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Un uomo ucciso da un treno in corsa? Sì, ma non è stato un incidente

Fra indagini complicate e problemi personali torna a indagare il commissario Casabona, figlio prediletto dell’inventiva di Antonio Fusco


29/07/2019

di Massimo Mistero


Una storia logica, dove nulla viene lasciato al caso, peraltro segnata da robuste venature di amarezza. Un personaggio, il commissario Tommaso Casabona, più malinconico e arrabbiato del solito (c’è di mezzo l’avvio di una sofferta separazione, ma anche problemi di pedofilia che lo fanno andare in bestia), alle prese con una vicenda dove “le parole taciute non diventeranno mai un ricordo”. Per non parlare delle troppe opportunità mancate per le quali non ci sarà mai un… rimborso. 
Torna sugli scaffali Antonio Fusco con Alla fine del viaggio (Giunti, pagg. 224, euro 16,00) ed è subito un piacevole incontro con la lettura. Per le sue “inconfondibili atmosfere noir e i suoi personaggi ricchi di umanità”, capaci di coinvolgere e regalare una vicenda dai risvolti oscuri e spiazzanti. Supportati da ragionamenti semplici quanto ben costruiti, che sanno di una ben orchestrata regia narrativa. 
D’altra parte per l’autore, funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense, “investigare significa cercare la verità”. Logico quindi che il suo personaggio, Casabona appunto, della ricerca della verità ne abbia fatto una ragione di vita: un uomo di grande intelligenza, abile nel fiutare le piste giuste, da anni attivo in quel di Valdenza, una immaginaria cittadina della provincia Toscana dove dirige la locale squadra mobile. 
Insomma, un azzeccato detective - come ha avuto modo di precisarci tempo fa - che trae spunto dalla sua “lunga esperienza al servizio della legge” e che aveva fatto debuttare in Ogni giorno ha il suo male (tradotto all’estero nonché vincitore, fra gli altri, del premio Scrittore Toscano per la narrativa di settore e del Garfagnana in Giallo. In effetti “volevo dare vita a un personaggio verosimile, che offrisse al lettore una rappresentazione del settore non distorta dalla realtà, come spesso succede nelle fiction e nei romanzi. E spero di esserci riuscito”. 
Casabona, si diceva, il cui nome “richiama quello di Casaubon, l’io narrante del Pendolo di Foucault scritto da Umberto Eco”; un funzionario - repetita iuvant - ligio al dovere, attento alle motivazioni e ai sentimenti che si rifanno alle persone con le quali ha a che fare, che siano vittime, testimoni o indiziati poco importa. Di fatto una figura umana di grande spessore, duro quanto basta, dal robusto senso etico, abile nel fiutare le piste giuste. E il suo lato cinico? Una specie di corazza per proteggersi da tutto il male con il quale è costretto ad avere a che fare.  
Insomma, una figura azzeccata che non poteva perdersi per strada. Così eccolo tornare in scena per la seconda volta ne La pietà dell’acqua (premio Mariano Romiti, premio Furio Innocenti, trofeo Rinaldo Scheda e premio San Domenichino), quindi ne Il metodo della Fenice, inserito nella classifica Best 2016 stilata da iTunes, e ne Le vite parallele (finalista ai premi Salernoir e Prunola, con menzione speciale al seguito). E ora rieccolo sugli scaffali con l’intrigante Alla fine del viaggio. 
È la vigilia del palio di San Jacopo a Valdenza, ma il commissario Casabona non è in vena di festeggiamenti: mentre sui tetti del centro storico esplodono i fuochi d’artificio, la moglie gli annuncia che sta per andarsene di casa. Un duro colpo per il nostro Tommaso, che nonostante i problemi con Francesca non aveva mai pensato che il loro legame potesse davvero spezzarsi. Nemmeno il tempo di piangere la fine del suo matrimonio, che una telefonata lo richiama immediatamente in pista: un uomo è stato ucciso da un treno in corsa. 
Un fatale incidente? Tutt’altro, visto che la vittima è stata legata a una sedia a rotelle e lasciata sui binari. Ma chi è quell’uomo che nessuno riesce a identificare? Perché l’assassino ha scelto un’esecuzione così plateale? Ed è solo una coincidenza che qualche anno prima, nello stesso luogo, un ragazzo sia stato travolto da un altro treno? 
Nella solitudine della sua casa ormai vuota, Casabona è tormentato dai dubbi. E mentre i primi indizi portano sulla strada della pedofilia, nuove morti inspiegabili arrivano a spazzare via ogni certezza. Come se ci fosse una regia occulta a spostare le pedine in campo. Qualcuno assetato di sangue e di vendetta. Qualcuno che viene dal passato, per regolare troppi conti in sospeso... 
Per la cronaca Antonio Fusco, un marcantonio alto un metro e 88 (il cui aspetto richiama quello di Diego Abatantuono, ma forse ancor più quello del cantante Adriano Pappalardo), è nato a Napoli il 20 luglio 1964. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle Pubbliche amministrazioni, oltre che portatore di un master di secondo livello in Criminologia forense, a 24 anni era entrato a far parte della Polizia di Stato dove, strada facendo, avrebbe occupato diverse posizioni. Sino a trovarlo in servizio in Toscana come vicequestore aggiunto presso la Squadra Mobile della Questura di Pistoia, oltre a tenere banco in convegni dedicati ai temi dello stalking, della pedofilia e della violenza sulle donne.  
Lui che è sposato e padre di due figli; lui che caratterialmente si propone “ostinato e un po’ chiuso”; lui che dimostra rispetto per gli altri e dagli altri pretende di essere a sua volta rispettato; lui che dichiara di non avere hobby (“Ho un lavoro impegnativo e, se ci mettiamo anche la scrittura, il tempo non mi basta mai”); lui che oltre ai romanzi si è dedicato anche alla stesura di pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate; lui che annovera fra i suoi autori preferiti Jean Claude Izzo, George Simenon e Giorgio Scerbanenco; lui infine che è diventato scrittore per caso,  complice Giuseppe Previta, presidente di un’associazione di amanti del giallo. 
D’altra parte la sua convivenza a cavallo fra bene e male, la menzogna e la verità, gli ha consentito di inanellare storie credibili e di un certo peso. Come appunto quella che tiene banco ne suo ultimo romanzo, Alla fine del viaggio. Un… viaggio peraltro da non perdere da parte dei lettori.

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