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Una criptovaluta riuscirà a salvare l'editoria in crisi?

A provarci sono gli Stati Uniti attraverso un esperimento: il varo della Cvl


01/10/2018

di Artemisia


L’editoria sta attraversando una crisi senza precedenti. Testate storiche che chiudono, giornalisti disoccupati e sottopagati, il web che ancora non riesce ad essere un’alternativa alla carta stampata come raccolta pubblicitaria, il proliferare selvaggio dell’informazione online senza professionalità e senza controlli. Internet e i soprattutto i social network stanno mettendo in crisi il sistema tradizionale dell’informazione. È una difficile transizione di cui non si intravedono ancora gli esiti. Ma se le nuove tecnologie sembrano essere i principali responsabili della crisi della carta stampata, potrebbero anche essere quelli che ne assicureranno la sopravvivenza, anche se in dimensioni marginali. 
Un esperimento per fornire un aiuto all’editoria in crisi è stato avviato negli Stati Uniti con l’utilizzo di una criptovaluta. È stata varata da pochi giorni la CVL, una moneta digitale destinata a finanziare testate giornalistiche indipendenti che si impegnano a trattare temi che riguardano i problemi sociali e di amministrazione della cosa pubblica a livello locale, che sono stati trascurati dall’editoria troppo impegnata a trattare argomenti nazionali per accaparrarsi lettori. L’obiettivo è quello di promuovere un nuovo modo di fare giornalismo, certificato e anche protetto da ogni tentativo di censura grazie all’ uso della Blockchain, un metodo di certificazione digitale inalterabile e finanziato con una criptovaluta, l’Ether. 
A vendere la neonata moneta agli editori-partner è l’omonima società americana Civil media company. Questa si è data l’obiettivo di raccogliere 24 milioni di dollari nei prossimi 26 giorni. L’avvio non è stato con il turbo e forse ha pesato una certa diffidenza verso questo nuovo strumento. Ma i promotori intendono andare fino in fondo è sono convinti di poter offrire una scialuppa di salvataggio all’editoria in difficoltà. La società ha già cominciato a finanziare testate indipendenti in diversi posti degli Stati Uniti, a New York, in Colorado, a Chicago e altrove usando 5 milioni di dollari donati da Consensys, la più grande società di sviluppatori della piattaforma Ethereum, proposta sempre più spesso come base di applicazioni per la pubblica amministrazione. 
Vivian Schiller, attivissima giornalista e manager dell’editoria che ha accettato di cavalcare questa iniziativa ha usato parole di grande entusiasmo per descrivere l’operazione. Secondo Vivian “è come salire su una macchina del tempo, tornare indietro di 25 anni, all’ alba del world wide web ma sapendo gli errori che nel frattempo sono stati fatti, proviamo a ridisegnare un sistema informativo digitale integro e sostenibile”. 
Il progetto visto con gli occhi disincantati di un europeo forse può apparire il sogno di un folle ma gli Stati Uniti da dove si è sviluppata la rivoluzione del web, ci hanno abituato a questi colpi di scena. D’altronde proprio Steve Jobs ha sempre incitato ad essere folli. 
Il progetto è giovanissimo. Nasce infatti a inizio 2018 con il sostegno degli istituti di giornalismo delle università USA. In pochi mesi è stata creata una piattaforma tecnologica non-profit, è stata data all’organizzazione una costituzione etica e un consiglio di garanti per gestire eventuali casi controversi ed è stato costruito un sistema di finanziamento basato sul crowdsourcing che dovrebbe alimentare un modello di giornalismo economicamente sostenibile e non condizionato dagli investitori. Forse davvero il sogno di un folle ma chissà che non faccia scuola anche in Europa.

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