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Un ricattatore seriale ammazzato e la strana coppia Crema-Bernardini indaga

Rocco Ballacchino torna sugli scaffali con una storia ancora una volta ambientata a Torino. All’insegna di una seducente tentazione…


28/10/2019

di Massimo Mistero


Prolifico e divagante, in pista con storie che, pur nella loro semplicità, hanno un loro perché. In effetti lo scrittore e sceneggiatore Rocco Ballacchino, nato a Torino nel luglio del 1972, sa destreggiarsi con mano garbata fra le pieghe delle indagini poliziesche. Giocando a rimpiattino con il mistero e ferma restando una connotazione che, bene e spesso, tiene banco nei suoi romanzi: quella amorosa. 
E così anche ne La persona sbagliata (Fratelli Frilli, pagg. 204, euro 14,90), un romanzo ancora  una volta ambientato sotto la Mole, dove sin dalle prime battute l’autore ripropone le smanie semimentali del suo protagonista (Sergio Crema, “un personaggio - tiene a precisare l’autore - che mi assomiglia, in quanto in lui ho trasferito una parte del mio quotidiano, moglie e figli compresi ma, sia chiaro, senza altre divagazioni sentimentali”), un protagonista che finalmente sembra essere arrivato al dunque con la sua tanto desiderata passione (il magistrato Giulia Bonamico), il cui civettuolo ascendente continua a metterlo in croce. Peccato si tratti di un sogno interrotto, proprio nel momento più bello, dall’ispettore e amico Quadrini, che lo invita a tornare con i piedi per terra, visto che da un’oretta si era addormentato alla sua scrivania per la stanchezza accumulata negli ultimi tempi. 
Il motivo del richiamo alla realtà? Il ritrovamento nel parco della Pellerina di un tizio (ovviamente morto ammazzato) da parte di un podista. La qualcosa indispettisce vieppiù il nostro commissario il quale, mentre si appresta a recuperare il suo giubbotto buono per tutte le stagioni, si lascia andare a una delle sue solite filippiche: “Uno che è in giro a correre a quest’ora - e per di più in una fredda serata d’inverno - lo arresterei a prescindere”. Con il collega e amico a ribattergli: “Forse hai visto troppe puntate di Rocco Schiavone (il vicequestore romano in servizio ad Aosta e uscito dalle penna di Antonio Manzini) e inizi a imitarlo anche nel sarcasmo”. E lui a ribattere: “Che stai a di’, damose una mossa”. 
Poche battute, ma sufficienti a proiettarci nell’ambiente dove da tempo si sviluppano le indagini portate avanti da una strana coppia, spesso ai ferri corti, in ogni caso piacevolmente credibile: quella composta appunto dal commissario Sergio Crema e dal critico cinematografico Mario Bernardini. 
Coppia che, lo ribadiamo, si dà da fare a Torino, una città dove Ballacchino è cresciuto e dove si è laureato in Scienze della comunicazione con una tesi in Semiologia del cinema sul personaggio di Totò nell’Italia del dopoguerra e dove si è fra l’altro proposto come uno dei fondatori del collettivo di scrittori ToriNoir. E appunto il cinema, il teatro e, soprattutto, la scrittura hanno rappresentato e tuttora rappresentano le sue più robuste passioni. 
Ma torniamo alla vicenda che tiene banco ne La persona sbagliata. Il morto ammazzato si chiama Antonio Donatiello. Sin dai primi rilievi appare chiaro che l’assassino, ovviamente sparito nel nulla, deve aver agito di impulso in quanto ha utilizzato una pietra come arma per commettere il delitto. 
Il quadro investigativo diventa però più complesso quando il nostro commissario, coadiuvato dalla sua squadra, scopre che la vittima era un ricattatore seriale. Un brutto individuo che aveva, probabilmente, commesso l’errore di prendere di mira la persona sbagliata. Come già accaduto in passato Crema si troverà costretto a condividere, suo malgrado, le indagini con il critico cinematografico Mario Bernardini e la dottoressa Bonamico, il magistrato verso cui prova una mai domata attrazione fisica e che pare aver fatto domanda di trasferimento presso un’altra sede. Da qui un doppio interrogativo: riuscirà il nostro eroe a risolvere questo intricato caso e, nel contempo, a liberarsi della sua seducente tentazione? Leggere per sapere. 
Per la cronaca Ballacchino aveva debuttato, fra il 2001 e il 2002, con tre racconti (Internet permettendo, La sfida dei drammi e Appuntamento con la signora) pubblicati sulla rivista per giovani scrittori Inchiostro. In seguito, dopo aver pubblicato su Confidenze il quarto racconto Tu credi nei miracoli?, aveva contribuito, con altre quattordici penne, alla scrittura del romanzo intitolato Giallo aperto. Quindi sarebbe stata la volta della sceneggiatura di un paio di cortometraggi, per poi debuttare da solista con Crisantemi a Ferragosto, bissato con Appello mortale e seguito da Favola Nera (scritto a quattro mani con Andrea Monticone). Una terna di romanzi editi da Il Punto. 
A partire dal gennaio 2013 la sua casa di riferimento sarebbe diventata la Fratelli Frilli di Genova, con la quale avrebbe dato alle stampe Trappola a Porta Nuova. Quindi avrebbe fatto debuttare la coppia Crema-Bernardini ne la Scena del crimine, per poi riproporla in Trama imperfetta, Torino obiettivo finale, Tredici giorni a Natale, Il codice binario e Matematiche certezze (scritto a quattro mani con Maria Masella, altra autrice di punta di casa Frilli, e uscito nel febbraio di quest’anno). 
Che altro? Strada facendo Ballacchino - repetita iuvant - si è concesso anche interessanti divagazioni, come la commedia teatrale Operazione Marito Infedele, portata in scena da Maria Grazia Alfarone e Alberto Pisano per la regia di Alex Curina”; l’e-book Le sette vite del capitano, dedicato al calciatore Alessandro Del Piero, nonché la curatela della collana di gialli per ragazzi “I Frillini”, per la quale ha anche pubblicato I gemelli Misteri e l’invasione zombie.

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