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Un viaggio nel cuore oscuro della letteratura con "Il Libro Maledetto"

Dall’inquietante penna del giovane finlandese Kai Erik la storia di una passione fatale e di uno studente troppo curioso. Che altro? La sorpresa Mathieu Menegaux e un trascinante James Patterson


23/10/2017

di Mauro Castelli


Gli scrittori che arrivano dal Grande Freddo non finiscono mai di stupire. Vuoi per le loro fosche ambientazioni, vuoi per le loro storie tormentate condite di graffianti personaggi, vuoi per un modo di scrivere che intriga e al tempo stesso sorprende. Sta di fatto che, nel giro di una manciata d’anni, si sono rincorse sugli scaffali delle nostre librerie chissà quante penne importate dal Nord, bene e spesso con un notevole successo di pubblico e di critica. Un contesto favorevole del quale certamente beneficerà anche il trentaquattrenne finlandese Kai Erik (pseudonimo di Kaj Kprkea-aho), del quale la Sperling & Kupfer sta proponendo Il Libro Maledetto (pagg. 298, euro 18,90, traduzione di Roberta Nerito). 
Un romanzo edito per la prima volta due anni fa, a conferma del talento narrativo di questo giovane che, poco più che ventenne, aveva già incantato con i suoi lavori i recensori più severi, tanto da essere inserito, nel 2014, fra i venti migliori talenti della narrativa del suo Paese da parte della prestigiosa rivista Granta.
Kai Erik, si diceva, che - oltre a proporsi come autore di opere teatrali e radiofoniche - si esibisce anche come attore comico in televisione, in radio e sui palcoscenici. Lui che appartiene alla minoranza di lingua svedese e che con Il Libro Maledetto, il suo terzo romanzo, si è conquistato il primo posto nella top ten dei libri più venduti in Finlandia. Finendo peraltro al centro di agguerrite aste internazionali, con diritti venduti in sette lingue. Fermo restando l’occhio puntato sul ricco mercato a stelle e strisce dove ha già destato l’attenzione dei media locali.
A tenere la scena, in questo canovaccio, una storia ricca di passione e di menzogne, di tradimento e di vendetta, che si traduce “in un viaggio da brivido nel cuore oscuro della letteratura, là dove i libri possono distruggerti anziché salvarti”. Una storia ricca di suspense, che “solleva interrogativi sulla forza distruttiva del pensiero” e che finisce per generare nel lettore un senso di strana quanto dilagante inquietudine.
Detto questo, spazio alla sinossi, che si dipana a partire dall’ateneo di Abo, un istituto universitario guarda caso alle prese (evidentemente non sono solo problemi nostri) con i tagli costanti alla facoltà di Lettere. E qui succede che, durante una lezione, uno studente interdisciplinare colga alla sprovvista il professore Mickel Backman, chiedendogli di un libro - Dalla tenebra desolata della vita - che nessuno avrebbe mai dovuto nominare: una raccolta inedita di poesie scritte a inizio Novecento. Il giovane autore, tale Leander Granlund, non conobbe mai il successo come poeta, ma divenne tragicamente noto come assassino, accusato di aver avvelenato sposi e invitati a un banchetto di nozze. Logico quindi che l’editore si fosse rifiutato di pubblicargli il libro.
Ma c’è dell’altro a ingarbugliare la storia, a partire da “un retroscena dai contorni oscuri e da una fitta trama condita di passione e follia perdurata nel tempo. Perché i versi misteriosi sembrano non aver mai cessato di riversare la loro influenza funesta su chiunque ne sia entrato in possesso. Inoltre lo studente - Pasi Maars, uno tipo tormentato e sfuggente - è convinto che il professore sappia molto di più di quanto non voglia ammettere, e non ha alcuna intenzione di abbandonare la ricerca su quel poeta maledetto. Dopotutto, che male può fare un manoscritto scomparso da decenni? Non sa infatti che entrarne in possesso è come mettere piede all’inferno. O forse è proprio il richiamo di quell’abisso ad attirarlo. Fino a quando non ne vedrà il fondo”.
Ovviamente queste sono soltanto briciole di un canovaccio le cui angolazioni si allargano a macchia d’olio, catturando il lettore come si conviene a una penna giovane sì, ma maliziosamente esperta. All’insegna di protagonisti così ben tratteggiati da sembrare reali, alla pari delle raffinate ambientazioni. Per non parlare della misteriosa concatenazione di eventi misteriosi, che regalano un clima di suspense teso a catturare come si conviene l’attenzione e, al tempo stesso, a interrogarsi su questo o su quello. Perché quando il pensiero risulta troppo complicato…

Proseguiamo con un’altra piacevole sorpresa: quella legata alla penna di Mathieu Menegaux, nato a Parigi ma operativo in Marocco per una società di consulenza, che aveva cominciato a scrivere non più giovanissimo, debuttando alla grande due anni fa con il romanzo Je me suis tue, pubblicato da Grasset, che ora Bompiani ripropone sotto il titolo Ho taciuto (pagg. 138, euro 15,00, traduzione di Fabrizio Ascari). Si tratta di una tragedia moderna, supportata da una scrittura “impietosa quanto efficace”, che non mancherà di catturare e, soprattutto, far riflettere il lettore. 
Protagonista una donna, Claire Beyle, che ha tutto per essere felice - un marito amorevole, un lavoro appagante, un bell’appartamento - se non fosse per il bambino che lei e Antoine (un uomo all’apparenza sterile) non riescono ad avere. Succede che una sera la donna, annoiata, lasci da sola la casa degli amici dove si era recata a cena con il compagno di vita. Ma, mentre torna in bicicletta, viene aggredita e violentata. Per non finire sotto le luci dei riflettori decide di non parlare, convinta che con il tempo riuscirà a dimenticare. Ma cos’è allora successo, visto che all’inizio del romanzo la troviamo in cella, alle prese “con una solitudine così dura che la si può toccare”, accusata di omicidio premeditato? 
Di fatto, dopo essersi barricata dietro il suo silenzio assordante, Claire ha finito per commettere l’irreparabile. Rinchiusa nel carcere femminile di Fresnes e oppressa dal senso di colpa, si chiude in un mutismo colpevole. E sarà soltanto alla vigilia del verdetto (di cosa sia accusata lo si scoprirà soltanto dopo una novantina di pagine) che deciderà di spiegare al marito Antoine e ai giudici il motivo per il quale fino a quel momento aveva deciso di tacere.
In buona sostanza dobbiamo dare atto all’autore della sua robusta capacità di intrigare ed emozionare, facendoci partecipi di tutte le emozioni provate dalla donna prima, durante e dopo lo stupro. A fronte di una scrittura segnata dal senso di paura, di rabbia e di frustrazione che un simile brutale evento può generare. Tanto più che la nostra Claire, poco tempo dopo la violenza subita, scoprirà di essere incinta. Il frutto non voluto dello stupro, oppure un miracolo dell’amore, visto che il giorno dopo l’avvenuta aggressione, per esorcizzarla, aveva fatto sesso con suo marito?
Un’ultima annotazione: dopo questo debutto vincente Mathieu Menegaux ha pubblicato, lo scorso febbraio, un secondo romanzo intitolato Un fils parfait, che a sua volta è stato favorevolmente accolto in Francia sia dalla critica che dal pubblico dei lettori. C’è quindi da ritenere che fra non molto possa finire anche sugli scaffali italiani.

In chiusura di rubrica un suggerimento da non perdere, firmato da quel fuoriclasse della narrativa di settore che è James Patterson, del quale Tea ha pubblicato una novità, peraltro proposta a un prezzo-regalo (4 euro e 90), ovvero La preda (pagg. 152, traduzione di Cristina Popple), un romanzo scritto a quattro mani con Andrew Holmes. La qual cosa non deve stupire in quanto questo autore, il più venduto al mondo con oltre 325 milioni di copie, si è avvalso strada facendo della collaborazione con numerose altre penne di settore. Basti ricordare il sodalizio con Maxine Paetro, forte di 14 libri, ma anche quelli con Peter De Jonge, Andrew Gross, Marshall Karp, Michael Ledwidge, Gabriel Charbonnet, Howard Roughan, Liza Marklund, David Ellis e via dicendo. 
Ma chi tiene la scena in questo suo recente lavoro, imbastito su un concetto deviante, quello legato al fatto che il male abbia trovato un nuovo divertimento? David Shelley, ex agente della Cia, alle prese con una brutta faccenda: l’amico che stava cercando è infatti morto in circostanze misteriose. Gli indizi conducono, nemmeno a dirlo, a una pista deviante quanto sconvolgente. E per il nostro uomo l’unico modo per scoprire la verità sarà quello di mettersi in gioco in prima persona. Rischiando più di quanto potesse immaginare… 
Che dire: come al solito Patterson dimostra di saper condurre le danze, giocando sul ritmo e l’imprevedibilità. Quegli stessi concetti che tengono banco nelle indagini del suo più noto detective, quel cacciatore di serial killer che va sotto il none di Alex Cross: un afro-americano di spessore, razionale e intelligente. Un detective-psicologo, unico nel suo genere nella narrativa di settore. 
Ma di grande impatto, nel carnet di Patterson (nato a Newburgh il 22 marzo 1947 e che oggi vive in Florida con la famiglia) è anche la serie legata alle “Donne del Club omicidi” (dirottata con successo sul piccolo schermo), nonché i lavori dedicati a Michael Bennet, Jack Morgan, Maximum Ride, Witch&Wizard, Daniel X e a quelli che si riallacciano all’agenzia Private International che, a detta di molti, si nutre delle strutture inventive più interessanti. Per non parlare - repetita iuvant - delle 40 e passa trame a tema libero, delle tante graphic novels, di alcuni libri romantici come Domeniche da Tiffany, Il diario di Suzanne o A Jennifer con amore, fino a spaziare nel campo dei ragazzi e a firmare persino due saggi. 
Inoltre, visto il taglio cinematografico delle sue trame, anche il grande schermo ha attinto a piene mani dai suoi lavori, la qual cosa ha contribuito - se mai ce ne fosse stato bisogno - a rafforzare il suo già favoloso conto in banca.

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