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Una baby-sitter scomparsa da trent’anni e il mistero è servito

Torna nelle nostre librerie, con un thriller ad alta tensione, l’inglese Gilly Macmillan: un’autrice da un milione di copie tradotta in una ventina di Paesi 


14/09/2020

di Massimo Mistero


È cresciuta a Swindon - una città del Regno Unito nello Wiltshire - con i genitori, un fratello, una sorella e diversi cani e gatti, ma ha trascorso la sua tarda adolescenza nel Nord della California per poi accasarsi a Bristol, “luogo culturalmente vivace”, dove vive con il marito Jules, i tre figli Rose, Max e Louis, un paio di cani e un pesce. È laureata in Storia dell’arte, con una passione allargata allo studio della letteratura, consapevole che questa sia stata la strada giusta per imparare a scrivere. 
Lei che come autrice si definisce “tenace, attenta ai dettagli”, convinta del potere del passaparola (“Si tratta di un’arma potente”); lei forte di una scrittura maturata all’ombra della lettura (“Non penso di aver trascorso un giorno della mia vita senza aver letto un libro. Anche se poi ho iniziato a scrivere relativamente tardi, quando cioè i miei bambini avevano iniziato ad andare a scuola e non avevo un lavoro. In realtà senza farmi troppe illusioni, anche se ritenevo che sarebbe stato bellissimo se fossi riuscita a farmi apprezzare”). 
Di chi stiamo parlando è presto detto: di Gilly Macmillan, un’autrice da un milione di copie, tradotta in una ventina di Paesi, che punta sull’empatia e la comprensione della natura umana, oltre che sulla capacità di saper osservare e ascoltatore per poter dare voce, in questo modo, a un mondo in cui il lettore possa credere. Una penna che - a suo dire - è stata influenzata soprattutto da James Lee Burke, Ian Rankin e Linwood Barclay. 
Fermo restando un debole dichiarato anche per Gabriel Garcia Marquez, P.D. James, Ruth Rendell, William Faulkner, Kent Haruf, Anthony Doerr e Donna Tartt. Senza trascurare l’interesse legato ai grandi scrittori nordici: in primis Il senso di Smilla per la neve di Peter Høeg, Camilla Läckberg e Jo Nesbø. Con la speranza al seguito di beneficiare della bravura degli autori islandesi (“Alcuni anni fa avevo visitato l’Islanda e mi ero comprata un maglione tipico dei luoghi, che amo indossare quando scrivo sperando che la bravura di questi autori risulti contagiosa…”). 
Che altro? Una donna che adora incontrare i lettori (“Lo ritengo un privilegio”); che va pazza per il cioccolato; che ha trascorso diversi periodi di vacanza in Italia (“È un Paese bellissimo”); che sa proporre come si conviene, all’insegna del brivido, molteplici tematiche sociali, prima fra tutte l’integrazione fra culture diverse e i pregiudizi che la ostacolano; che riesce - quasi senza darlo a vedere - a tenere il lettore con il fiato in sospeso. Lei che si era conquistata le luci della ribalta con il thriller psicologico d’esordio 9 giorni (un viaggio nella mente di un’adolescente talentuosa, con un’intelligenza fuori dal comune, ma anche con un passato che sembra impossibile lasciarsi alle spalle), per poi riproporsi vincente con The Perfect Girl (La ragazza perfetta nella versione italiana), un libro che in men che non si dica aveva collezionato nel Regno Unito la bellezza di 17 edizioni. 
Lei che, sempre per i tipi della Newton Compton, sarebbe tornata sui nostri scaffali con Cattivi amici e ora con Una cattiva baby-sitter (pagg. 380, euro 9,90, traduzione di Marialuisa Amodio). Un romanzo che, ancora una volta, ha beneficiato dei consigli di due detective in pensione - che l’hanno adeguatamente indottrinata sul lavoro della polizia - e che ha trovato linfa vincente in “un suggerimento di Helen Haller”, il suo straordinario agente nonché guru della moda, alla quale è dedicato questo lavoro. 
Ma veniamo alla trama di Una cattiva baby-sitter, che ancora una volta si addentra nelle tematiche legate alla condizione della donna, una presenza “per certi versi inevitabile” nel nostro quotidiano. 
Jocelyn Holt, la protagonista di questa storia che preferisce essere chiamata Jo, non ha trascorso un’infanzia felice. “Cresciuta nella grande e tetra casa di Lake Hall con due genitori freddi e indifferenti, ha cercato conforto nell’unica persona in grado di dimostrarle affetto: la sua adorata tata, Hannah. Ma una notte, all’improvviso, Hannah scompare senza lasciare tracce e la bambina ne rimane sconvolta. Ossessionata da quel mistero, non si sarebbe mai ripresa del tutto e, crescendo, sarebbe diventata una donna scostante e silenziosa, incapace di fidarsi completamente del prossimo”. 
Trent’anni dopo “Jocelyn è costretta a tornare a Lake Hall insieme a sua figlia Ruby e quindi a confrontarsi con il passato. E quando un teschio umano viene rinvenuto nel lago della tenuta, tutte le sue certezze iniziano a vacillare. Potrebbe trattarsi di Hannah? Mentre ipotesi inquietanti iniziano a farsi largo nella sua mente, qualcuno bussa alla porta della grande casa. Qualcuno che potrebbe avere tutte le risposte che Jocelyn sta cercando”. 
Che dire: un canovaccio ben oliato, capace di fare breccia anche nei lettori dal palato più esigente; una lavoro legato a una “tragedia necessaria” impregnato di una scrittura a pronta presa, condita di personaggi ben tratteggiati (Jo, Virginia e il detective Andy Wilton), dei quali però sarebbe meglio non fidarsi del tutto. A conti fatti una storia ben orchestrata, che svolazza su diversi piani narrativi e che merita di essere adeguatamente assaporata.

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