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Una bambina che non sorride, un padre scomparso, un giornalista precario che indaga

Dalla penna ironica e accattivante di Antonio Menna una storia napoletana un po’ folle, giocosa e al tempo stesso inquietante, ironica quanto malinconica


14/09/2020

di Valentina Zirpoli


Quello che non ti aspetti. Una storia che soltanto Napoli, i suoi Quartieri Spagnoli e una penna che qui è di casa - quella del giornalista professionista Antonio Menna (la sua iscrizione all’Ordine della Campania risale al 21 gennaio 2015), che torna sugli scaffali dopo cinque anni di ripensamenti - possono inventarsi. Credibile e al tempo stesso un po’ folle, giocosa e parimenti inquietante, ironica quanto malinconica. In buona sostanza un “romanzo sulla paternità dilapidata, sui quartieri più poveri della città, su Bagnoli, sulla borghesia e sul lavoro, sull’amore soprattutto”, come lui stesso spiega nella sua pagina Facebook. 
Lucano naturalizzato napoletano, Menna (nato il 3 dicembre 1968) ha scritto di cronaca nera, politica e cultura per diverse testate come Il Mattino, Liberazione, il Manifesto, Avvenimenti, Aprile, Vita, La Voce della Campania, Tiscali.it mentre ora lavora per Radio Crc. In parallelo ha ricoperto incarichi istituzionali, ottenendo tre mandati consecutivi (nel 1996, nel 2001 e nel 2006) quale Consigliere comunale di Marano, in provincia di Napoli e, per sette anni, è stato assessore, prima alle Politiche sociali e poi alla Cultura. 
E per quanto riguarda i suoi libri, in primis Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, Tre terroni a zonzo, Parole come pane, La Grammatica di Nisida, Fuoco sulla città, Tony perduto e i cardellini scomparsi ai Quartieri Spagnoli nonché Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai Quartieri Spagnoli, tradotto in Francia dalle edizioni di Liana Levi e premiato dal settimanale Le Point? Chicche impregnate di ironia, capaci di mescolare l’attualità, la condizione giovanile, i guai del quotidiano all’insegna del sorriso. E così anche La bambina senza il sorriso (pagg. 220, euro 16,00), edito recentemente dalla Marsilio. 
Un intrigante lavoro che vede in scena Chiara, per gli amici Chiaretta, una bambina di nove anni che non ha il sorriso. In realtà lei ride, ma non si vede. A causa di un disturbo che ha dalla nascita, quando il cervello lancia lo stimolo la sua bocca rimane immobile, come di gesso. Uno, però, che quando lei ride se ne accorge c’è: il padre Carmine. Solo lui. 
Purtroppo succede quel che non doveva succedere. Una mattina di marzo, mentre i due passeggiano nei Quartieri Spagnoli, la piccola all’improvviso lo perde di vista. L’uomo scompare. Nessuno se ne preoccupa, anche perché negli ultimi anni Carmine è andato via già altre volte, per poi tornare sempre a casa. Ma Chiaretta sì, è in ambasce, e cercando di avere sue notizie finisce per suonare alla porta di Tony Perduto, giornalista precario che vive da solo in quella zona della città partenopea dove l’uomo è svanito nel nulla. 
Tony le apre diffidente e la ascolta, domandosi cosa ci facevano lui e una bambina sconosciuta nel minuscolo salotto di casa sua alle otto e dieci del mattino, seduti come due professionisti che devono concludere un affare o parlare di una loro guerra personale. Le spiego subito tutto dice all’improvviso. Le sorrido. Lei no. Ieri mattina camminavo per via Speranzella con il mio papà. E l’ho smarrito. Sì, dice proprio così. Smarrito
A questo punto il nostro precario della carta stampata viene risucchiato al centro di un mistero su cui costruisce un poco alla volta - contro tutti e anche controvoglia - un’indagine minuziosa, guidata solo dalla sua curiosità e animata soprattutto dalle mille voci dei vicoli di Napoli. Si compone così, pezzo dopo pezzo, una storia corale di padri e figli che scorre - come il Sebeto, il fiume perduto nel sottosuolo della città - al di sotto delle vite ufficiali, per poi ricomporsi, a sorpresa, nelle ombre, nelle sue pieghe più nascoste, in quella verità che, come il sorriso della bambina, in fondo c’è. Anche se la vede solo chi sa guardare nel profondo... 

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