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Una "Grosse Koalition" contro il diavolo Matteo

C'è infatti una corsa a salire sul carro dei perdenti per liberarsi del vincitore. E chi se ne importa se il popolo la pensa diversamente


22/07/2019

di Sandro Vacchi


La coalizione contro il Diavolo è ormai cosa fatta. I buonisti politicamente corretti di mezzo mondo si uniscono in un abbraccio sempre più stretto, e per certi versi contro natura, visti i nuovi alleati. Ma se si misero insieme due mostri come Stalin e Hitler, volete che non possano farlo Di Maio e Zingaretti? Il papa e i mangiapreti? La magistratura e la comunità di Sant'Egidio? Conte e Mattarella? Le ONG e l'Unione Europea? I centri sociali e l'alta finanza? 
E' una corsa a salire sul carro dei perdenti per liberarsi del vincitore, di colui che avanza dell'uno per cento ogni settimana indipendentemente da qualsiasi cosa accada. Il popolo è con lui? Chi se ne frega del popolo! E' un'entità ignorante e tamarra, che lavora dodici ore al giorno anziché abbeverarsi alle “verità” di Lerner e Saviano, utile soltanto in periodo elettorale; e se non vota come si deve, mal gliene colga. «Ma questo è antidemocratico!», obietteranno gli ingenui. Perché, vi risulta che l'Italia abbia qualcosa a spartire con la democrazia? E' democratico soltanto il partito omonimo; è democratico che il governo sia suo, in un modo o nell'altro; è democratico che chi avversa la falce e il martello sia tenuto il più lontano possibile dalle stanze del potere, perché il Potere può e deve essere soltanto dei Migliori, e gli altri peste li colga! 
Luigi Bisignani, detto “L'uomo che sussurra ai potenti”, ha scritto che nelle ovattate stanze romane e vaticane si lavora a un partito del premier che tenga eventuali elezioni politiche più lontane della Luna. La Juventus ha vinto otto scudetti di fila, possibile non si possa arrivare ad altrettanti presidenti del consiglio entrati a Palazzo Chigi senza nemmeno un voto popolare? Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte: dal 2011 si sono succeduti cinque premier con zero voti in tutto. Zero! Nemmeno uno straccio di italiano ha scritto i loro nomi su una scheda elettorale. 
Prima di loro aveva governato Berlusconi, e allora tutto è spiegato. Per abbatterlo si misero insieme la Merkel, Sarkozy e Napolitano, dotati dell'arma definitiva, e soprattutto segreta, in quanto fino ad allora nessuno aveva mai sentito parlare di spread. «Lo spread con la Germania sta salendo. Per favore, tolga il disturbo!». «Ah beh, se è così... Me ne torno dalle olgettine». 
Questa è la democrazia italiana, signori. Un regime non troppo dissimile dal fascismo, quando non si votava mai seriamente. E non ho scritto fascismo a caso, in quanto i rivoluzionari di casa nostra danno sempre più ragione a Ennio Flajano, il quale sosteneva che da noi ci sono due tipi di fascisti: i fascisti e gli antifascisti. Sono coloro che accusano il Diavolo di xenofobia, di razzismo, di cinismo, e – appunto – di fascismo: l'infamia definitiva, l'ingiuria suprema di chi non sa quali pesci pigliare, il giudizio apodittico che taglia la testa al toro e alla discussione. Quello non è del PD, ex Pci, o di formazioni affini, parallele o apparentate? Allora è fascista. Punto e basta. Un'analisi raffinata, non trovate? Fra un po' daranno la tessera onoraria anche a Bergoglio: cosa aspettarsi da chi ha incensato la capitana Carola, speronatrice di finanzieri italiani con la sua nave occupata da parlamentari italiani, ovviamente “democratici”? 
Dal 1995 a Helsinki si sono tenuti la bellezza di novantanove vertici sui migranti. Bene, nell'ultimo anno sono stati respinti 18.125 naviganti più o meno clandestini, gli sbarchi sono drasticamente calati, come gli introiti delle benemerite cooperative di accoglienza. Credete che la gente non se ne accorga? Credete che non veda quanto succede alla frontiera di Ventimiglia con la Francia, dove i diseredati di mezzo mondo vengono spediti a piedi in Italia, spesso anche con documenti falsi? I gendarmi di Parigi non si sono fatti scrupoli neppure a entrare in Piemonte con le camionette e a scaricare gli indesiderati, casomai dopo aver minacciato chi osava borbottare. 
Però loro sono francesi, tanto raffinati come i nostri sinistri col cuore tenero e il portafogli gonfio. Non possono sopportare – ça va sans dire! - che un buzzurro spesso descamisado e descravattato rifiuti di trasformare l'Italia nel Bed and Breakfast dell'Unione Europea, naturalmente a spese nostre. Non accettano che in questo Paese ci si possa difendere se qualcuno ti entra in casa: quel qualcuno potrebbe essere uno degli ospiti, e allora non starebbe bene. Non possono immaginare che tre regioni del Nord ricco come, se non più, dell'Europa ricca reclamino un'autonomia autentica, che metterebbe in discussione il potere centrale romano e, soprattutto, quello di Bruxelles. Non si adattano all'idea che le tasse possano essere diminuite con la flat tax, perché l'Italia vorrebbe tenersi più soldi di quelli che versa agli sciuponi di Bruxelles, ma più denaro nelle tasche trasformerebbe gli italiani in persone meno controllabili. Da chi? La signora Ursula von der Lejen, nuovo presidente della Commissione europea, ha già un nome piuttosto inquietante, e ha promesso che metterà l'Italia sotto osservazione. “Attenzionata”, dicono i poliziotti. Andiamo bene, vero? 
La tedesca di ferro madre di sette figli minaccia noi italianuzzi, considerandoci davvero dei suonatori di mandolino. E se il Diavolo mettesse lei, e la sua commissione, e i suoi burocrati, sotto osservazione, per tutelarci un po' dalle ruberie europee? Non basterebbe. Alla BCE è andata Christine Lagarde, una madamina francese che si sdilinguisce al solo nome di Sarkozy, dimentichiamoci quindi di Mario Draghi, che ci ha aiutati più di una volta, pur facendo parte integrante dell'establishment. Un altro italiano ci sarebbe, David Sassoli, neopresidente del Parlamento europeo, ma volete ancora credere all'Unione quando un incarico del genere viene affidato all'esponente di un fronte abbonato alle sconfitte? 
Ecco, appena la Lega, a fine maggio, è passata dal 17 al 34 per cento dei voti, e proprio alle elezioni europee, è scattato l'allarme rosso, con tanto di parola d'ordine: “Fermateli!” Un appello simile a quello del compagno Baffone quando il suo alleato Baffino mandò all'aria l'intesa e in un amen arrivò alle porte di Mosca. Eh no! Quelli là, i cattivi, gli antieuropeisti, gli uomini del Diavolo, staranno correndo come ghepardi in Italia, ma per fortuna le ultime erano elezioni europee, e a Bruxelles quel voto trionfale si è diluito. Determinante è che non comandino in Italia, dove si dovrebbe votare per le politiche nel 2023, se la legislazione arrivasse a compimento. Ma quando mai? In questo caso il Diavolo salirebbe in paradiso, e l'Italia potrebbe alzare la voce, diventare indisciplinata, non farsi mettere i piedi in testa dai signori tedeschi e francesi. Non sia mai! 
Fondamentale è che l'Italia non vada alle urne, almeno che non ci vada molto presto, finché il Diavolo è così forte, amato dalla plebe e detestato dalle élite, pseudointellettuali in testa, con tutto il corteo di nani, profittatori e ballerine. Ecco allora il secondo avvertimento, da parte proprio dell'italiano Sassoli: ha detto che aprirà un'indagine sui rapporti fra Lega e Russia, vale a dire fra il Diavolo e il nemico di questa Europa. 
Sul Russiagate alla meneghina finora sono saltate fuori solamente barzellette, banche da quattro soldi, un massone di nome Meranda, un faccendiere di terza fila di nome Savoini. Ma poi c'è Putin, amico o quasi del Diavolo, fratello o quasi di Berlusconi. Soldi? Rubli in cambio di commesse economiche? Per ora nemmeno un copeco, ma in Italia una sputtanata non si nega a nessuno, sempre che sia con gli Altri. 
Pensiamo a Mani Pulite e all'appena scomparso Francesco Saverio Borrelli; pensiamo a Berlusconi, che passava più tempo nelle aule di tribunale che a Palazzo Chigi. Pensiamo a Giovanni Leone, costretto alle dimissioni da una campagna di stampa cialtronesca concertata dall'Espresso: come oggi quella contro il Diavolo. 
Quanto ai rubli di Mosca, ammesso che la Lega li abbia incassati, per decenni un partito dell'Europa occidentale di un Paese affiliato alla Nato è stato foraggiato da un Paese del Patto di Varsavia, vale a dire lo schieramento nemico. Tradotto in termini molto semplici, come si definisce chi incassa denaro dal nemico? Spia? Traditore? In Unione Sovietica una cosa del genere difficilmente sarebbe potuta accadere, in quanto il partito era unico e governava tutto, ma negli Stati Uniti questa cosa si chiamava alto tradimento e portava dritto alla sedia elettrica: i coniugi Rosenberg insegnano. Il compagno Ercoli, meglio noto come Palmiro Togliatti, e la sua corte frattocchiana prosperarono invece sugli scranni del Parlamento italiano e nessuno li incolpò mai di nulla. Forse perché stavano dalla parte “giusta”? 
Se il Diavolo avrà fatto le pentole ma non i coperchi, lo vedremo, al momento non abbiamo elementi di giudizio. Per stare dalla parte del sicuro, Giggino Di Maio ha votato per la tedesca a capo dell'Unione Europea, una mossa che gli consente di mantenere il piede in due scarpe e di continuare nella sua politicuzza di un colpo al cerchio e uno alla botte, tesa solamente a mantenere sé stesso e i suoi “scappati di casa” (definizione di Berlusconi) imbullonati alle poltrone del potere nonostante il drastico cambiamento del vento. Che cosa andrebbero a fare, altrimenti? Chi se li prenderebbe? Il PD, è ovvio, che con i voti degli incapaci potrebbe riconquistare il “suo” Palazzo, quello che gli spetta per volere di Dio, della UE e dei salotti buoni. Il popolo? Ma vada a quel paese! 
Allora è meglio che il Diavolo usi il forcone, e in fretta, prima di perdere definitivamente il treno. Ha già fatto il pieno, più su di così difficilmente potrà andare, ma non può giocare ancora sull'attesa, mentre i furbastri grillini fanno il doppio gioco e il gagà Conte si illude di essere uno statista coi fiocchi, illudendosi che chi davvero conta lo appoggi per i suoi abiti impeccabili. Jacqueline Kennedy era un'icona ineguagliabile, poi finì nel letto di Aristotele Onassis. Eh, la ruota gira... 
P.S. Non ho mai nominato il Diavolo, altrimenti mi danno del satanista.

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