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Un pericoloso traditore da scovare. In ballo c’è il futuro dell’Impero romano

Simon Scarrow rimette in pista una coppia vincente: il tribuno Catone e il centurione Macrone. Fra le pieghe della storia anche con Roberto Genovesi mentre Kevin Frazier & Arto Halonen…


18/01/2021

di MAURO CASTELLI


Tradotto in una decina di Paesi, ha venduto cinque milioni di copie grazie a una lunga serie di canovacci incentrati sull’esercito romano, facendo confluire nei suoi racconti documentazione e fantasia per dare voce a fascinosi momenti storici. Lui che è nato a Lagos, in Nigeria, il 3 ottobre 1962 per poi accasarsi, dopo un lungo pellegrinaggio in diversi Paesi, in Inghilterra. Lui che, dopo essersi laureato presso l’Università dell’East Anglia a Norwich, si è dedicato all’insegnamento prima all’East Norfolk Sixth Form College e poi al City College di Norwich. Sin quando, nel 2005, la passione per la scrittura lo ha catturato invogliandolo a lasciare, sia pure “a malincuore”, l’insegnamento. 
Di chi stiamo parlando? Di Simon Scarrow - il cui fratello minore, Alex, risulta a sua volta scrittore (la sua collana per ragazzi Time riders risulta molto apprezzata) - considerato uno dei maggiori esperti di storia romana, autore di una lunga serie di lavori suddivisi in cinque diversi filoni che, su proposta della Newton Compton, hanno già trovato un pubblico attento e partecipe anche sui nostri scaffali. A partire dalla pubblicazione de Il centurione, il romanzo che per mesi aveva veleggiato in testa alle classifiche di vendita in Inghilterra. 
Storie dal ritmo incalzante, le sue, che si rifanno a una profonda conoscenza di un periodo storico segnato da vicende che catturano e al tempo stesso sorprendono. Giocate su inaspettate tematiche, condite di forza e coraggio, congiure e tradimenti, imboscate e voltafaccia, sfide impossibili ed epiche imprese. Per non parlare delle sorprese di un passato che pure noi italiani dovremmo conoscere e che invece… In altre parole regalandoci il fascino di momenti storici sconosciuti. 
Il tutto all’insegna di una leggibilità mai lasciata al caso: a partire dai feroci quanto rabbiosi e drammatici scontri in battaglia, dall’approfondimento della quotidianità, dall’accurata caratterizzazione dei personaggi, fra i quali finisce per tenere banco persino Cassio, un cane randagio salvato da uno dei due protagonisti nelle regioni desertiche dell’Armenia che, per riconoscenza, non manca di terrorizzare le persone sgradite… 
Insomma, un romanzo da non perdere Il traditore di Roma (Newton Compton, pagg. 380, euro 12,00, traduzione di Andrea Russo), un testo del 2019 ambientato nell’autunno del 56 dopo Cristo. Dove torniamo a incontrare per la quarta volta - nel terzo anno di regno dell’imperatore Nerone - il trentenne tribuno Catone (il cui viso risulta segnato da una cicatrice che dalla fronte taglia in diagonale il sopracciglio e la guancia destra) e il quarantottenne centurione Macrone (che sta per impalmare Licinia Petronilla, prorompente ex schiava, con l’intenzione di congedarsi dall’esercito e cambiare vita in quel di Londinium). Ovvero due veterani dell’esercito romano oltre che strenui difensori della grandezza dell’Urbe. 
I due questa volta sono di stanza a Tarsio, capitale della provincia di Cilicia sul confine orientale dell’Impero, con il compito di completare l’addestramento dei pretoriani e degli ausiliari che faranno parte al corpo di invasione che il generale Corbulone muoverà contro i parti, un popolo pericoloso e misterioso del quale è opportuno non fidarsi. 
Ma la minaccia esterna potrebbe non essere nulla rispetto a quella interna. Tra i ranghi della legione si nasconde infatti un traditore. Come noto, Roma non mostra alcuna pietà verso coloro che tradiscono i commilitoni e l’Impero, ma prima di poter punire il colpevole, bisogna trovarlo. Così per Catone e Macrone inizia una corsa contro il tempo - fra prigionie e pericolosi ammutinamenti - per scoprire la verità, mentre i potenti nemici oltre il confine non aspettano altro che poter sfruttare qualunque debolezza per annientare la legione. Il traditore dev’essere quindi scovato al più presto, o per l’Impero potrebbe essere la fine... 


Di vicende legate alla storia dell’Impero è infarcito anche il romanzo I guardiani di Roma (Newton Compton, pagg. 376, euro 12,00), sesto episodio della saga dedicata alla “Legione occulta” firmato dall’eclettico Roberto Genovesi, giornalista, scrittore, sceneggiatore e autore televisivo, nonché docente di Teoria e tecnica dei linguaggi interattivi e cross-mediali in diverse università. 
Nato a Roma il 6 agosto 1965, professionista dal 1987, Genovesi ha lavorato per oltre quindici anni per l’agenzia giornalistica Asca dove ha ricoperto gli incarichi di caposervizio economia, sociale e multimedia. È stato inoltre capo ufficio stampa del ministero per il Commercio estero, consigliere della presidenza del Consiglio e del ministero delle Comunicazioni per tutte le politiche e le iniziative legislative sull’infanzia, oltre che componente della Commissione media e minori. Inoltre con Gianfranco Noferi ha ideato i canali Rai Gulp e Rai Yoyo, così come ha collaborato con importanti periodici e quotidiani italiani, come L’Espresso, Panorama, TV Sorrisi e Canzoni e La Repubblica
Che altro?  Un esperto in videogiochi che, con Sergio Toppi, ha realizzato le biografie a fumetti di Federico di Svevia, Carlo Magno, Archimede di Siracusa e Gengis Khan. Una intrigante penna che aveva debuttato, nel 2000, nella collana Urania della Mondadori con Inferi On Net, per poi dare voce, se sappiamo ancora fare i conti, ad altri 12 romanzi (alcuni dei quali tradotti in Spagna, Portogallo e Inghilterra), sei dei quali dedicati alla citata Legione occulta e tre alla saga della Legione maledetta. 
Di fatto, uno scrittore estroverso (“Amo creare empatia con i miei personaggi, immedesimandomi nei loro pensieri e nelle loro azioni”, ha avuto modo di affermare tempo fa) che sa farsi leggere, forte di una scrittura che scivola via leggera, piacevole e al tempo stesso accattivante. A fronte di racconti impregnati di una giusta dose storica, trattata con il piglio dell’esperto, peraltro amalgamata a una inventiva ben calibrata, che in ogni caso non lascia nulla all’improvvisazione. 
Detto questo, spazio alla sinossi de I guardiani di Roma - una storia scritta in compagnia di Maia, Bugìa e Jack, “i miei silenziosi consulenti con i baffi e con la coda” - imbastita su diversi piani temporali che vanno dal 50 al 31 avanti Cristo oltre che su un patto per la vita: quello che stringono tre ragazzi in una bettola di Apollonia, dove Giulio Cesare li ha spediti per studiare la diplomazia e la guerra, volendo fare di loro dei valenti generali o degli abili politici. 
“Obnubilati dal vino e dalla musica, Gaio Ottavio Turino, Gaio Cilnio Mecenate e Marco Vipsanio Agrippa si giurano fedeltà, senza sapere che il destino sta viaggiando per mare con la notizia dell’assassinio del loro mentore”. Ragione per la quale la strada che li porterà alla gloria sarà costellata di ostacoli, eserciti minacciosi, traditori e sicari. Cosa peraltro prevista dallo stesso Cesare, “ancor prima che l’astrologo Teogene scorgesse la scintilla dell’imperium negli occhi di Ottavio”, il quale aveva incaricato il suo soldato più fedele di vegliare a qualunque costo sulla vita dell'erede designato: “un prefetto muto, in grado di ascoltare le voci dei suoi simili e di raccoglierli attorno al vessillo della legione più temuta di tutto l’esercito romano”. 
Sta di fatto che i soldati della Legione occulta diventeranno il braccio armato di Augusto e saranno l’arma più letale contro cui i nemici dell’Urbe si siano mai confrontati. Non per niente la leggenda li ricorderà per sempre come I guardiani di Roma


Di tutt’altra farina risulta invece impastato L’angelo senza volto (Piemme, pagg. 330, euro 18,50, traduzione di Gloria Pastorino), thriller firmato a quattro mani - i due risultano autori anche del saggio Shadow of the Holy Book, nominato in Polonia per il prestigioso Ryszard Kapuscinski - dal critico letterario, romanziere e saggista Kevin Frazier nonché dal regista e sceneggiatore Arto Halonen, colui che nel 2018 aveva diretto The Guardian Angel, il film ispirato agli eventi sui quali si basa questo romanzo. Un lavoro dal taglio psicologico, denso di suspense e mistero, ispirato a un caso di omicidio sotto ipnosi realmente accaduto a Copenaghen il 29l marzo 1951. 
Una storia che induce a riflettere sugli strani modi in cui la nostra mente può essere controllata e manipolata. Il tutto supportato da un inquietante interrogativo: è possibile catturare qualcuno che non esiste? Fermi restando gli inquietanti titoletti del canovaccio - come Senti il tuo corpo che si rilassa…, Ora comincerò a contare…, Respira lentamente, inspira, espira… - che richiamano la progressiva successione dei drammatici fatti in un crescendo di brutale inquietudine. 
A tenere la scena è uno strano tipo che cammina per le vie della città come se non avesse una meta. È Palle Hardrup, un ex collaboratore dei nazisti uscito recentemente dal carcere (l’ombra delle vendette di quel drammatico periodo, contrassegnato da 400 danesi uccisi e ventimila arrestati nei giorni successivi alla fine dell’occupazione tedesca, aleggia ancora sul Paese). 
Sta di fatto che l’uomo entra in una banca armato, chiede dei soldi e poi spara al cassiere e al direttore che pure sapevano il fatto loro e quindi non lo avevano certo sorteggiato o innervosito. Quando viene arrestato, l’omicida afferma di non ricordare nulla e i testimoni oculari confermano che Hardrup sembrava muoversi in una sorta di trance
A indagare sul caso viene chiamato l’ispettore Anders Olsen (che in parte richiama il vero investigatore, Roland Olsen) il quale, durante l’interrogatorio, si rende conto che Hardrup è stato ipnotizzato da qualcuno per commettere la rapina e poi l’omicidio, probabilmente dall’uomo che chiama LAngelo Custode. Ma arrivare alla verità non sarà certo facile. Sta di fatto che nella ricerca dell’artefice del crimine, Olsen (trascurando peraltro persone a lui vicine, come la moglie Marie, “l’unico personaggio principale della vicenda del tutto inventato”) si muoverà in un mondo in cui nulla è ciò che sembra, un mondo nel quale non ci si può fidare di nessuno. Nemmeno della propria mente. 
Che dire: una storia ben gestita da Frazier e Halonen (per la cronaca entrambi vivono e lavorano a Helsinki); una storia che coinvolge, appassiona e turba il lettore proprio per il fatto di rifarsi a fatti realmente accaduti. Con gli autori a giocare, in un mix di finzione e realtà, su atmosfere inquietanti, fumose, almeno in apparenza difficilmente gestibili. 
Al riguardo ricordiamo che, in una nota, gli autori tengono a precisare che si tratta di un’opera di fantasia e in quanto tale è stata scritta per essere letta senza alcun riferimento alla realtà storica. Tuttavia resta il fatto che si tratta di un romanzo basato su una storia vera, unica nel suo genere. Ed è la sola volta in cui una giuria ha condannato un accusato per aver usato la suggestione ipnotica per indurre qualcuno a compiere una rapina con omicidio. Con Arto Halonen a precisare di aver letto per la prima volta la storia nel 1993 per poi iniziare le ricerche tre anni dopo al fine di realizzarne una versione cinematografica. Attingendo peraltro dalle decine di migliaia di pagine contenute nei fascicoli ufficiali riguardanti il caso. 
Soltanto nel 2010 Kevin Frazier si sarebbe unito al progetto, decidendo di mettersi a lavorare al libro in parallelo al film, dopo che tre anni prima Halonen aveva incontrato Palle Hardrup, che allora aveva 74 anni ma ne dimostrava una sessantina (sarebbe morto il 6 marzo 2012), il quale gli aveva assicurato di essere stato manipolato e ipnotizzato da Bjorn Schouw Nielsen. E ad Hardrup - questa strana coppia, in attesa di giudizio, aveva militato nello stesso carcere di Horsens - chiese se l’avesse rivisto. Gli rispose di sì. “E mi disse di avergli chiesto: L’hai fatto davvero? Nielsen però non gli aveva risposto. Si era limitato a sorridere”.  

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