fine del 2019 dal 2,8 al 9,2 per cento. Ne è derivato un risparmio netto di 51,6 miliardi. Gli italiani sono tornati a investire in titoli pubblici, dopo che il 2019 si era chiuso con disinvestimenti per 23,6 miliardi. Nella prima metà del 2020 le famiglie sono tornate ad acquistarne per 5,1 miliardi, mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6 miliardi. Si sono mossi soprattutto i piccoli risparmiatori attirati anche dalle iniziative del Tesoro che ha lanciato titoli ad hoc. Oltre la metà degli acquisti del semestre è riconducibile a conti di deposito titoli con valori mobiliari a custodia compresi tra i 50 e i 250 mila euro.

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