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Una coppa d’argento ritrovata in una grotta, un atteso ritorno a casa, un 1813 ricco di cambiamenti

Decimo appuntamento con l’affascinante saga scritta da Winston Graham e incentrata sul capitano Ross Poldark, la moglie Demelza e diversi altri compagni d’avventura


03/05/2021

di CATONE ASSORI


E dieci: con La coppa dell’amore (Sonzogno, pagg. 536, euro 18,50, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni) il rimpianto inglese Winston Graham, nato a Manchester il 30 giugno 1908 e morto a Londra il 10 luglio 2003, ci regala un nuovo avventuroso affresco legato alla saga imbastita sull’intrigante figura del capitano Ross Poldark, ribelle e orgoglioso gentiluomo in cerca di riscatto, dotato di un profondo senso per la giustizia sociale pur senza proporsi come un moralizzatore. 
Saga pubblicata per la prima volta in Inghilterra nel 1945, che si propone alla stregua di un classico fra i romanzi storici e che si dipana nel periodo che va dal 1783 al 1820. Una serie composta da dodici volumi che ha venduto milioni di copie in una quarantina di Paesi, che beneficiato di due adattamenti televisivi da parte della Bbc (la prima volta nel 1975 e la seconda nel 2015) e che risulta in buona parte ambientata in Cornovaglia, ovvero negli affascinanti quanto ventosi luoghi dove l’autore aveva vissuto a lungo (è più precisamente a Perranporth). Una terra aspra quanto la vita dei suoi minatori, percorsa dai fremiti di nuove sette religiose e afflitta da contrasti sociali, dove finiranno per intrecciarsi i diversi destini dei protagonisti. 
A tenere la scena ancora una volta è Ross Poldark - uomo di umili origini (era infatti figlio di un piccolo possidente) ma cresciuto di rango e di ruolo strada facendo -  affiancato dalla caparbia moglie Demelza, all’inizio una rozza quanto vivace ragazzina che aveva salvato da un pestaggio e che, impietosito, aveva preso a lavorare con sé come sguattera. E anche lei, spirito indomito, avrebbe saputo farsi largo a gomitate nella vita. 
Una figura, quella di Demelza, che peraltro si rifà alla consorte dello stesso Graham, Jean Williamson, la donna che l’autore aveva incontrato, invaghendosene subito follemente nonostante fosse appena una tredicenne. Uno scandalo a quei tempi che si sarebbe però concluso con il matrimonio celebrato tredici anni dopo. 
Ross e Demelza - si diceva - le cui vite, ora apparentemente tranquille dopo chissà quante traversie, si troveranno alle prese con ulteriori quanto inaspettati cambiamenti. Naturalmente a tenere banco non mancherà un corollario di altri intriganti personaggi, i cui ruoli tendono a rinnovarsi di volta in volta, anche se lo zoccolo duro dei protagonisti continuerà a restare lo stesso. Sempre giocando a rimpiattino fra sentimenti e lotte sociali, antiche ruggini e pericolose faide, luci e ombre, fortune e tracolli finanziari. 
Ma di cosa si nutre questa decima avventura, ambientata ancora una volta - come accennato - nelle turbolente terre di Cornovaglia del 1813? Del ritrovamento in una grotta di una coppa d’argento insieme ad altri oggetti rubati. Una coppa che porta incisa un’iscrizione in latino, amor gignit amorem, in altre parole “amore genera amore”. Ed è appunto questo motto che sembra governare le pagine di questo nuovo episodio della saga, che si apre con il ritorno a casa - dopo lunghi anni di guerra in Europa - di Geoffrey Charles, cugino di Ross. 
Sta di fatto che, per celebrare questo suo agognato rientro, Geoffrey organizza una grande festa, che è poi l’occasione - narrativamente parlando - per rivedere in scena i personaggi principali e aprire il sipario sulle loro incandescenti passioni. È il caso della turbolenta storia d’amore tra Clowance e Stephen che ha di nuovo cambiato rotta, e che questa volta condurrà i due addirittura al matrimonio, anche se le improvvise ricchezze che il ragazzo aveva ottenuto con la rapina alla banca di George Warleggan destano più di un sospetto. 
Jeremy invece continua a venire respinto dall’ambiziosa Cuby Trevanion ed è colto dalla disperazione, fino a meditare di arruolarsi quando si sparge la voce che la sua amata sta per sposare il cinico e affascinante Valentine Warleggan. Nel frattempo, nelle trame sentimentali si inseriscono altre figure, come quella della solitaria Selina Pope, da poco rimasta vedova in circostanze poco chiare: si vocifera addirittura che il marito sia morto scoprendola a letto con un uomo misterioso. Ma anche le vite di Ross e Demelza, apparentemente tranquille, stanno per essere sconvolte da grandi cambiamenti... 
Riportata per sommi capi la trama del libro, ancora una volta di intrigante quanto piacevole lettura, vale la pena di ricordare la difficile giovinezza del nostro autore. Il quale, in seguito alla prematura morte del padre (un noto importatore di tè colpito da un ictus), aveva dovuto affrontare non pochi problemi finanziari, superati come poteva lavorando in campo editoriale, oltre che pubblicando racconti sul Windsor Magazine, un mensile di narrativa. 
E proprio la narrativa lo avrebbe fatto diventare ricco, complice la saga di Poldark e il famoso thriller Marnie, portato sul grande schermo nel 1964 da Alfred Hitchcock. Un film che a sua volta ha lasciato il segno nella storia della cinematografia. La qual cosa gli avrebbe spalancato le porte della presidenza dell’associazione Society of Authors d’Inghilterra e di quelle di membro della Royal Society of Literature. Oltre a beneficiare nel 1983 del titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.

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